Ogni giorno è un buon giorno: l’unica regola è essere sé stessi.

Dunque, ricapitolando: un libro scritto da un’autrice giapponese, che parla del , con un titolo che è anche una citazione, dalla copertina accattivante e così letto in patria da avere ottenuto l’onore della ristampa e numerosi apprezzamenti. Potevo non prenderlo e leggerlo tutto d’un fiato?

Appena uscita la traduzione italiana l’ho afferrata ancora prima di vederla, sono corso alla cassa e, prima ancora d’avere il tempo di giungere a casa avevo già terminato la lettura…

Questo è un blog che ha come leitmotiv il tè, fatto anche per coloro che amano leggere… allora, cosa stiamo aspettando? “Ciack”, si… recensisce!

Ogni giorno è un buon giorno 1

Trama

Romanzo fortemente autobiografico, il testo narra di come una giovane ragazzina, completamente disinteressata del rito del tè, considerato una “cosa da vecchi”, un relitto del passato, venga a mano a mano, inizialmente quasi per gioco e sfida personale, assorbita dalla realtà del cha no yu.

Passando da una serie iniziale di errori e frustrazioni, la ragazza imparerà a padroneggiare sempre meglio gli utensili, le movenze e le fasi del cerimoniale ma, presto, si renderà conto di avere ricevuto molto più che un insegnamento di regole e formalità, di essere nuovamente venuta in contatto con il proprio kokoro, parola che in giapponese travalica il suo significato immediato, termine che non indica soltanto il “cuore” in senso lato ma allude all’essenza più profonda ed autentica di ciascun individuo.

Stile

Ero stupita! Ma il maccha non è coperto di una schiuma cremosa tipo cappuccino?

Ci sono anche scuole nelle quali si monta una schiuma abbondante e densa, ma nella nostra scuola non se ne fa troppa. Devi, cioè, preparare il tè in modo che la schiuma si dissolva e si veda la superficie del liquido in forma di falce di luna.

Morishita Noriko, autrice nonché protagonista della vicenda, adotta, come prevedibile, una narrazione in prima persona. Tuttavia, ciò che maggiormente stupisce è la rara abilità della scrittrice nel sapere coniugare linguaggio tecnico e facilità di comprensione, descrivendo con parole semplici ed esempi pratici concetti anche alquanto complessi.

Ancora, nonostante la profondità e serietà degli argomenti trattati, non risulta affatto una lettura pesante: invero, Morishita Noriko riesce abilmente nel tentativo di rendere scorrevole e fruibile il testo anche attraverso commenti ed osservazioni innocenti, disincantate ed in linea con il pensiero e le convinzioni contemporanee predominanti.

Apprendere con il corpo

Presto, la protagonista noterà una sostanziale differenza tra le lezioni di tè della maestra Takeda e quelle scolastiche. Nel cha no yu non c’è un perché, solo un come: non si pongono domande, si esegue.

Imparare vuol dire mostrarsi all’altro come uno zero che non sa nulla. E invece, quante cose che mi erano d’ostacolo avevo portato con me! In cuor mio, mi ero sentita in qualche modo superiore: “Sono cose facili!”, “Io ci riesco!” Che presuntuosa che ero!

Il pensiero porta al ragionamento ed il ragionamento conduce all’artificiosità. Quest’ultima, a sua volta, funge da filtro tra noi e la realtà, allontanandoci dalla nostra natura, dal kokoro, rendendoci infelici ed insicuri, legandoci a valori effimeri destinati a scomparire e causare sofferenza.

Preparare il maccha, versare l’acqua, preparare il (focolare) od anche semplicemente il modo di fare il proprio ingresso nel chashitsu (stanza del tè) sono interamente codificati, soggetti a forti restrizioni. Non vi è una ragione precisa alla base di tali regole ma, semplicemente, “si fa così”: inutile, dunque, tentare di apprendere con la ragione.

Soltanto abbandonando ogni speculazione razionale, a poco a poco, le nostre mani impareranno cosa fare e, quando il pensiero non sarà più necessario per essere certi delle nostre gesta allora, attraverso vincoli e limitazioni, potrebbe brillare la luce di una libertà mai esperita prima, immensa, autentica…

Ah! Non pensare, non pensare, – diceva la maestra scuotendo il capo. -Inizi subito a ragionare. Non devi usare la testa: le mani lo sanno, prova a chiedere a loro

A testimonianza di quanto siano attuali il cha no yu e le riflessioni in merito dell’autrice stessa vi sono, inoltre, i recenti interessi e studi dell’antropologia per circa la teoria dell’”incorporazione”, attraverso la quale avverrebbe l’apprendimento e la trasmissione di alcuni aspetti culturali. Non è ora mia intenzione fare una disquisizione in materia circa tali argomenti tanto quanto fornirvi uno spunto d’approfondimento od un invito di riflessione, a partire da uno dei primi pionieri di tale teoria, Marcel Mauss (10 maggio 1872- 10 febbraio 1950).

