Vi porto con me: Reggiolo In Cuffia

Oggi voglio regalarvi una parte del mio passato, farmi conoscere un po’ di più e condividere con voi una parte fondamentale di me: quale modo migliore se non portarvi a spasso con me nel mio paese d’origine, Reggiolo? Dovete sapere, però, che, se prometto qualcosa, onoro sempre l’impegno preso e quando dico “portarvi a spasso con me” intendo farlo veramente… ma com’è possibile una cosa simile? In quale maniera può un semplice lettore trasformarsi in persona errante, una scritta nero su bianco divenire esperienza concreta?


Il progetto

La magia, questa volta, non è merito mio bensì di uno strabiliante progetto realizzato da alcuni ragazzi reggiolesi come me. “Reggiolo In Cuffia” (RIC) è molto più che una semplice “guida turistica”: si tratta di un vero e proprio “tour guidato” del paese, un’escursione accompagnata però non dalle parole di esperti in materia od insegnanti di storia locale ma dalla voce narrante di Giovanni Fava (32 anni), responsabile del progetto, che vi accompagnerà alla scoperta dei luoghi più nascosti ed incantevoli di Reggiolo tra passato e presente, con uno sguardo al futuro, il tutto impreziosito dalla voce e dalle testimonianze degli abitanti locali.

L’idea di RIC prende forma nel corso del 2018 ma solo a partire dalla giornata di sabato 27 Gennaio 2019 è divenuto realtà: per l’occasione, i realizzatori del progetto hanno organizzato un giro della cittadina in loro compagnia alla quale gli abitanti interessati potevano liberamente prendere parte.

Uno dei segnali in Corten che delineano il percorso di RIC.

“Reggiolo In Cuffia” si avvale di supporti materiali tra i quali spicca una segnaletica in Corten (acciaio patinato) che segnala la presenza delle diverse tappe del tour lungo tutto il centro storico: nondimeno, all’apparente freddezza del metallo si contrappone la poeticità delle onde sonore incise sopra di esso le quali sono state ricavate da alcune parole chiave pronunciate nel corso della presentazione audio da parte dei cittadini intervistati.

Armandovi di cuffie e scaricando l’app iziTravel (o accedendo all’omonimo sito) potrete dunque non solo condividere le mie emozioni ma anche camminare, virtualmente, assieme a me ripercorrendo le vie che mi hanno visto crescere e riscoprire un piccolo paesino che, a discapito delle sue dimensioni, serba ancora qualche segreto ed è in grado di stupire e farci innamorare del suo grande cuore.

Insomma, non vi resta altro che andare nello store del vostro smartphone ed accettare il mio invito: apriamo le porte dell’immaginazione ed usciamo a farci insieme un giro per le strade di Reggiolo!


Riavvolgere il tempo un passo dopo l’altro

Non appena ho saputo del progetto RIC non ho avuto alcun dubbio sul da farsi. Spinto dalla curiosità nonché dal desiderio di conoscere meglio il mio paese, da reggiolese di nascita non potevo ritrarmi dall’impugnare le cuffie, mettermi le scarpe, avviare l’app e vivere quest’esperienza.

Nonostante spesso sia scettico riguardo la tecnologia ho anche sempre sostenuto che un oggetto non è di per sé buono o cattivo bensì diviene tale dipendentemente dall’uso che decidiamo di farne. Ebbene, dopo avere testato “Reggiolo In Cuffia” posso affermare che si tratta di un uso eccellente della tecnologia in grado di veicolare emozioni umane oltre che mere nozioni storiche o geografiche.

Passeggiare per le strade di Reggiolo in compagnia delle parole di Giovanni Fava è stata un’avventura quasi surreale! Sebbene cammini praticamente ogni giorno per i vicoli del mio paese e possa dire di conoscerne ormai a menadito ogni mattone ho comunque scoperto nuovi aspetti dei quali io stesso ignoravo completamente l’esistenza come, per esempio, apprendere che quella grata accanto al fruttivendolo che ogni giorno cigola sotto i miei passi cela in realtà il ritrovamento di un antico resto romano!

Mi sono emozionato, poi, nel riconoscere nelle voci dei cittadini coinvolti nel progetto persone a me note da tempo, parte integrante della mia storia, dei miei ricordi, ritrovando al contempo semplici termini dialettali che non risentivo dai tempi dell’infanzia! In definitiva, per me “Reggiolo in Cuffia” è stato un modo per rivedere la pellicola dei giorni passati, ripescare dalla mente suoni ed immagini che ormai erano sfumati ma, sopra ogni cosa, un mezzo per ampliare le mie vedute.


Senza muovere un dito

Ancora, trovo che l’idea in questione abbia anche un altro aspetto positivo. Non so se fosse o meno nell’intenzione dei giovani ideatori del progetto ma, secondo una personalissima opinione, RIC potrebbe anche rappresentare un mezzo in grado di fare camminare coloro che, per un motivo o per l’altro, non possono più permetterlo, rinchiusi in una stanza d’ospedale od in una casa di riposo, trasmettendo immagini, sensazioni ed emozioni con la stessa forza che esse hanno nel mondo fuori dalla finestra!

Per quanto appena detto nonché per la suggestione che è in grado di creare, ritengo “Reggiolo In Cuffia” non soltanto un programma innovativo, in grado di restituire vitalità ed interesse alle generazioni future, trasmettendo valori e tradizioni che si sono tramandate di anno di anno, ma anche uno strumento più che nobile, in grado di fare correre la fantasia ed i pensieri di chi le gambe non può permettersi di usarle! Per tutto questo quindi, prima di procedere, mi sento di ringraziare di tutto cuore l’intero gruppo che ha sviluppato e coltivato il progetto!

