Piccole ballate crudeli: fiabe per adulti

Tra le mani avete una piccola raccolta di ballate.

Otto racconti brevi, brevissimi, che catturano un momento di vita delle creature che vivono oltre il velo della realtà, figli della natura, deliziosi e feroci, nel loro esistere eterno.

Racconti troppo brevi per svelarci il loro passato, il loro futuro o la loro storia.

Solo il presente ci è dato sapere.

(NOTA: citazione tratta dalla versione originale autoprodotta. All’edizione ufficiale pubblicata da Shockdom sono state aggiunte altre due ballate per un totale di dieci).


Piccole ballate crudeli, germogliato dalla mente di Marga Biazzi, è un fumetto e, per giunta, un fumetto fatto di ballate, piccoli e brevi racconti dall’atmosfera fiabesca ma, come suggerisce già il titolo, si tratta di favole per adulti non tanto per la presenza di una spiccata vena macabra quanto per il fatto che, in fondo, la morale che l’opera trasmette non avrebbe senso agli occhi di un bambino il quale, con la propria innocenza, non penserebbe mai d’uccidere un animale od incendiare intere foreste!

Ballate 1


Specchio

Marga Biazzi, attraverso la propria opera, punta contro l’uomo la sua stessa arma riflettendo, come uno specchio, la stessa violenza che egli perpetra ai danni della natura contro di lui.

Da impotenti, ignare ed innocenti “prede”, le creature che popolano boschi, montagne, vallate, mari e deserti si tramutano da agnelli a lupi affondando le proprie fauci, quasi si trattasse di una vendetta karmica, negli usurpatori del loro territorio, ricordandoci, al contempo, di essere soltanto ospiti e non padroni di questo mondo, la “mano che ci nutre” e che, purtroppo, troppo spesso scegliamo di mordere.

Il karma pare, come già accennato, essere un leitmotiv di Piccole ballate crudeli: la legge secondo cui ciò che seminiamo ci viene presto o tardi restituito si reitera nella sorte dei protagonisti presenti nei singoli racconti. Coloro che, per una ragione o per l’altra, si sono macchiati di sangue pagheranno pegno: parimenti, un cuore gentile sarà sempre ringraziato e protetto dagli spiriti che aleggiano nella natura.

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Fiabe?

L’atmosfera fiabesca pervade l’intero volume e ricompare sotto più aspetti. Tra questi, certamente, spicca la forma della ballata come espediente narrativo. Tuttavia non si tratta certo dell’unico elemento che potrebbe ricondurre ai racconti della nostra infanzia.

Ballate 2

La presenza di una morale al termine di ogni vicenda è un altro elemento caratteristico del “fiabesco” così come la presenza di creature immaginarie ed ai limiti della realtà. Nondimeno, travalicando un’analisi superficiale, ci si rende presto conto di quanto il tratto e lo stile dell’autrice si allineino perfettamente alla tematica in questione.

Con tonalità pastello ed un tocco acquerellato, il tratto di Marga Biazzi riecheggia per certi versi i primi strumenti di disegno dei quali solitamente facciamo esperienza. Allo stesso modo, la scelta di mantenere una certa “bidimensionalità” delle scene raffigurate ricalca i disegni spesso privi di profondità prospettica  dei bambini ma, contemporaneamente, sembra strizzare l’occhio alla tradizione pittorica nipponica che ritroviamo sia nelle stampe Ukiyo-e sia nel più moderno panorama fumettistico.


Animare la realtà

Proseguendo sulla linea del “fiabesco”, è possibile riscontrare un vero e proprio topos (motivo, tecnica o tematica ricorrente propria di una o più correnti artistiche) caratteristico appartenente a tale panorama letterario ossia la costruzione di una realtà nella quale ogni cosa risulta essere vitale ed animata.

Gli animali prendono, letteralmente, la parola e si comportano in modo del tutto simile agli umani divenendo non solo esseri senzienti ma anche patetici (ovvero dotati di modelli comportamentali e sentimenti di norma considerati appannaggio esclusivo dell’essere umano).