In armonia con le stagioni

Maestra, l’otemae che abbiamo fatto finora… – iniziai a dire, e subito la maestra Takeda: – Quello è il tè d’estate. Questo è il tè d’inverno.- […].

Uno degli aspetti fondamentali della cerimonia del tè è proprio quello di essere, a discapito delle numerose regole, estremamente flessibile e variabile. Ogni stagione prevede numerosi cambiamenti all’interno del rito, il quale deve adattarsi al ciclo della natura per essere quanto più possibile in contatto con essa.

Ogni giornata, poi, è differente dalle altre: in un giorno di pioggia, il chashitsu non sarà mai come in un giorno di sole ed anche se, per assurdo, esistessero due giorni completamente identici, il cerimoniale sarebbe comunque diverso in virtù degli ospiti, delle nuove parole, dei nuovi fiori che fioriscono prendendo il posto di quelli appassiti, ecc.

Il cha no yu ci insegna, prima di tutto, a non rimuginare sul passato né, tantomeno, affannarci per un futuro in certo quanto, piuttosto, vivere appieno il momento presente, essere nel “qui ed ora”, assaporare quanto di positivo ci viene offerto cogliendo l’aspetto positivo delle cose perché, come recita il detto, “ogni giorno è un buon giorno”

Capii che, nei dolci giapponesi, al gusto degli ingredienti, si aggiunge il gusto delle stagioni.

Estetica ed annullamento

Il suo era un otemae svolto secondo le regole, eppure appariva un po’ come un vestito che fosse abituata a portare.

Non era la maestra a indossarlo, ma il vestito a adeguarsi alla figura della maestra…

Morishita Noriko riesce ad esprimere con chiarezza lampante e spiazzante un aspetto essenziale, fondamentale e complesso dell’estetica giapponese.

Mentre i più tendono a conferire valori di mercato agli oggetti, seguire mode e sottostare a trend passeggeri o luoghi comuni, la cerimonia del tè, attraverso l’imposizione di una ferrea disciplina, conduce lentamente ad un’estrema simbiosi e contemplazione dell’estetica la quale, lentamente, smette di essere percepita come “altro” divenendo parte integrante del soggetto.

Dopo avere appreso o, per meglio dire, “incorporato” alla perfezione le regole allora queste non saranno più origine di ansia, strumenti di coercizione dell’io ma, al contrario, diverranno un mezzo per esprimere direttamente il kokoro, proiettandolo verso l’esterno, diffondendo serenità e pace, impedendo a qualsivoglia accadimento di turbarci intimamente, contagiando coloro che ci sono vicini con la nostra quiete così come il fumo dell’incenso, tra spifferi e volute serpeggianti, riempie l’atmosfera di una stanza…

Nonostante l’importanza che dà all’individualità, nell’educazione scolastica ci sono condizioni che spingono le persone alla competizione, c’è mancanza di libertà; nella rigida cerimonia del tè, nonostante tutte le norme con cui ti lega, c’è una grande libertà, che accetta l’individuo per quello che è…

Postfazione

Nella postfazione all’opera, l’autrice, oltre ai dovuti e sentiti ringraziamenti, rivela il desiderio di scrivere un nuovo libro, composto di riflessioni ed esperienze personali, circa il mondo del e la propria esperienza in merito. Dopo essere rimasto stregato dalla sobrietà di stile ed umanità di Morishita Noriko, personalmente, mi auguro di potere presto stringere tra le mani la sua prossima creazione con la speranza che, seguendo il mio suggerimento di lettura, sarete d’accordo con me!

Where there’s tea there’s… a book!

Niente tè stavolta. Sì, esatto, avete capito bene, anzi, benissimo! Non ho bevuto nulla durante la lettura di questo romanzo, così intimamente intriso dell’essenza spirituale del tè, scorrevole come l’acqua e colmo del tepore umano da sembrare una vera e propria tazza di lettere!

Siccome il tè, almeno per quanto mi riguarda, si beve in primis per “dissetare lo spirito”, non ho sentito alcuna esigenza in merito, pienamente soddisfatto di quanto le parole hanno saputo donarmi.

In fondo, ancora, Morishita Noriko ci insegna che il è sempre il riflesso di noi stessi dunque, in onore di tale messaggio, scegliete le foglie che più v’aggradano, infondetele come il vostro gusto suggerisce, bevetene il succo quando e quanto desiderate assecondando, quanto più possibile, il vostro kokoro perché…

Forse il tè è un riflesso di ciascuno: ci sono tanti tè quante persone.

Omar.

 

7 pensieri su “Ogni giorno è un buon giorno: l’unica regola è essere sé stessi.

  1. Grazie Omar! È sempre un piacere leggerti. Hai una dote naturale nel rendere fruibili concetti filosofici alquanto difficili. Il libro mi era stato già segnalato, tra l’altro da un’amica cara, dopo aver letto la tua recensione diventa un motivo ulteriore per leggerlo. Ti sono grata.

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