I segreti della casa sotto l’albero: echi di guerra…

Magia, meraviglia ed incanto stridono e si mesciano con il rumore e lo sferragliamento della guerra generando un accostamento straniante grazie al quale, attraverso gli occhi di un bambino e l’utopia d’un’esistenza utopica e fatata, potremo vedere il conflitto come mai avremmo pensato.

Inui Tomiko, con I segreti della casa sotto l’albero, sancisce non soltanto gli albori del genere fantasy in Giappone ma, al contempo, rende quest’ultimo una letteratura di tutto rispetto farcendo la propria opera di messaggi pregnanti ed universali, insegnamenti per adulti e fanciulli.

I segreti della casa sotto l'albero 1

Breve, diretto e significativo, il romanzo in questione è anche un racconto di formazione, una crescita a doppio senso che coinvolgerà anche il lettore travolgendolo, sconvolgendolo e catapultandolo in una dimensione dove la presenza del fantastico si trova in una realtà così distorta e crudele da sembrare più irreale delle creature magiche che intridono il libro.

In mezzo alla posta arrivata la mattina e che stavo smistando sul tavolo dove lavoro c’era un pacchetto. […] Moriyama Yuri, il nome scritto con un pennarello blu era quello della bambina del mio posto segreto.

In fretta scartai la busta e, aperto il quadernone all’interno, cominciai a leggere.

Trama

Nella famiglia Moriyama le tradizioni sono molto importanti ma ve n’è una, in particolare, un po’ insolita, per non dire bizzarra. Di generazione in generazione, infatti, i Moriyama convivono e si prendono cura di piccoli esserini in grado di dormire in una scatola di fiammiferi, lavorare, studiare: in breve, svolgere ogni attività che un comune essere umano potrebbe fare. Tuttavia, la famigliola del “piccolo popolo”, composta da Balbo, Fern ed i loro due figlioletti, necessita soltanto di una cosa per vivere: il latte.

Yuri, l’ultimogenita dei Moriyama, ha il compito di riempire quotidianamente il piccolo bicchiere di vetro azzurro con il latte necessario alle minuscole creature le quali, grazie a tale sostentamento, vivono serene e tranquille in una piccola nicchia ricavata nei pressi di una finestrella della biblioteca di casa.

Un giorno, l’incedere della guerra irrompe tra i Moriyama. Yuri, per sfuggire all’abominio, si trasferirà in un piccolo villaggio rurale sotto la cura di due donne portando con sé il “piccolo popolo” nonché il bicchiere di vetro necessario per la loro sopravvivenza.

In tempo di guerra, però, il latte non è più così disponibile come prima. Yuri, per la prima volta, proverà cosa significa avere delle responsabilità e dovrà battersi in ogni modo per adempiere al proprio compito senza rivelare ad alcuno l’esistenza dei suoi magici amici.

D’altro canto, anche la famiglia di Balbo e Fern vedrà crollare il proprio mondo utopico ed ideale ritrovandosi costretta ad esplorare il mondo, uscire allo scoperto nel tentativo di sopravvivere e scampare alle ferite del conflitto.

Stile

Inui Tomiko possiede una scrittura scorrevole, composta da frasi brevi e parole semplici ma non per tale ragione dai frivoli contenuti.

Il legame con la natura, nello specifico con le stagioni, traspare evidente tra le righe mentre non mancano riferimenti ad eventi storici quali il fenomeno dell’ingaggio d’insegnanti occidentali in Giappone durante il periodo Meiji.

Richiami ai big del fantasy

Ad impreziosire l’opera di Inui Tomiko, pioniera della letteratura fantastica nipponica, ricorrono numerosi riferimenti ad alcune autori occidentali del genere tra i più noti e dai quali l’autrice ha sicuramente tratto ispirazione. Tra questi, si riconoscono facilmente un richiamo a Il piccolo principe (Antoine de Saint-Exupéry), allusioni all’immaginario tolkeniano e parallelismi con le opere omeriche, nello specifico con l’emblema della “tela di Penelope”

Vicino a lui, la figlia, in silenzio, stava confezionando un nastro. Iris senza dire neanche una parola, come aveva giurato la sera che si erano separati da Yuri, stava facendo un nastro dei colori dell’arcobaleno perché arrivasse il prima possibile il giorno in cui, finita la guerra, sarebbero potuto tornare dalla famiglia

Tradizioni

Una tematica ricorrente è certamente quella della tradizione intesa come perpetuarsi di conoscenze ed attività nel corso delle generazioni.

Yuri, da giovanissima, apprende dal fratello dell’esistenza del “piccolo popolo” imparando come prendersene cura e sostituendo, infine, il ruolo del proprio “insegnante” divenendo ella stessa responsabile di sostenere l’antica usanza che ormai da anni attraversava la discendenza dei Moriyama.

Le tradizioni non solo ci fanno sentire parti di un gruppo sociale ma, allo stesso tempo, ci consentono di non sentirci mai soli costituendo un legame indissolubile che travalica ogni distanza e mancanza, divenendo un mezzo per fare ritorno alle nostre origini, ergendosi a simbolo d’identità e d’amore.