Numerosi sono gli esempi che potrebbero correlare tali fattori all’elemento della fiaba: si pensi soltanto, a titolo d’esempio, a Lumière, il candelabro animato presente ne La bella e la bestia (Gary Trousdale e Kirk Wise, Walt Disney Feature Animation, 1991), a Il soldatino di stagno (Hans Christian Andersen) od anche solo a Pinocchio, protagonista de Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino (C. Collodi, 1981), veri e propri oggetti inanimati che “prendono vita” grazie alle ali della fantasia.


Echi dal Giappone

Tutto sommato, gli “spiriti della natura” raffigurati da Marga riportano facilmente all’immaginario folkloristico giapponese e, nel particolare, alla figura dei kami che, grosso modo, potremmo definire come “spiriti”.

Tuttavia, quest’ultimi differiscono dalla connotazione occidentale della stessa parola “spirito”: non si tratta infatti di “fantasmi”, esseri soprannaturali appartenenti ad un’altra dimensione, quanto, piuttosto, di fenomeni, elementi del paesaggio, forze personificate della natura che convivono e coesistono con il mondo umano, in questa terra.

Ancora, come già accennato, lo stile dell’autrice riprende molto del tratto artistico del Sol Levante abbracciando elementi quali la scarsa profondità prospettica, una linea di contorno definita e l’accentuazione dello sguardo mediante la raffigurazione di occhi particolarmente grandi tipica del moderno fumetto giapponese (manga 漫画).


Due “nature”

Cos’è la “natura”? Alla domanda si potrebbe rispondere in moltissimi modi, alcuni validi, altri discutibili. Nondimeno, appaiono evidenti due macroscopiche e, oserei dire, contrapposte visioni della natura.

In Occidente, di fatto, tutto ciò che appartiene al creato viene percepito come un insieme di elementi da dominare, plasmare e sottomettere al volere, alle esigenze ed ai desideri umani. Tale idea deriva certamente in larga misura dalla religione dominante, ossia il Cristianesimo, che vede la realtà circostante come frutto dell’atto creativo di un Dio.

Dall’altra parte, in Oriente, differenti correnti di pensiero, filosofie e religioni quali il Daoismo, il Buddhismo o lo Shintoismo (in Giappone), le quali non prevedono la figura di una divinità creatrice, hanno condotto ad una concezione della natura alternativa.

Shizen 自然, termine utilizzato per indicare la “natura” di origine cinese e, successivamente, adottato anche dal Sol Levante, significa letteralmente, almeno in origine, “l’essere semplice delle cose senza l’intervento dell’uomo”. Secondo l’ideologia asiatica, pertanto, la natura stessa si crea ed evolve da sola: l’uomo, facendo parte di tale processo, non può fare altro che assecondare, rispettare ed ingraziarsi le forze che la caratterizzano tra cui, ricordiamo, sono presenti anche i kami.

L’idea di rispetto nei confronti di boschi, laghi, foreste, mari o monti che sottende, attraversandolo, all’intera opera di Marga Biazzi traluce, ancora una volta, la forte affinità dell’autrice stessa con il pensiero orientale.


Armonizzarsi

Wa , parola giapponese che indica “armonia”, ad oggi ben nota (ed abusata) anche grazie al nome del neonato “Periodo Reiwa” 令和時代 (iniziato in data 1/05/2019 con l’ascesa al trono del crisantemo del principe Naruhito), pare essere la soluzione proposta dalla disegnatrice al continuo conflitto uomo-natura dell’occidente.

Per potere finalmente vivere in pace e serenità, abbandonando gli stress della vita quotidiana, uscendo dalla nuvola di smog e polvere delle moderne metropoli e ritrovando un attimo di tempo da dedicare alla propria persona, il cittadino europeo ha bisogno di ritrovare un equilibrio con il mondo che lo circonda: non quello fatto di palazzi, banche, edifici pubblici e linee ferroviarie bensì quella realtà originaria, primordiale ma autentica, in cui affondano le radici dell’umanità e che è ingiustamente stata allontanata dalla vita quotidiana.

Ballate 6

Non è necessario affrontare lunghi e costosi viaggi in terre remote, ritirarsi in quei pochi luoghi ancora “incontaminati” dall’industria umana o cercare chissà dove. “Rispettare la natura” significa anche, semplicemente, accudire con amore una semplice pianta d’appartamento, possedere un animale domestico non per vezzo personale ma considerandolo come compagno di vita, meravigliarsi davanti a quel filo d’erba che, con coraggio e decisione, si è fatto strada tra un mattone e l’altro o, magari, soccorrere un passerotto ferito per poi sorridere vedendolo librarsi nel cielo.

