Degustazione: Aracha

Tipologia: verde.

Raccolto: aprile 2018.

Produttore: Hachimanjyu Farmer’s Green Tea.

Provenienza: Yakushima, Kagoshima, Giappone.

Cultivar: /.

Metodo d’infusione: infusione orientale; 100ml; 3,4g; 80°C; 45-55-25 sec.; 3 infusioni.

Aracha 4


Premessa

Aracha 荒茶 (letteralmente “tè selvaggio/rude/non rifinito”) è il nome che viene conferito alle foglie di tè che hanno terminato la loro prima fase di lavorazione ma il cui processo di raffinazione non è ancora giunto al termine.

In genere, tale prodotto viene venduto all’ingrosso dai produttori stessi alle diverse aziende o centri specializzati i quali, a loro volta, avranno il compito di rifinire il materiale grezzo per poi immetterlo nel mercato.

Se si osserva il processo di lavorazione del tè giapponese è possibile raggrupparne le diverse fasi in due momenti salienti, ossia un primo e basilare trattamento della materia prima composto da steaming (vaporizzazione), rolling (arrotolamento), drying (essicazione), ed uno successivo, di raffinazione, il quale prevede sorting (selezionare il fogliame scartando frammenti, ramoscelli, nervature nonché dividendolo per dimensioni approssimative), cutting (tagliare le foglie per renderle di dimensioni uniformi) ed, eventualmente, blending (mischiare foglie provenienti da diverse coltivazioni al fine di ottenere qualità organolettiche definite o per fronteggiare uno scarsa produttività annuale).

Ancora, Aracha risulta essere un termine piuttosto generico in quanto, da solo, non comunica la qualità del prodotto che si sta acquistando: di fatto, tale appellativo spetta a qualsivoglia foglia di tè che debba ancora essere rifinita a prescindere dal fatto che quest’ultima sia destinata alla produzione di Bancha 番茶 piuttosto che del ben più pregiato Gyokuro 玉露.

Il tè che andrò a degustare, nello specifico, è composto da fogliame destinato alla preparazione di High grade Sencha (Sencha di alta qualità).


Degustazione

Aracha 1

Dal tono verde scuro, brillante ed intenso, l’Aracha presenta alcune nervature e rametti dalle cromature decisamente più tenui. All’olfatto pervengono da subito sentori di sedano, erba tagliata e mais dolce cui segue un debole ricordo di granchio e surimi.

Attraverso le varie infusioni, il liquore presenta caratteristiche definite ma costanti, con una scarsa evoluzione nel corso delle varie sessioni.

Aracha 2

La bevanda ottenuta, prevalentemente ocra ma tendente ad un verde pallido con riflessi dorati, appare torbida e con una leggera presenza di corpuscoli: tale caratteristica è dovuta alla presenza di frammenti e polvere di tè i quali, attraverso la fase di raffinazione del prodotto, sarebbero altrimenti stati rimossi.

Prima di sorbire il liquido dorato, avvicinando il naso all’orlo della tazza si può recepire un debole odore di mais dolce e salsa di soia il quale, nondimeno, diviene sempre più flebile nelle successive profusioni.

Al palato prevale un attacco salino che, rapidamente, evolve nel gusto dei cavolini di bruxelles e del cavolo nero per poi, infine, assieme ad una velata ma presente amarezza di coda, ricadere nel ricordo del mais dolce. L’astringenza risulta piuttosto bassa, quasi nulla, mentre persistenza e corpo rientrano nella media.

Aracha 3

Dalle caratteristiche visive del tutto similari a quelle iniziali, le foglie umide esalano però un profilo aromatico piuttosto accattivante ed insolito il quale, sulle prime, riporta alla mentre l’uovo sodo od il tuorlo sbattuto. Seguono sentori di biete cotte, spinaci e catalogna cui fa da sfondo un tocco minerale e salino.


Conclusioni

Avere l’opportunità di bere un Aracha è già di per sé un’occasione speciale che permette di esulare dai classici canoni dei tè verdi giapponesi cui l’Occidente è avvezzo a causa dei limiti e delle mode commerciali.

Sebbene presenti alcuni sbilanciamenti quali, ad esempio, la non uniformità delle foglie e la conseguente amarezza di fondo nonché opacità del liquore, il tè in questione è risultato tutto sommato gradevole e con alcune caratteristiche inaspettate.

La presenza in tutte le aree sensoriali di un sentore di mais dolce potrebbe essere prevedibile in un tè verde di origine cinese ma, certamente, non in uno del Sol Levante, celebre piuttosto per la salinità ed il cosiddetto umami dei suoi prodotti.

Grazie alla sua costanza nel tempo, a caratteristiche organolettiche definite ed all’impossibilità, dovuta alla difformità del prodotto stesso, di stabilire precisi parametri d’infusione, ritengo l’Aracha un tè perfetto e pienamente adatto anche ad una preparazione fuori porta.

In definitiva, consiglio agli amanti del tè giapponese di fare un’esperienza simile, se non altro per comprendere come e quanto il processo di lavorazione influenzi ne influenzi il carattere finale ma, contemporaneamente, per rientrare in contatto con le “origini” di un prodotto, toccare con le proprie mani ed esperire personalmente le “radici”, i “primordi” dei loro tè preferiti.

Omar

3 pensieri su “Degustazione: Aracha

    • Grazie!
      Per ovvie ragioni tè simili sono reperibili solo online o da venditori specializzati. In ogni caso bisogna fare molta attenzione perchè, purtroppo, i truffatori sono sempre dietro l’angolo!
      Per quanto riguarda l’Aracha in questione, comunque, se leggi bene l’articolo ed il relativo post su Facebook ho scritto tutte le informazioni necessarie per poterlo reperire 😉 (l’anno di raccolta sarà diverso dal mio causa probabile esaurimento scorte)

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