Fire Phoenix: i segni del tempo

Ad un primo impatto, Fire Phoenix parrebbe essere il classico Shu Puerh o Ripe Puerh che dire si voglia, senza arte né parte. In breve, ogni segnale prima dell’assaggio ricalca esattamente le qualità generali che ci si aspetterebbero da tale categoria di tè, senza mostrare alcuna peculiarità degna di nota, in grado di distinguere il prodotto. Nondimeno, all’assaggio, qualcosa riuscirà a sorprenderci, ma cosa?

Fire Phoenix (Meileaf) 2

Vediamo come potrebbe essere un Puerh “cotto” bene invecchiato, da cultivar Da Ye Zhong, raccolto nella primavera 2008 a Menghai-Bulang-Yunnan-Cina-1700m ed infuso, con un breve risciacquo iniziale, in una sessione di Gong fu cha alla temperatura di 99°C, utilizzando 50ml di acqua per 2,9g di foglie, con un breve tempo d’infusione di 10 secondi aumentato di 5 per le successive, fino ad arrivare alla bellezza di 20 tazze!

Gong Ting puerh

Il tè al quale stiamo per approcciarci è, nello specifico, quello che si definisce un Gong Ting puerh. Letteralmente, l’espressione si tradurrebbe con “Puerh per la corte imperiale”. Cosa conferisce a tale prodotto quest’onorificenza?

In sintesi, un Gong Ting puerh segue la stessa lavorazione di un qualunque tè fermentato ma si distingue dalla massa grazie all’utilizzo di foglie estremamente giovani, provenienti esclusivamente dallo Yunnan, ancora ricoperte dalla caratteristica fine peluria superficiale.

Beviamoci su!

Come s’evince dalle foglie sfuse, di piccole dimensioni, arrotolate per il senso della lunghezza e leggermente ricurve, Fire Phoenix non è un puerh compresso. Gradazioni che spaziano dal grigio grafite al seppia accompagnano il classico aroma di Shu Puerh, di sughero, legno bagnato, con un lontano ricordo di ricotta e spinaci.

Il liquore, limpido ed inizialmente aranciato tendente al rosso, sfiora poi le cromature del rosso falun o rubino intenso, esalando ricordi alquanto similari a quelli già raccolti ma con un intrigante accenno di pepe nero il quale stuzzica le narici, generando la tipica sensazione di “pizzicore”.

La prima tazza pare rimanere in linea con le aspettative medie, generando sentori di sughero, funghi freschi ed una media persistenza di latte d’avena o di nocciole. Nondimeno, a partire dalla seconda infusione emerge la qualità distintiva delle foglie, che conferisce così al tè una propria personalità. Indi, le reminiscenze legnose o di terra cederanno il passo ad un attacco debolmente dolce ma sufficiente ad evocare pesche sciroppate, malto o zucchero di canna.

Bevendo, a mano a mano, la dolcezza rimarrà sempre delicata ma si farà vieppiù presente, assumendo ora il tono dell’arancia candita o del miele, ora l’aspra freschezza delle albicocche appena colte. Emerge lentamente anche una certa mineralità, affatto aggressiva, che s’unirà a note legnose nella persistenza.

Sul fondo della tazza aleggia una vaga sensazione d’umidità e petricore, mentre nella gaiwan si raffreddano lucenti le foglie bene aperte ma non completamente intatte, deliziando con aromi di canfora, melassa e legni aromatici, accompagnati da una decisa tonalità pece, con soltanto qualche riflesso marrone bistro.

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Conclusioni

Fire Phoenix è sicuramente un tè studiato, più che per qualità eccelse, per “praticità d’uso”, come lascia intuire la scelta di proporlo in versione sfusa, decisamente più agevole di quella compressa. Come se non bastasse, la tipologia di tè non richiede particolare attenzione ai parametri d’infusione e presenta un profilo aromatico principale piuttosto semplice e definito, seppure con qualche tratto distintivo, oltre ad una particolare resistenza alle infusioni.

Peculiare di questo Gong Ting puerh è sicuramente la percepibile dolcezza ch’emerge quasi da subito e che, verosimilmente, deve la propria origine sia alla tenera età delle foglie, sia ad una lunga e corretta maturazione del prodotto.

Parlando di invecchiamento, poi, è noto come i tè fermentati migliorino con il tempo sebbene, da tale prospettiva, la versione “raw” presenti un’evoluzione più marcata, variabile ed interessante. Dopo ben 12 anni di stagionatura, infatti, il Fire Phoenix conserva ugualmente le connotazioni distintive degli shu puerh, sfoggiando come solo risultato degno di nota la delicata dolcezza.

Alla luce di quanto ragionato finora, riterrei a per buoni motivi il prodotto in esame un tè d’occasione, adatto magari ad un dopo-pasto, mediamente corposo e per nulla amaro od astringente, sicuramente apprezzabile dagli amanti del genere ma parimenti sconsigliato per un’analisi più approfondita, la quale meriterebbe forse sentori più numerosi ed articolati.

Data la qualità della materia prima, confermata dalle foglie non intatte al termine della sessione proprio in quanto estremamente delicate e stressate dalla lunga lavorazione, sarebbe infine stato curioso elaborarne una versione Sheng, la quale avrebbe certamente generato maggiore complessità organolettica, nobilitando così le foglie stesse ma anche onorando il passare degli anni.

È dunque con la curiosità e la speranza personale di potere un giorno degustare un Gong Ting sheng puerh che mi congedo da questa breve ma ugualmente stimolante, curiosa esperienza, chiedendovi: voi amate i puerh? Se sì, sapevate l’esistenza di un tè fermentato destinato anticamente, almeno secondo le leggende, al consumo imperiale? Condividete pensieri ed esperienze, fateci scoprire le vostre preferenze e pensare… #Vagamentè!

Omar.

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