Iron Monk: una “pietra miliare”

Il cosiddetto Iron Monk è uno dei quattro Yàn chà, o “tè di roccia”, più celebri e noti dei monti Wuyi. Si tratta, in tutti i sensi, di una “pietra miliare”, sia per la lunga tradizione ad essa legata che, pensando a riscontri più concreti, per la spiccata mineralità, filo comune con i suoi tre “parenti” famosi Shui Jin Gui, Bai Ju Guan, e Da Hong Pao che, spero, avremo la possibilità di conoscere in futuro.

Ovviamente, il sentore minerale è solo una delle caratteristiche che rendono tale l’Iron Monk: in realtà, scopriremo fragranze ed aromi molto più articolati e complessi e, insieme, avremo la possibilità di immergerci in un mito che trae le proprie origini nelle usanze locali, scavandosi una strada tra i solchi della storia.

Il tè in questione è stato raccolto nella primavera 2018 presso Zhengyan-Fujian-Cina-350m. Ho scelto di effettuare un breve risciacquo iniziale per poi procedere con un’infusione orientale in gaiwan da 50ml, utilizzando acqua a 95°C per 3,4g di foglie, raggiungendo 10 infusioni delle quali la prima della durata di 20s, aumentando poi il tempo di 5s per le seguenti. La cultivar, come vuole la tradizione, è certamente Tie Luo Han.

Iron Monk 4

Il monaco di ferro

Iron Monk, come avrà già notato chi ha dimestichezza con la lingua inglese, significa letteralmente “monaco di ferro”: da dove viene questo strano ed insolito nome?

I racconti popolari vogliono che il primo cespuglio di Tie Luo Han (dal cinese, “monaco di ferro”, appunto) sia stato rinvenuto nei pressi della grotta Nei Gui, tra le vette dei monti Wuyi. Qui, i monaci erano soliti praticare i loro esercizi spirituali i quali prevedevano anche il kung fu, disciplina necessaria per difendere i templi da eventuali ladri o malfattori.

Al termine dei loro allenamenti o meditazioni, i religiosi erano soliti consumare del tè, considerato rinvigorente e corroborante. Per comodità, prelevavano le foglie direttamente dai cespugli circostanti, trovandole inoltre di ottima qualità.

Secondo il mito, il primo uomo ad inaugurare la tradizione fu un monaco dalla pelle particolarmente bronzea o, secondo altre versioni, in armatura: per tale ragione, il cespuglio fu denominato Tie Luo Han.

Beviamoci su!

All’inizio della sessione, le foglie appaiono arrotolate per il senso della lunghezza, di buone dimensioni e leggermente ritorte, con una colorazione profonda, di cuoio, distinta da sfumature sabbia.

Già al naso, ci rendiamo conto di come questo tè abbia molto più che semplice mineralità da esprimere: aromi di foglie secche, ciliegie e miele inebriano l’olfatto, accentuando l’aspetto zuccherino nella gaiwan intiepidita.

Passando al liquore, limpido, inizialmente ambra intenso, poi sempre più chiaro, passando per tutte le gradazioni di sciroppo d’acero, percepiamo profumi molto intensi e decisi, di carbone o legno arso, in netto contrasto con quanto preannunciato inizialmente.

Dal primo assaggio, si percepisce invece una forte personalità minerale che ricopre l’intero arco gustativo, danzando tra ricordi di legno ed un finale accenno di limone. A partire dalla seconda tazza, nondimeno, si aggiungeranno lentamente nuovi sentori, di more, più fruttati ed affini alle percezioni olfattive delle foglie secche, sempre delicati ma presenti.

A metà della sessione, quindi, avremo tazze sì minerali, ma arricchite da sfumature di frutti rossi e note di frutta secca, in particolare arachidi in guscio, mentre il sentore agrumato tenderà a svanire in favore di una mineralità ancora più intensa nella persistenza. Emergeranno poi, procedendo, sempre più sentori burrosi che renderanno rotonde e piacevoli anche gli ultimi sorsi, nonostante un comprensibile calo d’intensità aromatica, permanendo anche nella tazza vuota, unitamente ad accenni di banana matura, mascarpone o panna liquida.

Godendo dell’ultima visione, le foglie esauste risultano bene aperte, singole e senza presenza di steli, particolarmente sottili, con cromature che rimandano al cioccolato fondente. Vapori di pastafrolla e burro ma anche di pesche e lamponi si sviluppano su un sottofondo mediamente tostato, regalando una meravigliosa sintesi dell’esperienza pregressa.

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Conclusioni

Iron Monk è un tè molto persistente, con un corpo nella media, sicuramente per amanti delle forti personalità, dei sentori decisi ma, sopra ogni cosa, della mineralità! Ad ogni modo, un must da provare almeno una volta per ogni tealover.

Non nascondo d’essere alla mia prima esperienza con tale prodotto e, sebbene esso non incontri appieno i miei gusti personali, devo oggettivamente ammettere che si tratta di foglie d’estrema qualità e complessità, con caratteristiche multiple ed articolate, nonostante una bassa astringenza, quasi impercettibile, che compare però già dalla seconda tazza: forse, variando parametri d’infusioni, tale inconveniente potrebbe essere evitato o quantomeno mitigato.

Ciò che m’è rimasto maggiormente impresso, tuttavia, è l’intensa profumazione del liquore, difficilmente riscontrabile con tale profondità. Dal canto suo, anche l’evoluzione cromatica è piuttosto interessante, per non dire sorprendente: mi sarei aspettato, infatti, un progressivo rafforzamento di tinta seguito dallo smorzamento, mentre ciò che s’è verificato è stato un iniziale liquore ambrato, molto denso, vieppiù chiaro, fino a sfiorare le sfumature del giallo.

Cosa aspettate? Correte subito a provare questa “pietra miliare”, se potete, e raccontateci la vostra esperienza, le vostre impressioni. Qualora lo aveste già sperimentato: ha saputo conquistarvi e, in caso contrario, avete comunque saputo cogliere qualcosa che vi abbia sorpreso, come me? Non siate timidi, fatevi avanti e raccontateci la storia che questo tè vi ha fatto vivere: nel frattempo, attenderò pazientemente, facendomi una bevuta con il mio nuovo amico… il “monaco di ferro”!

Omar.

3 pensieri su “Iron Monk: una “pietra miliare”

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