Silver Needle Feng Qing: semplice bontà!

Il vecchio detto recita: “Le cose più semplici sono anche le più buone!”. Orbene, questo è proprio il caso del Silver Needle Feng Qing, uno Bai Hao Yin Zhen, detto “aghi d’argento”, appunto, dal lodevole equilibrio tra qualità e prezzo.

Sebbene lo Yin Zhen sia di norma considerato un tè dai costi elevati, all’interno del proprio range quello in questione risulta mediamente economico, non particolarmente ricercato né tantomeno pregiato ma ugualmente raffinato e godibile, con un profilo aromatico definito, non troppo complesso ma sufficientemente articolato da non risultare piatto.

Come avremo modo di vedere, poi, le gemme, unico costituente dei Silver needle, ci consentono di avere una certa arbitrarietà nella scelta dei tempi e dei parametri d’infusione, mostrandosi piuttosto versatili e meno bisognose di accorgimenti rispetto ad altri tè.

Nella degustazione che mi ripropongo di condividere, in dettaglio, ho effettuato una tradizionale infusione orientale in 50ml di acqua a temperatura di 95°C utilizzando 3,2g di gemme. Dopo un breve risciacquo iniziale, ho proseguito con la prima infusione di 25s, aumentando le successive di altri 5s fino al raggiungimento di 8 tazze. Per completezza, il tè è stato raccolto a marzo 2019 presso il villaggio di Da-Si, Feng Qing, contea di Lincang, Yunnan, Cina.

Silver Needle Feng Qing YS 4

La “giusta misura”

Tra i tea-lovers, probabilmente, il metodo d’infusione del tè bianco è probabilmente il più incerto e dibattuto. Alcuni sostengono che necessiti di temperature simili agli oolong, altri invece preferiscono rasentare la bollitura dell’acqua. Allo stesso modo, le tempistiche variano moltissimo tra le diverse ideologie… se volete divertirvi, fate una breve ricerca sul web! Prendete un qualsiasi tè bianco in purezza e cercatene le metodologie d’infusione suggerite da più produttori: confrontatele e, con ogni evenienza, non ne troverete una identica all’altra!

Dunque, come ci si dovrebbe comportare dinanzi ad un tè bianco? Quanto segue è un’unione di mie opinioni personali, maturate con l’esperienza, e delle linee di pensiero alternative più diffuse.

Personalmente, quando mi accingo a bere un tè bianco, prima di tutto lo osservo… è composto soltanto da foglie, da foglie e gemme o da sole gemme? Già da questa prima analisi posso farmi un’idea di come andrò ad effettuare l’infusione. In particolare, le foglie solitamente rilasciano più rapidamente gli aromi e, di conseguenza, opterò per temperature d’infusione tra gli 80 e 90°C. Al contrario, le gemme, proprio in quanto tali e quindi ancora chiuse, faticano maggiormente a manifestare le loro qualità, ragione per cui solitamente tendo ad impostare il bollitore tra i 90 ed i 99°C.

Appurato quanto detto in precedenza, tuttavia, non è detto che infondere, per esempio, uno Yin Zhen ad 85°C porti necessariamente a risultati sgradevoli. D’altro canto, sarà però necessario tenere presente della sua difficoltà nel profondere aromi e, pertanto, i tempi d’infusione dovranno essere dilatati.

Per quanto riguarda l’”aghi d’argento”, infine, esistono due correnti di pensiero estreme. La prima, già anticipata poco fa, prevede di usare temperature modeste (80-90°C) con tempi d’infusione insolitamente lunghi. Come risultato, si otterrà un liquore dai sentori sicuramente più dolci ma anche più tenui ed indefiniti.

La seconda opzione, invece, è quella di utilizzare temperature molto alte (90-99°C) e tempi d’infusione ridotti. In questo caso, la bevanda avrà certamente maggiore corpo e carattere ma, allo stesso tempo, risulterà meno dolce e potrebbe manifestare caratteristiche sgradevoli, più o meno accentuate, quali amarezza o, più raramente, astringenza.

Nella presente sessione adotto il mio approccio “classico” allo Yin Zhen: preferisco temperature alte ma non troppo, tempi regolari e sfrutto un breve risciacquo iniziale per incentivare il tè bianco, dai sentori generalmente delicati, ad avere maggiore forza nella prima tazza. Ovviamente, qualora mi accorgessi che per un determinato silver needle fossero necessarie altre accortezze, il mio pensiero rimane ugualmente flessibile: non si tratta di una legge imperativa quanto, piuttosto, di uno standard rispetto al quale tarare eventuali cambiamenti.

Come al solito, poi, entra in gioco anche il gusto personale. Sentitevi liberi di sperimentare, ricercando e tentando di raggiungere il gusto e gli aromi che v’aggradano di più. Se vorrete condividere la vostra esperienza o le vostre idee in merito, ovviamente, sarò più che felice del confronto!

Beviamoci su!