Risonanze shintoiste

L’autrice trae certamente ispirazione dalla letteratura fantasy occidentale ma non si limita a copiarne i tratti salienti: al contrario, Inui Tomiko riesce abilmente a fondere l’immaginario tradizionale giapponese con le origini letterarie del genere dando vita ad una deliziosa ed innovativa unione.

La presenza di piccoli esseri viventi, se da un lato potrebbe essere eredità de Lo Hobbit (J.R.R. Tolkien), molto più probabilmente fa riferimento ai più giapponesi koropokkuru, creature del folklore nipponico dalle dimensioni particolarmente minute e con un atteggiamento schivo in tutto e per tutto simili alla famiglia di Balbo. Se volete approfondire la conoscenza dei koropokkuru, ne ho parlato più diffusamente qui .

Tuttavia, i riferimenti si estendono alle più radicate credenze shintoiste invocando la presenza di un vero e proprio spirito della natura o, a seconda delle interpretazioni, uno yōkai 妖怪, Amanejaki, del quale farete la conoscenza nel corso della lettura, ed animali senzienti come il piccione Yahei, vaghi rimandi a figure mitologiche popolari come kitsune o tanuki.

Guerra

Tuttavia una serie di avvenimenti adesso aveva toccato anche la stanzetta dei libri: erano venuti due uomini che avevano portato in prigione Moriyama Tatsuo, il figlio chiamava suo padre antipatriota e ora che la realtà gli si era mostrata anche Balbo, ignaro di tutto, sentiva acutamente la violenza della tempesta fuori.

La guerra non è soltanto un tema che attraversa l’intero racconto ma, al contempo, ne costituisce il vero e proprio punto di svolta, una rottura dell’iniziale realtà idillica a partire dalla quale prenderanno vita le vicende ed i cambiamenti che porteranno alla crescita dei personaggi ed all’introduzione di nuovi argomenti.

Piuttosto che nella sua forma più violenta ed esplicita, Inui Tomiko tratta il conflitto relegandolo ad un costante e perenne secondo piano, traducendolo in effetti secondari e senso d’angoscia od incertezza dei protagonisti, facendolo tralucere tramite piccole mancanze od accadimenti invece che presentandolo in maniera cruda e diretta.

Nondimeno, attraverso la prospettiva del “piccolo popolo” e lo sguardo infantile, la guerra non viene affatto sminuita mentre ne vengono piuttosto messi in evidenza tratti e conseguenze spesso ignorati.

Infanzia… rubata!

La sua preziosa famiglia si era distrutta in soli uno o due anni… Una grande forza terribilmente ostile, ignorando i desideri della signora Tōko, aveva sparpagliato con forza i membri della serena famiglia Moriyama. O meglio, non solo i suoi: aveva tolto la gioia di vivere insieme, genitori e figli, da tutte le case del Giappone.

Yuri era una bambina tutto sommato felice ed in buono stato di salute, coccolata in famiglia e grossomodo d’agiata famiglia. Quando il padre viene imprigionato in quanto sospettato di antipatriottismo, però, la famiglia Moriyama capitola rapidamente perdendo il proprio prestigio e le sue ricchezze.

Il conflitto mondiale rappresenta per Yuri un precoce distacco dalla propria infanzia e, contemporaneamente, l’occasione di crescere e mettersi alla prova. Così, attraverso sofferenze, distacchi e disavventure, la bambina diventerà in modo quasi inconsapevole sempre più indipendente ritrovandosi ad essere “madre” del “piccolo popolo”, comprendendo a fondo cosa significhi avere doveri e responsabilità, realizzando che nulla al mondo è donato…

Crollo dell’utopia

Gli esserini provarono fino quasi al disgusto quanto fosse insipida e triste la tavola senza il latte nel bicchiere azzurro. E questo non era solo un problema di sapore o di mancanza di liquidi. Il latte portato sotto la finestra, senza saltare un giorno, da Tatsuo, Yukari e Tōko quando erano piccoli, e poi dall’attuale generazione Moriyama, Tetsu, Shin e Yuri, non era semplicemente cibo, ma il simbolo dell’amore verso di loro e di un sentimento autentico di chi considerava la loro vita più preziosa di qualsiasi cosa…

Similmente a quanto accade per l’ultimogenita dei Moriyama, anche la famiglia di Balbo viene strappata dalla propria realtà perfetta ed attraversa, parallelamente a Yuri, un percorso di formazione che condurrà i propri membri ad esplorare il resto del mondo mettendosi in gioco e correndo pericoli che mai prima avrebbero immaginato di dovere affrontare… cosa imparerà il “piccolo popolo” da queste vicissitudini? Sceglieranno di rimanere fedeli a Yuri oppure di abbandonarsi alla ritrovata indipendenza?

Conclusioni

I segreti della casa sotto l’albero è senza ombra di dubbio un romanzo che ha segnato un punto di svolta all’interno del panorama letterario giapponese, come confermano la ristampa in patria e la vincita di numerosi premi da parte di Inui Tomiko nonché la selezione nel 1964 per il premio Hans Christian Andersen.

