La generazione: mele diverse, un solo albero

 

 

Da diverso tempo, a giugno, si celebra il cosiddetto LGBT Pride Month, 30 giorni per ricordarci che la diversità è fonte di ricchezza, che ciascuno di noi è unico e speciale e, per questo, non deve essere discriminato bensì libero di sentirsi quello che è.

Vagamentè, che si ripropone di essere un confronto aperto ed alternativo, non poteva certo permettersi di ignorare la ricorrenza in questione e, così, ho voluto simbolicamente fare la mia parte selezionando e rileggendo per voi La generazione, fumetto italiano scaturito dalla penna (e dalla mano) di Flavia Biondi edito nel 2015 da Bao Publishing.

Avrei potuto scegliere tra un’infinità di libri molto più noti quali il recente successo Chiamami col tuo nome (André Aciman), un classico come Maurice (E. M. Forster) od il più eccentrico Questo libro è gay (Juno Dawson), tutte opere che vi consiglio caldamente qualora voleste approfondire l’argomento ma, a dirla tutta, La generazione ha, a parere mio, qualche “marcia in più” che gli permette di trasgredire la trattazione stereotipata di un argomento come l’omosessualità per porlo sotto uno sguardo critico illuminandolo da un’angolazione differente.


Stonewall

Prima di trattare del romanzo è necessario rispondere ad una domanda che, forse, molti di voi si saranno posti: da dove nasce il Pride Month?

Giugno è il mese in cui ebbero inizio i moti di Stonewall (New York), vera e propria ondata di ribellione da parte della comunità LGBT nel tentativo di ottenere finalmente l’emancipazione. Tutto ebbe inizio il 27 giugno 1969 quando alcuni agenti della polizia irruppero nello Stonewall Inn, noto locale gay nel distretto di Manhattan, perpetuando la catena di abusi e persecuzioni da parte delle forze dell’ordine e del governo nei confronti della comunità LGBT stessa.

Simbolicamente, l’origine del primo moto di ribellione e incarnato da Sylvia Rivera, transgender divenuta simbolo del movimento per avere aizzato la protesta gettando una bottiglia contro un poliziotto. Quasi come d’incanto, quei frammenti riaccesero l’orgoglio a lungo vessato del mondo LGBT e, da un semplice gesto, nacque così, l’indomani, il movimento di liberazione gay in tutto il mondo: per tale ragione, ad oggi, il 28 giugno è stato scelto come “Giornata mondiale dell’orgoglio LGBT” altresì detta “Gay pride”.

Generazione 1

Sulla destra, Sylvia Rivera durante la protesta.


Trama

Matteo è un ragazzo come tanti altri: frequenta le scuole, vive nel proprio paesino con il padre, passa le giornate adolescenziali tra parenti ed amici e, infine, ama altri ragazzi. Matteo scopre in giovane età il suo lato omosessuale dopo avere conosciuto in chat Massimo, un uomo di Milano con il quale, terminato l’iter studentesco presso l’istituto superiore, decide di andare a convivere.

Il padre di Massimo, in seguito alla decisione del figlio, reagisce furiosamente tentando di insabbiare la vicenda ed informando i parenti che la partenza del giovane era dovuta all’inizio di un percorso di studi universitario.

Dopo qualche tempo, nondimeno, la relazione tra il protagonista ed il suo fidanzato conosce un periodo di crisi e, pertanto, Massimo dovrà fare ritorno al proprio paese d’origine. Qui, ospitato dalla nonna tra paure, ricordi, vecchie e nuove conoscenze, il ragazzo affronterà le proprie incertezze ottenendo il suo riscatto e facendosi infine uomo, crescendo e maturando per mostrarsi, senza remore, semplicemente per quello che è.


Penna e pennello

Ho scelto di onorare il Pride month non con una mera lettura ma con un fumetto italiano per svariate ragioni, prima fra tutte quella di dimostrare, contrariamente a quanto la moda nippo-americana vuole farci credere, quanto anche il nostro Paese celi artisti degni di nota ed assolutamente capaci quali Flavia Biondi.

Ritengo che un fumetto bene riuscito coniughi alla perfezione narrazione ed aspetto visivo in un connubio in grado di generare un effetto di “potenza” sul lettore, una sensazione “di pancia” (come la definirebbe una bibliotecaria di mia conoscenza) maggiore rispetto alla semplice lettura. La scrittura, composta di segni e lettere, si tratta comunque di un codice che, in quanto tale, deve essere rielaborato in concetti astratti dalla nostra mente: al contrario, tramite l’arte pittorica si ottiene una comunicazione diretta, senza intermediario alcuno, che, attraverso la visione, trasmette immediatamente un concetto al cervello il quale, a sua volta, potrà rielaborare per dare voce a fantasie e pensieri.

Se ci si sofferma, nello specifico, sullo stile adottato ne La generazione, è possibile accorgersi di quanto lo stile di Flavia, grafico, essenziale e con un forte contrasto tra chiari e scuri permetta al lettore di focalizzarsi più sugli aspetti tematici della breve trama invece di essere catturato dall’estro visivo attenuato anche dalla scelta di mantenere una gamma cromatica limitata al bianconero.


