Premessa a “Uno sguardo dallo chashitsu”

Forse a qualcuno il nome “uno sguardo dal chashitsu” potrà sembrare strambo eppure, dopo averci riflettuto a lungo, non ne ho trovato uno più adatto! Prima di tutto, cosa è uno chashitsu?

Con chashitsu 茶室 i giapponesi indicano la “stanza del tè”. Originariamente, nel luogo in questione si celebrava quella che oggi chiamiamo come “cerimonia del tè”, ossia il cha no yu 茶の湯, letteralmente “acqua calda per il tè”. L’arte della preparazione del tè giapponese prevede l’utilizzo di strumenti specifici, severe regole e movenze specifiche ma non è mia intenzione, in questa sede, descrivere nel dettaglio ognuno di tali aspetti quanto, piuttosto, focalizzarmi su una particolare causa che spinse alla codificazione del rituale in questione.

Uno degli obiettivi fondamentali del cha no yu, nato dall’esigenza dei samurai in tempi di guerra di trovare un attimo di quiete dalle battaglie, è quello di condurre gli individui ad isolarsi, per qualche istante, dalla realtà circostante, abbandonando preoccupazioni, imposizioni sociali e fragore quotidiano all’esterno del chashitsu. A tale proposito si pensi, per esempio, all’altezza ridotta della porta d’ingresso che caratterizza molte delle “case del tè”: lo scopo è proprio quello di obbligare i partecipanti ad inchinarsi ricordando loro, simbolicamente, che all’interno della stanza saranno semplicemente esseri umani, pari l’uno all’altro, a prescindere dal ceto sociale di provenienza. Ancora, parimenti iconiche sono l’usanza di lasciare all’esterno qualsiasi arma o simbolo personale nonché l’abluzione delle mani.

In breve, ciò su cui vorrei focalizzarmi è la volontà insita nel cha no yu di “liberazione”, di slegarsi dai preconcetti, dai luoghi comuni, dalle norme che troppo spesso vincolano la nostra libertà di espressione. Ecco, per tale ragione ho scelto di chiamare questa sezione “uno sguardo dal chashitsu”, con l’obiettivo di creare uno spazio dove parlare di aspetti del mondo esterno senza timore e con uno sguardo disilluso, disincantato, non stereotipato, ironico e talvolta leggermente dissacrante ma senza mai cadere nel sarcasmo (termine con un’accezione assai più negativa), esattamente come se, con una calda tazza di tè alla mano, stessimo osservando il mondo dalla finestra di un piccolo chashitsu.

Riprendendo dunque i quattro principi costitutivi del cha no yu secondo il suo celebre fondatore Sen no Rikyū, intendo dunque conversare e confrontarmi con voi, magari facendoci anche qualche risata (ricordate, secondo la scienza “ridere allunga la vita”), sotto l’insegna del wa-kei-sei-jaku 和敬清寂 (armonia-rispetto-purezza-tranquillità).

Omar

2 pensieri su “Premessa a “Uno sguardo dallo chashitsu”

  1. Omar, quello che mi piace di più dello cha no yu è il fatto della porta e, come spiegavi, che entrando dentro lo chashitsu, la stanza del tè, diventiamo tutti uguali. Questo mi fa ricordare la bellissima poesia di Totò “A livella” che invito, per chi non la conoscesse sentirla recitare dal Conte su Youtube e di leggerla su internet.
    Buon #Viaggiatè e #ViaggioIntornoAlTè 😀

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