“Superior Iron Goddess” (Zheng Wei Tie Guan Yin): una gita in aperta campagna…

Superior Iron Goddess è il nome scelto dal produttore per distinguere questo Tie Guan Yin. All’inizio, francamente, non capivo il perché del “Superior”: sembrava perlopiù una posizione di presunta altezzosità od una strategia di marketing per attirare il cliente. Dopo avere assaggiato il prodotto, tuttavia, ho capito: non ci si riferiva tanto alla qualità della materia prima quanto all’aroma!

Il tè in questione, certamente, si distingue per un sentore deciso e particolarmente marcato di fiori, esaltato dall’inclinazione zuccherina tipica della bassa ossidazione, contrariamente a quanto vorrebbe la tradizione cinese degli oolong, e dalla dolcezza che discerne le foglie di primo raccolto.

Nonostante la temperatura d’infusione piuttosto alta suggerita dal produttore (99°C) non infici affatto la qualità del liquore, ho deciso di proporre un’infusione effettuata mantenendo gli stessi parametri quantitativi (3 g di foglie per 50 ml effettuando una prima infusione di 20 sec., preceduta da risciacquo, e procedendo poi con le successive, fino alla nona, aumentando progressivamente di 5 sec.).

Tieguanyin-cioccolato 1

Tieguanyin: cultivar o tè?

Il Tieguanyin (o Tie Guan Yin) è certamente uno dei tè cinesi più celebri. Nonostante la fama, ho però letto e sentito troppe volte pareri discordanti circa le sue origini i quali rischiano di creare confusione.

Tralasciando l’aspetto mitologico della nascita del Tieguanyin, che potrete approfondire consultando il blog di Barbara cliccando qui, è bene specificare che si tratta prima di tutto di un prodotto concepito e coltivato nella contea di Anxi (Fujian, Cina). Il territorio si distingue per rilievi montuosi elevati ed un clima piovoso, fortemente umido, entrambi fattori che sono il segreto delle qualità organolettiche del tè stesso.

Un Tieguanyin ortodosso, pertanto, dovrebbe essere prodotto soltanto nella contea di Anxi o comunque all’interno del Fujian, mantenendo dunque le fondamentali caratteristiche del terroir: tuttavia, volendo essere particolarmente meticolosi, tale condizione non è sufficiente. Il tè in questione, di fatto, può oggi derivare da differenti varietà coltivate di Camellia Sinensis ma, di fatto, i primi Tieguanyin provenivano dall’omonima cultivar detta Guan Yin.

Il tè al quale stiamo per accostarci, in conclusione, sarebbe quindi per i puristi un Tieguanyin “autentico” a tutti gli effetti, un eco dell’antica tradizione e di conoscenze tramandate di generazione in generazione.

Beviamoci su!

Le foglie a secco appaiono ritorte e di medie dimensioni, dalle nervature evidenti, tra il verde perlato ed il verde canna, e rivelano da subito una forte personalità definita da sentori di prugne ed uva bianca, seguiti da fiori di campo e mele i quali diverranno più intensi nella gaiwan riscaldata in cui si percepirà anche un lieve accenno di pasticceria a guisa d’una torta paradiso.

Dopo la prima infusione si ottiene un liquore nitido e limpido, inizialmente giallo pera con riflessi ocra che vireranno poi in toni affini al giallo zinco o limone. Odorando l’infuso pervengono, coerentemente con quanto annunciato dagli aromi iniziali, sentori di mele, tiglio e, velatamente, cotone.

Al primo sorso compare, come un lampo subitaneo, appena percettibile, un guizzo minerale e di crumble, retaggio forse della seppure breve tostatura. Presto comunque giunge un sapore di pera, il quale perdurerà fino al termine della sessione, unitamente ad altri ricordi fruttati quali mela gialla e prugna, seguiti da una persistenza dolce, di confettura, per nulla astringente od amara.

Procedendo, i sentori rimarranno ugualmente fruttati e floreali incontrando nondimeno il sorgere di note maggiormente agrumate e pungenti che rammentano l’uva bianca o la limonata mentre la persistenza assumerà ancora più forza, somigliando alle fragole od allo zucchero a velo/filato.

Soltanto a partire dalla sesta tazza entreranno in scena una lieve astringenza ed amarezza finali, mai prepotenti o fastidiose, compensate però dall’aumento della dolcezza generale declinata, come ci si aspetterebbe, da un naturale calo dell’aromaticità.

Al termine della degustazione, il fondo della tazza rimane impregnato dell’odore di fiori gialli e foglie bagnate, quelle stesse foglie che ora appaiono bene aperte nella teiera, singole e dalle dimensioni notevoli, le quali dispiegano le loro nervature alquanto spesse e risultano prive di steli. Al naso, quest’ultime regalano ancora un potente profumo di primule, salsa di fragole, vaniglia e uva bianca, strizzando l’occhio ad un goloso accenno di croissant.

Considerazioni

Superior Iron Goddess si classifica con assoluta certezza come un tè spiccatamente dolce e floreale, tanto da stentare a rilasciare astringenza od amarezza persino nelle infusioni più tarde, mantenendo un corpo leggero ma nella media così come la persistenza che non tradisce le generali note fruttate addolcendo il palato.

