Devilman: paura, una minaccia maggiore del pericolo

Recentemente sono spuntati ovunque articoli di giornale, reportage, discussioni, analisi ed approfondimenti circa un colosso del manga, innovatore nel suo campo e da sempre punto di riferimento per gli appassionati del genere: stiamo parlando di Gō Nagai.

La ragione di un rinnovato interesse nei confronti del disegnatore è dovuta, con ogni probabilità, alla riedizione con copertina cartonata voluta da J-POP di una delle sue opere più celebri, un’innovativa rivisitazione a fumetti de La Divina Commedia liberamente ispirata dal famoso testo di Dante Alighieri.

Sebbene il volume previo citato rappresenti una delle creazioni maggiormente apprezzate del maestro ed anche uno dei capisaldi della sua produzione, ritengo ingiusto che non venga perlomeno ricordato anche Devilman, altro grande successo del mangaka in grado di catturare così tanto l’interesse del pubblico da essere trasposto sotto forma di anime negli anni ’70.

A sottolineare la pregnanza dell’opera in questione, la creazione di un film live action nel 2004 diretto da Hiroyuki Nasu e del forse ben più noto e contemporaneo Devilman: crybaby, adattamento animato Netflix distribuito nel 2018 e diretto da Masaaki Yuasa.

In definitiva, ho scelto di riproporre Devilman non solo a causa del suo enorme successo, che sembra passare inosservato a causa delle recenti scelte editoriali, ma anche in quanto ritengo conservi un fascino storico particolare, apprezzabile soprattutto da noi Occidentali, unitamente ad alcuni messaggi universali i quali, senza dubbio alcuno, ci porteranno a riflettere sulla nostra natura più recondita ed autentica.

Devilman 1

Trama

La Terra non è sempre stata degli uomini: anzi, forse non è mai appartenuta realmente a quest’ultimi. In tempi remoti, prima della comparsa dell’umanità stessa, il globo era popolato da esseri chiamati demoni, in grado di fondersi con le creature che li circondavano per modificare il loro aspetto fisico e le loro abilità. In seguito, una glaciazione costrinse gli abitanti originari del pianeta ad ibernarsi per sopravvivere: così, l’essere umano fece la sua comparsa ed ebbe la possibilità di proliferare. Oggi, a distanza di anni, i ghiacciai si stanno sciogliendo e, contemporaneamente, i demoni cominciano a tornare nuovamente alla vita, reclamando il possesso della Terra, dichiarando guerra all’umanità.
Quello che abbiamo appena finito di raccontare è ciò che, un giorno, il giovane Akira Fudo viene a conoscere dal suo migliore amico Ryo Asuka il quale organizza un rituale per fondere l’amico con un diavolo mantenendone la ragione. Dall’unione di Amon, il più terribile dei demoni, ed Akira, protagonista del romanzo, nascerà dunque una nuova creatura, un “Devilman”, dalle capacità diaboliche ma dal cuore umano, che avrà il compito di proteggere la popolazione dall’imminente guerra. Riuscirà nell’impresa? Avrà la meglio il demone o lo studente? Vincerà l’odio o l’amore?

Stile

Gō Nagai possiede uno stile di disegno, per così dire, dal “doppio volto”. La maggioranza delle tavole che compongo l’opera si caratterizza per un tratto deciso, spesso, possente ed essenziale, con linee di contorno così marcate da potere, talvolta, risultare pesante alla vista: parimenti, troveremo di tanto in tanto disegni più dettagliati, dai bordi decisamente più fini e con ampio utilizzo di colori e sfumature, nostalgici richiami agli albori del manga contemporaneo.

A fare aderire perfettamente i due volti dell’artista una sottile vena grottesca, la quale talvolta ci presenta figure volutamente deformate od esagerate nei loro particolari, unitamente ad uno spiccato realismo macabro che non tenta certo di edulcorare o celare le scene più cruente.

Classici alla ribalta ed amore per l’Occidente

L’autore non nasconde un certo fascino nei confronti dell’Occidente e della sua storia, in particolare dell’Europa. La scelta di rivisitare in chiave fumettistica la Commedia dantesca è un esempio lampante dell’amore riservato da Gō Nagai per la nostra arte ed il nostro passato ma, come vedremo tra poco, numerosi sono i riferimenti anche in altre produzioni del maestro.

In Devilman, pertanto, non mancheranno accenni a personaggi mitologici o del passato che saranno ben noti al lettore italiano quali e spazieranno dal supplizio di Prometeo a Hitler, passando per Giovanna d’Arco o le vicende degli indiani d’America.

“Neoclassicismo” alternativo

Definirei la ripresa della storia europea operata da Gō Nagai come un “neoclassicismo” alternativo. Egli, di fatto, non si limita a recuperare immagini e vicende dalla memoria dell’umanità ma le reinventa, letteralmente, divertendosi a cambiare il corso della storia, trovare finali alternativi o scovare differenti punti di vista, il tutto con un solo obiettivo finale: criticare la società odierna rifacendosi ai suoi trascorsi considerandoli non tanto quali modelli ideali da seguire quanto emblemi degli errori commessi.

Aspro e pungente, il messaggio dell’artista si avvalora della concretezza della storia acquisendo quindi forza ed efficacia, penetrando direttamente nell’animo del lettore, sconvolgendone certezze e luoghi comuni. Non manca, infine, come si evince dalla trama, un rimprovero all’attuale sfruttamento naturale da parte dell’uomo, una riprensione propugnata attraverso l’allusione al surriscaldamento globale che sarebbe all’origine dello scioglimento dei ghiacciai, prigionia dei demoni.