Se faremo quanto professato, ci insegna Marga Biazzi, allora saremo ricompensati. Non riceveremo oro, denaro od oggetti di valore ma qualcosa di più importante: vivremo la gioia di avere ritrovato le nostre origini, la felicità che alberga negli sguardi innocenti e stupiti dei bambini che giocano rotolandosi tra i prati o lanciandosi palle di neve. Allora, giunti a questo punto, non vedremo più un temporale, una nevicata o la calura estiva come ostacoli ai nostri progetti ma, semplicemente, li apprezzeremo per quello che sono, consapevoli del fatto che ognuno di essi ha qualcosa da offrirci, se lo sapremo cogliere…


Intervista-tea

Confesso di avere una segreta ammirazione nei confronti di Marga Biazzi che reputo un’artista emergente ma piena di talento la quale, ne sono certo, in futuro saprà regalarci altre splendide perle artistiche.

Data la mia stima nei confronti della disegnatrice in questione, pertanto, ho voluto provare a contattarla nel tentativo di porle qualche domanda riguardo a Piccole ballate crudeli: immaginate la mia felicità quando ho aperto la posta elettronica e ricevuto un messaggio di risposta! Come se già non bastasse l’avere ricevuto riscontro, l’autrice acconsentiva addirittura alla mia richiesta!

Marga si è dimostrata sin da subito non solo disponibile ma anche umile ed umana: sono rimasto sorpreso, quasi attonito, quando mi ha chiesto apertamente, già dopo pochi messaggi, di darle del “tu”!

È con immensa gioia nonché con un pizzico di orgoglio personale che, cogliendo l’occasione per ringraziare nuovamente Marga Biazzi per l’opportunità, condivido con voi le risposte che fanno parte di questa breve “intervista”!

Omar: Prima di cominciare, colgo l’occasione per ringraziarti nuovamente della disponibilità a questa breve “intervista”, se cosí si puó chiamare.

Trovo l’opera in questione di una raffinatezza ed una profondità uniche nel loro genere: cosa ti ha ispirato nella sua realizzazione?

Marga: Grazie a te per l’interesse e per aver voluto approfondire ciò che c’è dietro al mio lavoro.

L’ispirazione e l’intento dei miei racconti, ammetto, non è dei più nobili: sentendomi impotente davanti a coloro che uccidono ( con licenza) e distruggono ciò che io amo, ossia gli altri animali, e l’ambiente “non dell’uomo”, ho voluto sfogare questa frustrazione con storie in cui questi signori subiscono ciò che effettivamente meriterebbero, se il karma non fosse così pigro.

Per dare forma a questi miei piccoli atti di vendetta, ho attinto a piene mani al folklore europeo, ma anche a quello giapponese, con un occhio di riguardo per i racconti di fantasmi e vendetta nipponici. Mi sono anche lasciata influenzare da Miyazaki e dallo studio Ghibli, e da “Il bosco delle sirene” di Rumiko Takahashi.

Omar: Non sono certo un critico d’arte e ne so poco anche di terminologia tecnica ma sicuramente posso vantarmi di leggere un buon numero di fumetti di vario genere. Il tuo stile di disegno mi ha ricordato per certi versi il fumetto giapponese, specialmente nella realizzazione degli occhi e nella velata “bidimensionalità” delle raffigurazioni: che rapporto hai con il Giappone?

Marga: È il paese dove ambisco ad andare a vivere un giorno. Sono anch’io una lettrice di fumetti, e anche se ho ridotto, di manga ne ho divorati parecchi negli anni, però più che al manga, mi piace rifarmi alle stampe tradizionali giapponese, poca azione e profondità, ma molta eleganza e decorativismo nelle loro linee sintetiche. Rimango sempre affascinata dal Giappone, dalla loro società fondata sulla gentilezza e sul vivere civile, dai loro contrasti tra tradizione e modernità… poi anche loro hanno dei difetti, ovviamente, ma in generale, ci sto molto meglio che qui in Italia.

Omar: Rimanendo sempre nell’ambito del Sol Levante, ho apprezzato tantissimo la tua scelta di affrontare il rapporto uomo-natura mantenendo un punto di vista che reputo prettamente nipponico: dalle diversità c’è sempre qualcosa che possiamo cogliere ed imparare per migliorare!