“Con la mente vivo molto di fantasie, capisci? Cioè per me è importante, capisci? Delle volte mi sembra di esserci, in alcuni posti. Però è importante, secondo me, non essere refrattari a nulla. Cioè molte volte dici “che mi frega a me?” e invece no, e invece qualsiasi cosa è bello conoscerla, saperla, ma soprattutto è bello, senza ostentare, parlarne con gli altri perché, sibillinamente, qualcuno riesce ad assorbire.”.

(Parole di un cittadino tratta dall’audioguida di Reggiolo In Cuffia)


Epicentro

Reggiolo In Cuffia rappresenta anche un’opportunità di rinascita nonché di riscatto per Reggiolo, comune fortemente colpito dal sisma nelle date del 20 e del 29 maggio 2012. Il terremoto non ha soltanto raso al suolo edifici, scavato profondi solchi tra le mura di case e monumenti ma, allo stesso tempo, è stato in grado di generare un senso di altruismo senza pari.

Di fronte alla paura, ogni cittadino ha offerto quello che poteva rispondendo alla minaccia del vicino epicentro con il motto del “fare centro” riunendosi in una sola comunità per fronteggiare il nemico comune ed abbattendo ogni barriera generazionale.

Giovani, anziani, bambini, gente di mezza età, stranieri: RIC ha saputo raccogliere le voci e le esperienze di ognuna di queste figure per intrecciarle in una tela narrativa che lega indistricabilmente punti di vista differenti dando voce al vissuto di ciascuno e conferendo ulteriore fascino al progetto in questione.

Similmente a quanto avvenuto in occasione del sisma, Reggiolo In cuffia ha saputo fare rinascere l’amore e l’affetto per il proprio paese così come lo sforzo collettivo ha contribuito (e sta contribuendo) alla ricostruzione, mattone dopo mattone.

RIC 5

La nuova piazza cittadina da poco inaugurata dopo un lungo restauro.


Al confine

Come si apprende durante l’audioguida, il nome Reggiolo sembra derivare, tra le varie ipotesi, dal termine dialettale “raso” (o “razo”), ossia “fosso di confine”: d’altro canto, il paese si trova tutt’oggi al crocevia tra le province di Reggio Emilia, Modena e Mantova nonché al solco tra la regione Emilia Romagna e la Lombardia. Similmente, in passato la cittadina era utilizzato come luogo di scambio proprio in virtù della sua caratteristica posizione…

Reggiolo In Cuffia rende onore a Reggiolo nella sua vera essenza profilandosi proprio come un progetto che abbatte il concetto di “confine” rileggendolo in chiave positiva. Una frontiera non deve necessariamente rappresentare una barriera ma, contemporaneamente, può incarnare l’opportunità di conoscere nuove realtà, confrontarsi con l’altro in modo costruttivo arricchendosi vicendevolmente, essere un mercato nel quale “barattare” le proprie idee per potere crescere ed imparare.

Alla luce di tutto questo, del confronto aperto che RIC rappresenta, in virtù dei confini che sfumano, a mano a mano, con il fluire dei suoni e delle parole che sono l’anima del progetto e che rendono vaga ogni categorizzazione stereotipata o presunta certezza, poteva forse Vagamentè ignorare questo ammirevole inno all’umanità?

(Le foto che seguono sono liberamente tratte dalla ricca offerta visiva offerta dall’app iziTravel).

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Viaggia-tè

Devo confessare che, di ritorno dal tour sotto la guida di Reggiolo In Cuffia, ho acceso il bollitore e, quasi per istinto, ho afferrato la scatola contente il Kyobancha 京番茶 (potete leggere la degustazione completa cliccando qui) quasi come se la sua energia si armonizzasse perfettamente con lo stato d’animo che l’esperienza mi aveva trasmesso e, dunque, non ho potuto fare a meno di sceglierlo come compagno di quest’avventura!

Ripensandoci con attenzione, in effetti, il Kyobancha ha molti aspetti in comune con il mio paese. Oltre a trattarsi di un tè adatto al viaggio, facilmente preparabile anche fuori porta in quanto non necessità di temperature e tempistiche precise, esso è un tè che rappresenta la sopravvivenza ma, al contempo, la rinascita.

Reggiolo, reduce dal sisma del 2012, ora sta vivendo la propria rinascita fisica e morale. Allo stesso modo, il Kyobancha è un tè scampato alla morsa del gelo invernale composto da foglie le quali, generalmente considerate di scarto, in questo caso ottengono la loro rivincita dando vita ad un liquore estremamente piacevole, insolito ma di tutto rispetto ed unico, in un certo senso, proprio come lo stesso “fosso di confine” che è Reggiolo.

RIC 1

La bevanda, con le sue cromature ambrate, riprende il tono dei mattoni che compongono la rocca, cuore pulsante del paese, e possiede note aromatiche di nocciole e carbone che sarebbero un connubio sublime con il dolce abbraccio della zucca contenuta nel ripieno dei tradizionali tortellini locali.

Mentre voi vi infilate le cuffie, quindi, io vi aspetto nella piazza principale, con una calda tazza di Kyobancha in una mano e l’altra poggiata, come suggerito da Giovanni Fava, sull’assolata scultura adiacente alla rocca, nel tentativo di assorbire il calore del mio paese, nella speranza di avere riscaldato anche solo un poco i vostri cuori con la mia passione ed il calore che irradia il metallo di questa statua…

 

 

2 pensieri su “Vi porto con me: Reggiolo In Cuffia

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