Chiunque desideri approcciarsi al mondo del tè non può ignorare la Cina, culla di questo “cibo per l’anima”, ed è quindi calorosamente invitato, non appena ne avrà l’occasione, ad assaggiare un caposaldo della produzione nazionale quale il Tieguanyin.

In una tazza si rievoca l’atmosfera primaverile d’aperta campagna, il ricordo delle ultime primule e dei primi denti di leone sparsi come scintille tra i solchi dei campi appena seminati e pare di udire il canto delle rondini di primavera.

A prescindere dalle opinioni personali, si tratta di foglie per gli amanti dei sentori zuccherini e della bella stagione, della frutta appena colta e della vita assaporata in ogni suo momento, morso dopo morso…

Cioccola-tè

Credetemi, ho provato a nascondere la mia passione (non molto) segreta ma per me il cioccolato è come il vizio: posso perdere il pelo e salvare le apparenze, ma non eliminarlo dalla mia vita! Dunque, eccoci qua con una nuova “serie” nella quale azzarderò qualche abbinamento tra la spiritualità del tè e la “leziosità del cioccolato”, come l’avrebbe definita Okakura Kakuzo.

Di solito prendo prima in considerazione i sentori di un tè per poi selezionare il cacao più adatto ad accompagnare e concludere la degustazione ma, in questo caso, ho dovuto fare l’operazione inversa meditando piuttosto su come potere attenuare una caratteristica piuttosto evidente del cioccolato in esame rispettandone al tempo stesso la natura tattile ed aromatica.

A dilemma risolto, vi presento dunque un monorigine “Piura Blanco” 70% del Perù (A. Morin), terroir che conferisce al cioccolato note fruttate e floreali ma, al contempo, un’acidità marcata che può talvolta infastidire i palati più sensibili.

Potrebbe sembrare una scelta azzardata accostare un oolong a bassa ossidazione ad un fondente tuttavia, in questo caso, la scarsa amarezza del cacao non disturba affatto i sentori del in questione che, come già detto, gode anche di una forte personalità.

Al naso, il cioccolato rivela un profumo di fiori bianchi che bene si accosta a quello del Tieguanyin mentre all’assaggio sovviene un’iniziale acidità fruttata, simile al cedro, al ribes od all’uva bianca, seguita nello scioglimento da note di panna e meringa accompagnate ad una struttura nella media ed una fine granulosità mentre, in chiusura, nella buona persistenza di dilunga, emergendo dolcemente, l’aroma primario (cacao) unitamente ad un più docile ritorno di fresca acidità, rassomigliante al limone od all’erba Luigia.

La dolcezza generale del Superior Iron Goddess bene si sposa con quella del monorigine creando un connubio fruttato e floreale senza pari ma attenuato sia dalla freschezza generale che dall’acidità d’apertura del cioccolato, a sua volta mitigata dal calore del liquore nonché dalla sua media corposità.

Pure non avendo ancora un titolo “ufficiale” di degustatore di cioccolato, confesso di essere un assiduo appassionato ed assaggiatore, ricco d’informazioni e voglia d’imparare e condividere. Eventualmente, potrei dedicare una serie di articoli alla scoperta del mondo del “Cibo degli dei”: cosa ne pensate, vi andrebbe di salpare per un altro viaggio, questa volta alla volta dell’estremo occidentale del mondo?

Siete liberi di lasciare un riscontro commentando quest’articolo sul blog oppure sulla pagina Facebook ma anche, per i più timidi, contattandomi privatamente. Intanto, con la speranza di accendere la vostra curiosità, allego qualche immagine della piantagione e del cacao alle origini del cioccolato proposto!

Omar.

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6 pensieri su ““Superior Iron Goddess” (Zheng Wei Tie Guan Yin): una gita in aperta campagna…

    • Grazie Barbara, ho pensato di unire finalmente le due facce della medaglia sperando ne potesse uscire qualcosa di interessante ed accattivante, che fosse in grado di dare l’opportunità a me ed a voi lettori di mettersi in gioco.

      Spero di potere approfondire meglio l’argomento perchè, se sul tè aleggia nel Bel Paese una certa superficialità, sul cioccolato incombe purtroppo una quasi totale ignoranza che spero, nel mio piccolo, di contribuire ad eliminare creando al contempo forse l’unica pagina italiana attiva sull’argomento! 🙂

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  1. Innanzi tutto complimenti. Un percorso conoscitivo, più che un articolo, nel meraviglioso (e forse ancora ermetico in Italia) mondo del tè (e del cioccolato). Io mi sto avvicinando lentamente alla degustazione di questa bevanda, metodo gong fu ovviamente e non nascondo un immensa difficoltà nel trovare della buona materia prima. Ho provato alcuni online shop ma il risultato non è stato incoraggiante. Mi trovo a chiederle dunque, spinto da esasperazione e curiosità, dove ha trovato questo meraviglioso Tieguanyin. Grazie e buona degustazione.

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    • Prima di tutto, ringrazio per l’apprezzamento e la curiosità dimostrata, augurandoti allo stesso tempo una buona avventura perchè il mondo del tè, così come quello del cioccolato, è un viaggio che ha un inizio e mai una fine! Per quanto riguarda il produttore del tè in questione, mi riservo di contattarti privatamente per fornirti ulteriori informazioni.

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