2019 spring rose bud wild Baimudan: un tè “all’acqua di rose”!

In genere, non sono un amante dei tè aromatizzati e nemmeno dei più raffinati tè profumati: preferisco un buon tè in purezza il quale, se di ottima fattura, è in grado di regalare a mio avviso un sapore che percepisco più autentico ed allo stesso tempo delicato, sebbene maggiormente articolato e complesso. In questo caso, però, ho dovuto ricredermi!

Spring rose bud wild Baimudan è un tè bianco profumato alla rosa, con tanto di boccioli inclusi, nascosti tra le foglie, il quale tuttavia riesce a fare sentire la propria personalità senza cedere alla potenza delle note floreali, ugualmente presenti e nettamente percepibili. Le foglie, poi, provengono da alberi selvatici secolari, fattore che certamente imprime alle stesse una maggiore forza, in grado proprio di reggere il confronto con il fiore accostato!

Per degustare questa prelibatezza dovremo trasferirci a Taimu-Fuding-Fujian-Cina-1200m, ricercare la cultivar classica utilizzata per la produzione dei Bai Mu Dan, ossia la Da Bai Hao, e prepararci per un’infusione orientale con la nostra fidata gaiwan, nel mio caso 50ml, con acqua a 85°C, 2,8g di foglie e procedere con 6 infusioni seguendo la tempistica di 25-30-35-40-45-55s.

2019 Spring Rose Wild Baimudan (CLT) 4

Risciacquo o no?

Di solito, ad eccezione dei tè verdi, più delicati da questo punto di vista, procedo con un breve risciacquo delle foglie prima di dare inizio alla sessione. I vantaggi sono diversi: tra questi, eliminare eventuali impurità presenti nel prodotto (ad esempio le briciole di foglie spezzate, dette dust) e risvegliare le foglie dal loro torpore per favorire un più rapido rilascio aromatico, conferendo maggiore forza alla prima tazza. Per chi avesse problemi con la caffeina inoltre, il risciacquo consente di eliminarne una piccola percentuale, oltre a ripulire le stesse foglie da eventuali pesticidi presenti.

Nel caso del prodotto in questione, tuttavia, non abbiamo soltanto foglie di tè, bensì una miscela di queste con boccioli di rosa e, perciò, cambiano le carte in gioco…

Dopo diverse sperimentazioni, ho costatato quanto il tè mantenga buone proprietà in entrambi i casi, mutando però sensibilmente il profilo aromatico nelle prime tazze. Effettuando un risciacquo, otterremmo un liquore nel quale spiccheranno maggiormente i sentori tipici del Bai Mu Dan mentre, evitando tale operazione, esso presenterà piuttosto una connotazione decisamente floreale, esaltando il profumo di rose.

Nella versione qui proposta, ho preferito effettuare un risciacquo, ma la scelta resta esclusivamente vostra perché, se esiste un modo scorretto di infondere il tè, è altrettanto vero che non ve n’è uno obiettivamente “giusto” in quanto, come sempre, vi è una variante soggettiva in grado di soddisfare il nostro gusto personale.

Beviamoci su!

Le foglie secche hanno la classica parvenza del Bai Mu Dan. Di medie dimensioni, con presenza di qualche lanuginosa gemma ed evidenti steli, quest’ultime risplendono d’un verde militare screziato di tinte caramello, ritmate dal rosa antico dei boccioli, mentre al naso sovviene l’odore floreale, più intenso in tazza riscaldata, accompagnato però da legni aromatici, visciole ed un accordo di fondo simile al fieno.

Versando la prima tazza, da un liquore tra il giallo mostarda e l’oro antico si librano volute di scorza di limone e fieno. Al palato, si denota da subito una buona corposità, accompagnata da un’apertura intensa di rosa, seguita dalla cremosità del latte intero o della panna e, infine, dalla chiusura che rimembra le pesche bianche, con un pizzico di zenzero ed una lunga persistenza.

Procedendo, già dalla seconda infusione l’attacco floreale sarà commisto ad accenni di pepe e si tramuterà in note lattee ma con un richiamo di miele. Nel corso della sessione, l’aroma floreale rimarrà sempre presente ma continuerà a diminuire d’intensità, favoreggiando l’emergere di note speziate d’attacco e persistenza, rispettivamente a guisa del pepe nero e del peperoncino, e sfoggiando note di cuore sempre più zuccherine, fino a sfiorare l’idea dello sciroppo o dello zucchero semolato. Soltanto, nelle ultime tazze noteremo una parvenza di sentori fruttati, lievemente acidi, simili all’ananas od alle albicocche fresche.

Alfine, le foglie esauste si presentano completamente aperte, costituite da elementi singoli oppure da germogli che tradiscono un Imperial pluck (una gemma ed una sola foglia), con una colorazione che riprende quella iniziale ammantandosi di riflessi olivastri e sfumature mogano, dovute alla lieve ossidazione, il tutto accompagnato dai boccioli rosa carne.

L’esame olfattivo finale si delizia di mandorle bianche tostate, Voatsiperifery (varietà di pepe malgascio, lievemente piccante e dal retrogusto di frutti rossi) e noce moscata. Indugiando sulla tazza vuota, invece, si ritrova una rinfrescante profumo di zenzero fresco

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Conclusioni

Un tè bianco profumato, oramai, non è più una rarità, ma rimane ugualmente un caso quantomeno insolito, a maggiore ragione se a delinearne le caratteristiche è un fiore meno utilizzato del più gettonato gelsomino, ossia la rosa!

Nel corso dell’assaggio, si ricrea un’atmosfera da “Mille e una notte”, dall’aria arabeggiante, mediorientale ed esotica, sensuale e frizzante: in breve, un tè che avrebbe sicuramente soddisfatto un re persiano, un sultano od un pascià, una bevanda che la stessa Shahrazād sarebbe stata in grado di sorseggiare per dissetarsi, tra una storia e l’altra…

I fattori che mi hanno colpito di questo tè sono diversi, a partire dalla sua capacità di mantenere percepibili le note aromatiche proprie del Bai Mu Dan nonostante la profumazione di rosa e la presenza della stessa all’interno di una miscela.

Mi sarei aspettato una mineralità marcata da parte di un tè proveniente da una considerevole altitudine e figlio di alberi selvatici secolari ma, invece di richiamare il consueto “cuore di pietra”, tale qualità si è tradotta piuttosto in un intrigante e diffuso, costante ma sempre delicato, sentore speziato.

Il progressivo calo dell’aroma floreale, poi, è senza ombra di dubbio indice positivo di una profumazione naturale, priva di agenti artificiali o trattamenti chimici.

In considerazione di quanto detto, dunque, non presentando né le rose né il Bai Mu Dan particolare sensibilità a piccole variazioni di temperatura, ho voluto sperimentare anche un’infusione a 90°C, seguendo gli stessi parametri forniti in apertura e, il risultato, è stato anche in questo caso soddisfacente, seppure diverso. Nello specifico, le prime tazze presentavano una certa acidità fruttata, simile al lime ed ai lamponi, che riusciva a gareggiare con l’aroma di rosa e protrarsi, con un comprensibile calo d’intensità, per l’intero arco dell’esperienza gustativa.

Insomma, concludendo, non vi resta che iniziare a sognare, sperimentare e sfoderare la vostra creatività, “giocando” con questo tè così flessibile e multiforme, evadendo per qualche attimo dalla realtà, plasmando un mondo incantato secondo i vostri gusti e capricci, tuffandovi in un mare di rose, coltivando un singolare “giardino segreto”…

Omar.

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