Imperial Green: un “classico” tè

Esattamente come accade nella letteratura, ogni ambito ha i propri “classici”: pietre miliari, punti di riferimento fissi nel tempo, modelli d’ispirazione e fondamenta delle future evoluzioni in materia. Il tè, ovviamente, non fa eccezione!

Vi sono svariati tè i quali, per ragioni storiche, di commercio, di pregio, magari, si sono affermati nel corso degli anni in tutto il mondo, acquisendo via via più fama, divenendo così diffusi e consumati dagli amanti della “bevanda ambrata” da costituire oggi l’”abc” di chiunque tealover che si professi tale.

Sicuramente, tra i prodotti in questione ricade il famigerato Long Jing il quale, proprio come l’epos letterario affonda le proprie radici tra mito e realtà, alle origini del tè, in Cina. Come accade spesso per prodotti, usanze o quant’altro a cui l’uomo sia emotivamente legato da aspetti storici o tradizionali, infatti, anche il Long Jing è protagonista di svariati racconti del folklore locale guadagnandosi di diritto il soprannome di “tè del pozzo del drago”… siete curiosi? Barbara sarà più che felice di raccontarvi una storia, che potrete leggere cliccando qui.

Mio compito, invece, è quello di farvi conoscere più da vicino queste foglie senza tempo, svelarvi quali sono le loro caratteristiche principali ma anche, assieme, sondare in quali ambiti il tè in esame si discosta dalla media perché, proprio come nei libri, anche se ricorrono tematiche e strutture precostruite, ogni autore ha il proprio tocco, la propria personalità, che riesce ad infondere nelle parole donando un’anima al guscio vuoto della forma.

Il Long Jing in esame, dunque, è un raccolto pre Qing Ming, risalente al 23 Marzo 2019, che ho deciso d’infondere a temperatura di 80°C utilizzando una piccola gaiwan di 50ml e solo 2,3g di foglie, riutilizzandole 5 volte avanzando di 5s dopo una prima infusione di 15s.

Long Jing, pre Qing Ming e mitologia? Facciamo chiarezza!

Il Long Jing autentico, lavorato nella provincia dello Zhejiang, è l’unico tè al mondo dai sentori così definiti, marcati, celebri e diffusi ad essersi meritato il marchio DOP. D’altro canto, tale onorificenza è dovuta anche alla meticolosa ed ortodossa lavorazione che le foglie attraversano prima di scivolare nelle nostre teiere! Se volete saperne di più circa quest’aspetto ed alla festa del Qing Ming, che sancisce l’inizio della primavera, potete leggere le parole di Barbara qui.

Tricomi

Come s’evince dalla dicitura “pre-Qing Ming, il Long Jing che propongo si compone di foglie particolarmente giovani e, infatti, in tazza ritroviamo un liquore sì limpido ma con una sorpresa, per così dire, “pelosa”!

In termini tecnici, quello che definiremo a prima vista come peluria altro non sarebbero che i tricomi, ossia delle sottili componenti organiche che ricoprono le gemme ancora chiuse e permangono sulle giovani foglie, con lo scopo di riparare le stesse sia dal freddo che da eventuali parassiti o malattie fungine, per quanto possibile.

Un esempio eclatante è costituito dallo Yin Zhen, tè bianco costituito da sole gemme ancora chiuse, celebre appunto per la sua livrea argentata, tanto da essersi guadagnato il nomignolo di silver needles (“aghi d’argento”). Poco tempo fa ve ne avevo presentato uno, ricordate? Potete sempre rinfrescarvi la memoria accedendo a questo link.

In questo caso, pure non essendo così numerosi, i tricomi compaiono sulla superficie della bevanda e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono indici di scarsa qualità bensì di estrema raffinatezza, così come suggerisce il loro lento ed affascinante vorticare, quasi fossero glitter che fanno risplendere la tazza tra le mani riemergendo, di tanto in tanto, sotto forma di delicati sprazzi di luce…

Beviamoci su!