Non amo essere troppo monotono quindi, almeno questa volta, “facciamo come i gamberi”, procediamo a ritroso e… vediamo come sono le gemme esauste, vero fiore all’occhiello di questo tè! Il colore asparago, con sfumature beige verdastro, e le medie dimensioni passano in secondo piano rispetto all’area olfattiva. Al naso, infatti, si presenta un’evoluzione assai interessante! Inizialmente, ancora tiepide, le gemme ci ricordano i lamponi, la radice di liquirizia ed i fagioli cannellini con una scia floreale e legnosa. Con lo scorrere dei minuti, nondimeno, l’odore cambia sensibilmente, divenendo dapprima più floreale, di rose, e, in seguito, acquisendo un potente aroma fruttato, di melone, continuando lo spettacolo organolettico anche a sessione terminata!

Tali e quali, invece, le gemme, chiuse così come lo sono anche ad infusione effettuata, presentano la tipica peluria argentata che ricopre la superficie dalla tinta beige verdastro ed una profumazione tenue e piuttosto monocorde, di fieno e legno grezzo.

Il liquore, limpido e di colorazione costante, passando tra varie gradazioni d’avorio e mantenendo riflessi rosa antico, possiede un tenue aroma d’uva bianca, fiori di campo e denti di leone.

Al palato, sentori delicati di miele d’acacia o linfa di betulla, seguiti da più marcate note di lamponi le quali, protraendosi per un poco anche in una media, dolcemente equilibrata persistenza, precedono una chiusura che ricorda il legno grezzo.

A partire dalla terza tazza, il sentore fruttato, di lamponi e frutti rossi brinati, andrà facendosi più presente ed emergeranno anche sensazioni di liquirizia e latte d’avena.

Procedendo, ancora ricordi di frutta ma differenti, meno “aciduli”, somiglianti piuttosto alle pere mature od alla papaya con una certa cremosità che, all’attacco, potrebbe rimandare al mango od alla purea di zucca.

Alla fine, la tazza vuota trattiene il ricordo di vaniglia, cioccolato bianco oppure crema pasticcera leggera.

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Considerazioni

Silver Needle Feng Qing si presenta come un tè bianco di buona qualità, non eccelsa ma nemmeno scarsa, perfetto per un primo approccio a tale prodotto ma anche come tè “quotidiano”. Grazie alle peculiarità già discusse nonché ad un corpo nella media ed una nulla amarezza seguita da astringenza minimale, invita alla sperimentazione ed al “gioco”, confermandosi così come ottimo rappresentante della propria categoria.

Nonostante una gamma aromatica ristretta, prevalentemente oscillante tra le aree del floreale, del fruttato e del legnoso, possiede qualità definite e bene percepibili unitamente alla capacità di reggere un numero notevole d’infusioni. Spicca, invece, per l’interessante ed intrigante profumazione delle foglie umide, caratteristica di pregio che valorizza ulteriormente il tè in questione.

Con retrogusti legnosi particolarmente moderati rispetto alla media degli Yin Zhen nonché dalla dolcezza costante, sempre presente ma perfettamente equilibrata, mai stucchevole, quest’”aghi d’argento” si profila come un ottimo modo per vivere le prime, timide giornate di primavera facendoci sognare, con i suoi sentori delicati, i fiori ed i frutti che verranno permettendoci, nella sua semplicità, di rinascere assieme agli alberi che sgranchiscono le prime foglie…

Omar.

4 pensieri su “Silver Needle Feng Qing: semplice bontà!

  1. Ciao Omar condivido pienamente la prima frase del tuo articolo, che le cose semplici sono le più buone, ho letto il tuo articolo e posso dire come è impressionante il cambiamento di gusto che può assumere un tè in base a temperatura dell’acqua e tempi di infusione, rimango sempre rapita dai termini comuni con la quale descrivi aromi profumi colori del tè. oggi credo qualità di poche persone che sanno apprezzare degustare con calma e tranquillità quello che può essere un te o un pezzo di cioccolata.
    Rimango allibita quando vedo le mie figlie a tavola che in questi giorni a casa, fanno impressione alle 12 si siedono e alle 12:10 hanno già finito primo e un po di contorno il tutto parlando.
    Io che adoro la calma il silenzio sentire la corposità i sapori di ogni pietanza m sento sminuita come cuoca..
    Comunque io sempre attratta dalle tue spiegazioni precise e dettagliate, mi auguro prima o poi di vederti preparare un te e di poterlo anche sorseggiare con te.
    Un abbraccio, Katia

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    • Il mondo del tè è molto affascinante, almeno per me e, passato questo periodo, il mio invito per una bevuta in compagnia resta valido!
      Da un lato, invece, per quanto concerne le tue figlie posso capirle: anch’io, non molti anni fa, mangiavo di fretta, incurante di ciò che masticavo ed ignaro di quanto avevo nel piatto poi, però, sia conoscere la “bevanda ambrata” sia ritrovarmi io stesso ai fornelli mi ha permesso di comprendere a fondo il valore del cibo, l’importanza di assaporare non solo con lo stomaco ma, soprattutto con i denti e, infine, d’accogliere sempre con gratitudine quanto mi accingo a degustare: esso infatti è sia un dono della natura che il frutto del lavoro di molte persone e, se ci si trova in una ristorante, anche il risultato dello sforzo, del tempo e dell’amore che qualcuno ha speso in nostro favore.
      Sono sicuro che, con il tempo, anche le tue figlie capiranno: per ora, come vuole il corso degli eventi, è giusto che vivano il loro periodo di spensieratezza…

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