Crescere

Quando ho finito colazione ho capito. Ho capito che una volta riposta la mia tazza… non avrei saputo cos’altro fare. Magari esco a farmi un giro. Mi schiarisco le idee… fuori? Meglio aspettare il pranzo. Meglio aspettare la cena. Meglio aspettare domani. Domani. Domani. Domani.”.

Matteo è rimasto adolescente, non è ancora maturato nonostante i suoi anni preferendo, al contrario, fuggire dinanzi alle difficoltà della vita prendendo un treno diretto a Milano, volando, un po’ come un Peter Pan del XXI secolo, verso Never Land (l’”isola che non c’è”).

Sebbene, a detta del giovane, sia rimasto profondamente ferito dalla reazione del padre, Massimo stesso, a conti fatti, sfrutta la menzogna per rifugiarsi nel proprio mondo idilliaco quanto utopico nonché destinato, con il tempo, a crollare venendo a patti con la realtà.

In verità, il raggiro perpetrato alle spalle dei conoscenti ha indotto il protagonista a non fare mai veramente coming out (letteralmente “venire fuori”, si tratta della rivelazione pubblica della propria sessualità) se non con sé stesso ed amici e tale fattore, inevitabilmente, ha posto un freno allo sviluppo della sua personalità.

La rottura del rapporto con Massimo rappresenterà per il protagonista l’obbligo e, insieme, l’opportunità di affrontare il proprio passato tornando alle radici della sua esistenza e mettendosi lentamente in gioco.

Dopo un iniziale timore ed avversità da parte di alcuni conoscenti, il giovane uomo comincerà ad uscire dal proprio guscio arrivando, alfine, a sconfiggere i propri demoni interiori ed a terminare il proprio percorso di crescita che lo porterà a trasformarsi da frutto acerbo a “mela matura”.


Generazioni attraverso il tempo

Terminando la lettura, Massimo giungerà anche all’inevitabile confronto diretto con la figura paterna. Tuttavia, diversamente da quanto accaduto in passato, questa volta il ragazzo saprà dimostrare la propria maturità indagando i sentimenti del padre per comprendere, infine, l’amore e la fragilità nascosti da una barba troppo lunga ed atteggiamenti solo all’apparenza severi.

Come detta la legge del tempo, dunque, si assiste ad un vero e proprio “cambio generazionale” che vedrà l’inversione del ruolo tra genitori e figli i quali, ormai cresciuti, sapranno guadagnarsi il loro posto nel mondo divenendo la nuova linfa dell’albero della vita ed accompagnando, dolcemente, il lento declino delle mele più mature sino al loro distacco dal ramo…

Zia B. dice che siamo tutti mele. Che le famiglie sono come un albero carico di frutta. E che quando siamo maturi, succede che ci stacchiamo e andiamo via.”.


Where there’s tea there’s… a book!

(Per la degustazione completa del tè in questione potete cliccare qui)

Questa volta non ho dubbi, non c’è scelta migliore del Mecha 芽茶 per accompagnare la lettura de La generazione. Nei riflessi del liquore pare proprio di intravedere il volto di Massimo!

Il tè Mecha è un prodotto piuttosto insolito persino in Giappone, suo paese d’origine. Spesso relegato ingiustamente a “prodotto di scarto” derivante dalla lavorazione dei più prestigiosi Sencha 煎茶 e Gyokuro 玉露, esso riesce invece a riscattarsi, se infuso da una mano accorta, rivelando un ottimo profilo organolettico che nulla ha da invidiare ai propri “fratelli” più celebri.

Diverso, ingiustamente pregiudicato e discriminato, il Mecha incarna divinamente il vissuto di Massimo anche nella rivincita finale durante la quale dei semplici frammenti di foglie, lentamente, si raccolgono attorno al filtro della teiera intrecciando una rete di aromi ed odori che danno vita ad una personalità unica ed inimitabile come quella dello stesso Massimo, mela tra le mele che arricchiscono, ogni giorno, l’albero della vita con le loro sfumature. E, in fondo, quale fascino avrebbe un diamante se smettesse di riflettere tutti i colori dell’arcobaleno…?

Omar

4 pensieri su “La generazione: mele diverse, un solo albero

  1. Bè che dire Omar tu mi stupisci sempre, anche in questo articolo.
    C’è sempre da imparare,si può sempre crescere anzi bisogna farlo per combattere i nostri demoni e rimetterli al proprio posto.
    Ti ammiro… Un abbraccio

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  2. Ciao Omar, hai fatto bene a trattare l’argomento perché c’è ancora un po’ di tabù, soprattutto per quanto riguarda il mondo femminile. Personalmente ho avuto un carissimo amico che, purtroppo, ho perso e adesso ne ho due e mi trovo benissimo perché sono persone con cui ci si può parlare liberamente, molto intelligenti e che sono capaci a vedere tutti i punti di vista differenti.

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    • Era doveroso Barbara… come dici tu è tristemente ancora un tabù ed io desideravo fare la mia parte in questa lotta contro una discriminazione insensata. Per me “naturale” significa semplicemente fare parte di questo mondo: non ha senso emarginare una persona soltanto perchè nata con gli occhi azzurri piuttosto che verdi, la pelle scura invece che chiara. Omosessuale, eterosessuale, asessuale, bisex, e quant’altro sono solo etichette che noi poniamo perchè l’uomo ha BISOGNO di classificare ma ritengo anche che questo non debba essere una scusa per ostracizzare!

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