La presenza nelle storie di creature che incarnassero lo spirito della natura mi ha per certi versi ricondotto ai kami del folklore giapponese mentre le tematiche affrontate, in qualche modo, riecheggiano film d’animazione quali Il mio vicino Totoro o Principessa Mononoke.

Spero di non offenderti paragonandoti ad una sorta di “Miyazaki italiano” ma vorrei domandarti:ritieni che i tuoi viaggi o la filosofia del Giappone incidano sul tuo lavoro? Se sí, un quale misura?Quali sono gli argomenti che colpiscono maggiormente la tua sensibilità?

Marga: E come potresti offendermi per un paragone a Miyazaki!! XD Sì, la cultura Giapponese incide molto sul mio lavoro e sul mio immaginario, proprio per la visionedella natura che ne deriva, una natura pervasa di creature antiche quali appunto i kami o gli yokai. Inoltre essendoci stata 4 volte, ho ben impressa anchel’atmosfera che percepisci in un tempio o in un bosco giapponese… ed è un’atmosfera molto stimolante, fatta anche di piccoli dettagli visivi e di rituali.

Io amo prevalentemente muovermi nel mondo del fantastico, quello dietro il “velo”… forse perchè sono costantemente in fuga dalla realtà che mi è fin troppo opprimente.

Omar: Perchè scegliere la forma della “ballata”? Nel tuo stile noto anche alcuni elementi che riconducono alla fiaba:pensi che l’opera in questione sia adatta ad un pubblico in tenera età? Ne consiglieresti la lettura ai bambini?

Marga: Perchè mi piace l’idea del cantastorie che va di città in città a raccontare di creature fantastiche, e la ballata ha anche una lunghezza che si sposa benecon le mie storie brevi.

Se fossero i bambini di cinquant’anni fa lo consiglierei eccome, ma per quelli di adesso, fin troppo tenuti sottocampane di vetro di buonismo, potrebbe essere un po’ troppo, non tanto per gli argomenti trattati ( quelli farebbero loro solo bene, per iniziare a imparareun po’ di rispetto ed empatia), ma perchè comunque, un po’ di gente la faccio a pezzi, e senza lasciare nulla all’immaginazione!

Omar: Dai tuo lavori precedenti nonchè dal volume in questione si evince, come già detto, un forte legame con le fiabe.Se posso permettermi, c’è un racconto od un autore particolare che ha segnato la tua infanzia e, se sí,quanto pensi abbia condizionato oppure ispirato il tuo mestiere?

Marga: Un solo racconto non c’è, dato che ho sempre letto tantissimo, sin da piccola ( mamma maestra: ogni occasione era buona per regalarmi libri), e ho assorbito qualcosada tutti, però posso dirti che in effetti considero miei grandi maestri gli illustratori di fiabe di inizio ‘900, primo fra tutti, Arthur Rackham.

Omar: Il “macabro”, come del resto lascia intendere il titolo stesso, è parte integrante di “Piccole ballate crudeli”.

Tim Burton, altro artista per il quale nutro forte ammirazione, dice che spesso i veri mostri sono quelli che non appaiono tali:ti trovi d’accordo con questa affermazione? La “crudeltà” del tuo fumetto non risiede forse nella “cruda” realtà che vedel’uomo irrispettoso della natura?

Marga: Assolutamente d’accordo: io non ho paura di un Pit Bull, nonostante le sue zanne e il suo ammasso di muscoli, io ho paura dell’animale che sta all’altra estremitàdel guinzaglio rispetto a lui!

Purtroppo, l’unico vero mostro presente sul nostro pianeta, è l’essere umano, perchè è l’unico che uccide e fa uso di violenza senza un motivo:se io vedo, per assurdo, un alligatore, o un cobra, so esattamente cosa aspettarmi da loro, se mi avvicino troppo diventando o un delizioso bocconcino ovenendo percepita come una minaccia, invece, dell’uomo che incrocio all’una di notte sul marciapiede, o i cui passi sento alle mie spalle, o che ho anche seduto a fianco in stazionementre aspettiamo il treno, non posso essere certa delle sue intenzioni.