Imperial green (Meileaf) 1

Un liquore limpido, estremamente puro e chiaro, tanto da cangiare tra l’acquamarina ed il bianco nella prima tazza per poi scivolare verso cromature tendenti al beige verdastro, è il piccolo acquario che si può stringere tra le mani infondendo Imperial green, nel quale la peluria argentata nuota come un banco di sardine, rifulgendo di tanto in tanto.

Al naso sovvengono vapori che non sempre appartengono all’immaginario del tè verde, di fiori di zucca e castagne bollite sentore, quest’ultimo, che si dilunga anche nei primi sorsi, sposandosi con accenni di latte parzialmente scremato ed una spruzzata di funghi trifolati o lime.

Gli aromi principali si mantengono piuttosto stabili nel corso della degustazione: tuttavia, a partire dalla terza tazza avremo una sensazione vegetale più marcata, somigliante agli asparagi od ai fagioli cannellini, non senza una debolissima mineralità finale la quale, a partire dal quarto assaggio, conoscerà anche la comparsa d’una certa seppure bassa astringenza. Nell’ultima bevuta, compare anche una modesta amarezza, unitamente a sentori ormai sfumati e sempre più indefiniti.

Meditando sull’inaspettato aroma di mirtilli e confettura di fragole che permea la tazza ormai vuota, ricordiamo le foglie iniziali, dalla caratteristica forma appiattita e di piccola grandezza, ammantate dall’odore di caldarroste e pistacchi tostati, dei quali riprendono anche il colore fregiandosi d’un delicato verde canna.

Le stesse foglie, al termine della sessione, giacciono bene aperte, rivelando tutta la raffinatezza dei teneri germogli, sfoggiando tinte giallo olivastro ed esalando ricordi di pane tostato e frutta secca unitamente a alla sensazione vegetale di piselli o spinaci.

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Considerazioni

Cosa dovrei dire? Mi sento un po’ in soggezione! D’altro canto, mi ritrovo al cospetto di un grande “classico”, un caposaldo del panorama del tè!

Prima di tutto, notiamo le caratteristiche salienti del prodotto in questione, ovvero il tipico sentore di castagna bollita e la forma peculiare delle foglie secche, derivata dalla loro lavorazione così come lo è la colorazione dai riflessi citrini.

Come vi avevo anticipato, però, ogni tè ha la propria “anima”, anche se appartiene ad una categoria “predefinita”, e quello che abbiamo degustato non fa eccezione, spiccando sui suoi simili per l’inconsueta nota agrumata, di limone, e l’odore di fragole che lascia sul fondo della tazza!

Nondimeno, come si recita in una nota serie televisiva di recente produzione, “ogni magia ha un prezzo” e, in questo caso, l’aromaticità intrigante ed articolata paga lo scotto di una bassa resistenza alle infusioni. Già dalla terza tazza, infatti, l’intensità comincia a scemare e le componenti organolettiche, conseguentemente, a divenire vieppiù indefinite, difficili da cogliere ma, nel complesso, ugualmente apprezzabili.

Ad ogni modo, che si tratti proprio di questo o di un altro tè, consiglio caldamente di sperimentare almeno un Long Jing a tutti coloro che desiderano avere una conoscenza non tanto approfondita ma anche solo generica circa il panorama del tè. Con le sue note calde e nocciolate, infatti, potrebbe anche avvicinarvi all’apprezzamento dei tè verdi, solitamente più vegetali e tendenzialmente astringenti rispetto alle altre tipologie e, pertanto, non sempre compresi a fondo ed evitati a priori!

Infine, non mi resta che dire, come ho già fatto più volte, sperimentate e sperimentate-vi, mettetevi in gioco e scoprite quanto sia molto più interessante vivere la vita… #Vagamentè!

Omar.

3 pensieri su “Imperial Green: un “classico” tè

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