Ragione spaventata

Nagai si sofferma a riflettere circa la natura umana e, nello specifico, s’interroga circa quale possa essere la differenza tra uomo ed animale. La risposta alla quale giunge l’autore, come avrete modo di esperire durante la lettura, consiste nella ragione, peculiarità del solo essere umano ma, non per tale ragione, motivo di superiorità.

Il maestro si diverte a rivangare le incertezze più profonde, scuotendo le sicurezze più comuni dal profondo e sondando, al contempo, i timori più ancestrali dell’umanità. Il raziocinio, tanto millantato dall’uomo stesso, non è forse anche il punto più fragile di quest’ultimo? Come sarebbe una vita senza ragione? Ed infine, se è vero che essa annichilisce dinnanzi alla paura, cosa accadrebbe se il terrore colpisse l’intera popolazione mondiale?

La distinzione fra “bene” e “male”, durante l’intreccio narrativo ideato da Gō Nagai, diviene vieppiù flebile e sottile sino al raggiungimento di un punto d’indistinzione all’interno del quale i due concetti appaiono ormai come interscambiabili. L’uomo, preda del sospetto e del panico, privato della facoltà di pensiero, giungerà a rivolgere le proprie armi contro sé stesso, ignaro di costituire il principale pericolo per la propria sopravvivenza.

Impressioni

Lo ripeto: le opere di Gō Nagai sono tutte indiscutibilmente tesori non soltanto per il panorama fumettistico ma anche sullo sfondo di quello letterario. Pertanto, trovo alquanto ingiusto focalizzarsi esclusivamente su d’uno dei suoi lavori soltanto a causa della sua recente ripubblicazione: piuttosto, sfrutterei tale rinnovato interesse quale opportunità per riscoprire il genio di un artista poliedrico, innovatore e visionario.

Come un profeta, in Devilman l’artista prende spunto dalla storia europea, con particolare riferimento al conflitto mondiale, per farne propriamente un monito, un avvertimento per l’intera umanità. Il male, sebbene venga costantemente esorcizzato all’interno della vita mondana, perdura e resiste ma, diversamente da quanto si tende a credere, risiede nel profondo di ognuno di noi in attesa, come un demone, di risvegliarsi dalla propria ibernazione, fomentato dalla fiamma della paura.

Il timore, se da un lato protegge l’uomo da eventuali pericoli, dall’altro, se non controllato, conduce quest’ultimo ad una totale trasformazione in bestia, spalanca le porte ad una violenza senza pari e senza motivazione alcuna, alla crudeltà pura che, secondo la visione antropologica pessimistica dell’autore, è presente in ogni individuo.

Se l’umanità continuerà ad idolatrare soltanto la propria ragione, rinchiudendosi nella propria presunta egemonia sul creato, ignorando di coltivare la propria emotività nel tentativo di mantenere un’illusoria supremazia sulla natura, presto o tardi potrebbe vedere il proprio dio rivolgersi contro il suo stesso artefice.

Per non estinguerci, fisicamente ed emotivamente, anche per questa ragione solamente, Devilman è un’opera che dovrebbe essere letta da ognuno, tramandata di generazione in generazione così come avviene per opere quali Se questo è un uomo (Primo Levi) o Il diario di Anna Frank (Anna Frank) poiché, sebbene non alluda direttamente all’abominio dell’olocausto, da quest’ultimo prende spunto per reiterarne, piuttosto, l’universale memoria o la generale ed insensata crudeltà con la speranza che le generazioni future, imparando dal loro passato, saranno in grado di costruire un futuro migliore, fondato sulla fratellanza e non sull’odio, su d’una stretta di mano, non sul pugno…

Where there’s tea there’s… a book!

(Per la degustazione completa cliccare qui).

Per omaggiare Devilman ho scelto di rispolverare un tè del quale vi ho già parlato in passato: lo Yue Guang Bai o, più comunemente, “Moonlight“.

La ragione che sottende alla mia decisione non risiede tanto nel sapore quanto nell’aspetto unico che contraddistingue questo tè, ossia la bicromia marcata tra la pagina superiore e quella inferiore delle singole foglie, un contrasto di colore così accentuato ed intenso da generare un vero e proprio effetto “bianconero“.

Ricordando le tonalità delle prime pellicole cinematografiche, lo Yue Guang Bai allude dunque al passato riportandolo, esattamente come tenta di fare Gō Nagai nella propria opera, ai giorni d’oggi.

Nello stesso tempo, abbiamo l’opportunità di meditare visivamente sulla coesistenza di luce ed oscurità, opposte eppure complementari, esattamente come le due facce della foglia: ognuna non potrebbe esistere senza l’altra. Come possiamo definire il bene se non facendo esperienza del male? Cosa sarebbe sbagliato se non esistesse il giusto?

L’uomo ha, da sempre, una doppia natura. Nessuno può essere completamente buono o cattivo: entrambe le realtà sarebbero mere utopie e l’autore scrive anche per rammentarci di non cadere in tali illusioni. Il male è sempre presente ma, se sapremo affrontarlo serenamente, senza nasconderlo o sotterrarlo dipingendo realtà amene, fittizzie ed artificiali, senza credere di essere perfetti allora forse, consapevoli di questo, riusciremo ad evitare il peggio…

Omar.

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