Finché c’è gente che picchia e uccide perchè le trova attività divertenti… continuerò a preferire la compagnia delle altre specie!

E sì, la “crudeltà” del mio fumetto è quella dell’uomo, non delle creature che gliela ritorcono contro, come merita.

Omar: Nel mio blog, come ti sarai accorta, sono solito selezionare un tè che rispecchi quanto ogni lettura ha saputo trasmettermi.Questa volta però, data la tua disponibilità, vorrei sceglierlo insieme a te.

Non ti chiederó certo di improvvisarti esperta della “bevanda ambrata” ma,se dovessi pensare a colori, profumi e sapori che rispecchino “Piccole ballate crudeli”, quali sceglieresti?Cercheró di trovare le foglie che più si avvicineranno alle tue parole!

Marga: Penso che l’ideale sia il matcha: il verde acceso che richiama la grande madre, un rituale per servirlo antico, che ci riporta a tempi dove la Natura era ancora signora indiscussae il suo sapore, forte e corposo, con note amare, che potrebbe essere quello lasciato in bocca da alcune scene delle Piccole Ballate.

Omar: E, dulcis in fundo, riusciró mai ad aggiudicarmi un tuo sketch? Scherzi a parte, grazie ancora della tua disponibilità edel tempo concesso a questa breve “intervista”. Spero di riuscire presto a stringerti la mano e conoscerti di persona!

(Resta di fatto che, casomai avessi voglia di abbozzare qualcosa da inserire nell’articolo,saró sicuramente felice di inserire l’immagine anche perchè, diciamocelo, graficamente il blog deve ancora migliorare ahahah!).

Marga: Ahahahah, se avessi il tempo! Fino a settembre non ce l’ho nemmeno per piangere! XD però se vorrai scegliere qualcuna delle mie illustrazioni, posso fornirtele come corredoall’intervista più che volentieri (tranne le commissioni, per correttezza nei confronti dei committenti).

Grazie ancora a te, e io da settembre ricomincio ad essere in giro per fiere, quindi, non si sa mai! ^____=


Where there’s tea there’s… a book!

(Per la degustazione completa del tè in questione potete cliccare qui).

Come avrete potuto evincere dall’intervista, questa volta ho ricevuto un piccolo aiuto nella ricerca del tè perfetto per Piccole ballate crudeli ma, come sempre, ho dovuto metterci qualcosa di personale.

Marga, senza alcuna esitazione, ha puntato in maniera decisa su un matcha e, del resto, come darle torto? Sicuramente, un tè che richiama fortemente i primordi della natura, un tè con un verde così intenso e brillante da sembrare vivo, un tè corposo e “fisico”, se così vogliamo dire, con il quale non ci limiteremo a sorbire un infuso bensì a sorseggiare le stesse foglie, finemente triturate.

Stavo per selezionare il matcha che meglio potesse rispecchiare l’opera quando, come d’incanto, mi sono tornate alla mente le parole dell’autrice… “il verde acceso che richiama la grande madre”. Ma certo! “La grande madre”, mi sono detto! Perché, dunque, non prendere alla lettera la volontà di Marga stessa?

In definitiva, per quanto più vicino allo stato primordiale possibile, anche il matcha subisce un processo di lavorazione partendo da un prodotto più grezzo, il tencha 碾茶. Perché, quindi, non “rompere gli schemi”? Per quale ragione accontentarsi di quello che rimane delle “radici” del matcha?

Credendo quindi di onorare la volontà di Marga Biazzi e lo spirito del quale è intrisa la sua opera, con la speranza di incuriosire ed emozionare lei tanto quanto voi, ho scelto di abbandonarmi a Piccole ballate crudeli assaporando una “vibrante” tazza di tencha

Omar.

4 pensieri su “Piccole ballate crudeli: fiabe per adulti

  1. Bè Omar non finisci mai di stupirmi, sei una fonte inesauribile di sapere mi stupisco sempre quando leggo un tuo articolo, quello di oggi l’ho letto ad alta voce per coinvolgere Sonia che ovviamente né da più di me.
    Ti ammiro per quello che stai facendo!!! Continua così

    Piace a 1 persona

    • Grazie dell’incoraggiamento Katia, spero che anche tua figlia abbia gradito. Sono per lungi dall’avere raggiunto il “sapere” però, sempre che si possa realmente raggiungere…

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