Sicuramente si tratta di un’opera ancora troppo di nicchia in Italia ma che merita d’essere divulgata e letta con maggiore attenzione non soltanto in virtù dei temi trattati ma anche per conoscere un modo diverso di scrivere fantasy, per rendersi conto che, alle volte, si può sognare anche immergendosi in una cruda realtà senza per questo sdrammatizzare od edulcorare la verità.

I segreti della casa sotto l'albero 2

Qualche accanito sostenitore ed assiduo lettore del fantastico occidentale potrebbe trovare il racconto poco intenso a causa della sua brevità e della relativa scarsità degli elementi immaginari in paragone ad opere maggiormente impegnative come, ad esempio, Il signore degli anelli (J.R.R. Tolkien) o Le cronache di Narnia (C.S. Lewis). Nondimeno, invito comunque a dare una possibilità al presente breve racconto anche solo per intravedere una possibile bozza di partenza per una futura evoluzione ed innovazione del genere fantasy.

Per coloro che adorano l’estrema e spesso presente capacità di sintesi e pregnanza che adornano spesso gli autori giapponesi la lettura è invece senz’ombra di dubbio consigliata nonché occasione d’espandere la propria conoscenza del panorama letterario del Sol Levante oltre gli autori più noti e maggiormente diffusi od accolti in Europa.

Bevetè

(Per la degustazione completa cliccare qui ).

Non so per quale ragione, ma non riuscivo a distogliere il mio pensiero da un elemento costante del romanzo: il latte.

Perché proprio il latte? Per quale ragione era proprio la candida bevanda l’essenza vitale per Balbo e la sua famiglia? Dopo averci riflettuto, sono giunto alla mia conclusione. Il latte, in fondo, non è forse il simbolo tangibile dell’amore materno? E non è forse amore materno quello che Yuri o chi per lei dimostra alle minute creature donando loro del cibo? Quale alimento migliore avrebbe dunque potuto scegliere Inui Tomiko per simboleggiare una così profonda e continua premura?

Ho voluto rendere onore al messaggio implicito che l’autrice ha voluto incarnare nella bevanda in questione, ossia la cura e la preoccupazione per il prossimo, sorseggiando un tè verde giapponese lavorato a partire da Kanaya Midori, una particolare cultivar famosa appunto per i suoi sentori lattei.

Nondimeno, la fedeltà del tè in questione al racconto non si limita alla semplice sensazione di latte. Nello specifico, trattandosi di un fukamushicha, esso si ammanta d’una percepibile nota umami, quasi salina, la quale si fonde perfettamente con gli aromi delle foglie evocando il ricordo del latte di capra, al quale Yuri dovrà ricorrere per lungo tempo al fine di sfamare il “piccolo popolo” in tempo di guerra.

Fukamushicha Kanaya Midori, poi, è un tè caldo, in tutti i sensi, in grado di reggere temperature d’infusione insolitamente alte rispetto alla media dei tè verdi giapponesi senza per questo perdere il proprio carattere deciso e rassicurante, senza mancare di riscaldare, come un atto d’amore, corpo e mente, facendoci sentire al riparo quasi come fossimo al riparo da tutto, tra le braccia d’una madre premurosa e le pagine d’un libro ch’è un esempio d’amore autentico e disinteressato attraverso lo sfogliarsi degli anni…

Omar.

2 pensieri su “I segreti della casa sotto l’albero: echi di guerra…

  1. Buongiorno Omar
    Ho letto ed apprezzato il tuo articolo che ha toccato in me due punti fondamentali.
    Le tradizioni, il latte caldo o freddo che sia con quel dolce sapore che mi riporta sempre all’infanzia, bianco candido rassicurante per me non è solo una bevanda ma un luogo dove rifugiarsi quando mi sento spaventa stravolta dove avvenimenti dolorosi mi travolgono. E li mi preparo la mia tazza di latte mi siedo la tengo tra le mani la guardo ed inizio a sorsegiarla e ad ogni sorso chiudo gli occhi, rivedo la mia nonnina che tutte le volte che mi recavo da lei c’era sempre un bicchiere di latte pronto da bere. Le origini le usanze per me un argomento estremamente doloroso.
    Ora ho due signorine e a loro cerco di trasmettere il significato l’importanza di determinati gesti.
    Grazie Omar per il tuo articolo che ha riempito la mia mente di dolci ricordi e i miei occhi di lacrime

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    • Cara Katia, spero di avere generato lacrime di gioia e non di tristezza!
      Detto questo, il latte è sicuramente un simbolo universale che rimanda ad un senso di sicurezza e protezione proprio perchè direttamente connesso alla figura e presenza materna. Come hai giustamente ricordato, però, non è solo metafora dell’amore ma, al contempo, della continuità della vita, dell’importanza, come trasmette il detto giapponese “tatsu tori ato wo nigosazu” 立つ鳥跡を濁さず “Un uccellino che spicca il volo non intorbidisce le acque”, di lasciare un’eredità, un impronta, esattamente come stai facendo con le tue figlie!
      Di questi tempi, infine, ti auguro forza e coraggio… restiamo lontani ma… vicini!

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