River High: bollicine!

River high, letteralmente “fiume alto”, è il nome scelto dal produttore per identificare questo Ren Shen Wulong. Anche se non specificato, il significato di tale attribuzione si scopre molto presto, non senza una buona dose di stupore: appena l’acqua calda si rifrange sulle le foglie, infatti, il liquore, nel corso dell’infusione è, come dire… frizzante! Già, non avrei mai pensato di scrivere la parola “frizzante” in riferimento ad un tè ma è proprio così! Numerose bollicine si levano dalle foglie, scoppiettando sommessamente al termine della loro risalita, e l’effetto che si crea è proprio simile a quello dell’acqua gorgogliante d’un fiume in piena, allo schianto a terra d’una cascata!

Scopriremo meglio questo tè, raccolto il 10 aprile 2019 presso Anxi-Fujian-Cina-500m da cultivar Tie Guan Yin (della quale ho parlato già diffusamente qui), ma prima alcune specifiche “tecniche”.

Ho effettuato come al solito un’infusione in stile orientale secondo i dettami del gong fu cha in una piccola gaiwan di 50ml con una quantità di foglie pari a 3g, rispettando una temperatura di 95°C ed effettuando un breve risciacquo iniziale, procedendo poi con una prima infusione di 25s, aumentando di 5s ogni successiva tazza fino al raggiungimento di 9 bevute.

River High Meileaf 4

Ren Shen Wulong

Il Ren Shen Wulong è un tè prodotto in Cina e Taiwan aromatizzato in modo del tutto naturale tramite l’aggiunta di polvere di ginseng, radice orientale nota per le sue proprietà energizzanti e stimolanti.

Le origini di tale lavorazione sono dubbie ma pare si tratti di un’innovazione relativamente recente. Ad ogni modo, cerchiamo di capire come nasca, dal punto di vista pratico, il tè in questione.

Quello che vi propongo è un Ren Shen Wulong lavorato secondo il metodo tradizionale. Le foglie di Camellia Sinensis vengono fatte parzialmente ossidare, così come previsto per gli oolong, poi appallottolate e, infine, rotolate in una raffinata polvere di ginseng la quale crea una sorta di camicia attorno alle piccole sfere conferendo loro l’inusuale e curioso aspetto.

Ad oggi, d’altro canto, esistono altre metodologie di produzione, certamente più rapide e di maggiore impatto gustativo ma, al contempo, di minore qualità e dallo spettro aromatico ristretto. Nello specifico, il ginseng può essere aggiunto prima di appallottolare le foglie, operazione che determinerà un più marcato sentore della radice ma a discapito delle qualità organolettiche del tè.

Di scarsa qualità, invece, sono gli oolong al ginseng prodotti triturando le foglie, pressandole insieme per conferire loro la forma sferica ed infine rivestite. Quest’ultima procedura darà come risultato un prodotto scadente, comprensibilmente amaro ed astringente nonché “piatto” ma, in compenso, facilmente riconoscibile. Uno Ren Shen Wulong prodotto nella maniera previo descritta, infatti, si presenterà con sfere di forma regolare. Qualora vi trovaste di fronte al caso nominato, dunque, diffidate se il vostro desiderio è quello di acquistare un tè autentico e ricco di personalità.

Beviamoci su!

Sassolini: così appaiono le foglie secche, simili ai ciottoli che s’intravedono nel letto d’un fiume d’alta montagna, traverso l’acqua cristallina. Opacità e cromature verdi grigiastre con sfumature tendenti al seppia dovute alle venature intraviste delle foglie accompagnano un aroma di pistacchi tostati, biscotti al burro, ginseng e confettura di frutti di bosco.

Risvegliamoci dall’iniziale sconcerto e versiamo l’acqua nella gaiwan, godendoci la danza scoppiettante delle bollicine. Al termine dello spettacolo, ci ritroveremo dinnanzi ad un liquore limpido, tra l’oro antico ed il giallo narciso, dalla fragranza floreale, di margherite e camomilla, ma anche delicatamente balsamica, d’eucalipto, con un accenno inusuale di pastella sul finire.

Nella prima tazza sgorga una spiccata dolcezza di miele d’acacia e fiori gialli, seguita dalla nota fruttata d’albicocche e dall’accenno speziato, al contempo erbaceo, del ginseng. Nella persistenza, la dolcezza non accenna a diminuire, assumendo i toni dello zenzero candito e dello zucchero di canna, accompagnandosi da subito con una certa corposità e durata nel tempo.

A metà della sessione, il tè s’arricchirà d’una nota di cuore nocciolata, di mandorle salate, tradendo così una certa mineralità nonché imperlandosi di ricordi di pastafrolla nella persistenza.

Le ultime tazze, dal sentore ancora percepibile, non calano molto d’intensità, ma perderanno le note di frutta secca in favore d’un sentore maggiormente floreale, simile ai fiori di zucca.

Annusando il fondo della tazza, permane un sentore tra lo zucchero di canna ed il pralinato, affine aibrutti ma buoni, dolcetti tipici della tradizione toscana, originari di Prato.

Nella teiera le foglie arenate, ora bene aperte, singole e particolarmente grinzose, di medie dimensioni e con cromature tra il verde brunastro e l’olivastro, senza la presenza di steli e con nervature importanti, profondono un odore che riprende la confettura d’albicocche e la pastafrolla distinguendosi anche per uno zampillo di tostatura molto leggero.

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Considerazioni

Al termine dell’assaggio, possiamo trarre alcune conclusioni. Prima di tutto, osservando la colorazione delle foglie aperte dopo l’infusione, s’ipotizza una media ossidazione delle stesse e si conferma la lavorazione tradizionale dichiarata dal produttore, effettuata lasciando intatte le foglie stesse.

Spostandoci invece sul piano gustativo, notiamo che il sapore di ginseng, pure presente nell’arco di tutta l’esperienza, tende a diminuire nel tempo, indice di come esso sia stato effettivamente posto soltanto all’esterno delle foglie, consentendo dunque a queste d’esprimere le loro qualità senza essere soverchiate dalla prepotenza della radice.

Si tratta, in definitiva, di un tè estremamente corposo, praticamente privo d’astringenza ed amarezza (contrariamente a quanto la presenza del ginseng potrebbe indurre a pensare) e, anzi, particolarmente dolce, caratteristica imputabile alle foglie scelte data l’assenza di dolcificanti naturali od artificiali di sorta all’interno del prodotto.

Personalmente, affermazione che nulla toglie all’elevata qualità del prodotto, l’ho trovato forse un po’ troppo zuccherino per i miei gusti ma, come sempre, il tè ha saputo meravigliarmi non solo con un frizzante effetto a sorpresa ma, al contempo, evocando un prezioso ricordo d’infanzia, ricalcando il sapore di ravioli dolci all’albicocca che contrassegnavano i miei giorni di vacanza al mare. Per questo, dunque, rendo grazie a questo tè, lo “perdono” per la sua dolcezza e lo rispetto per la sua natura che lo rende unico…

A voi capita mai di scivolare in un piacevole flashback facendo tracimare il passato dalle vostre tazze? A me succede spesso! Se somigliate al sottoscritto, condividete uno di questi magici istanti, parlateci di un tè che ha saputo conquistarvi il cuore e, magari, anche il palato!

Omar.

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