Shincha blend Asatsuyu/Kuritawase: verso l’”English Breakfast” e oltre!

Prince of wales, English Breakfast, English Afternoon, Irish Breakfast, Earl Grey… d’accordo, penso di avere reso l’idea… il primato per il maggiore numero di blend spetta di diritto agli inglesi, ma non pensiate che siano gli unici in grado di crearli! Anche i giapponesi, dal canto loro, per esigenze di mercato o di uniformità, hanno appreso negli anni la sottile arte della miscelazione, raggiungendo risultati piuttosto sorprendenti, come quello che presenterò in questo breve resoconto!

Confesso che non vedevo l’ora di mettere le mani sul raccolto 2020 e, non appena il postino ha suonato alla porta, ero più felice di un bambino il giorno di Natale! Tuttavia, penso che anche l’attesa aumenti il piacere dunque, sebbene all’interno del mio ordine fossero presenti tè di qualità molto più elevata, ho deciso di non concedermi subito il lusso del pregio, sperimentando invece questo shincha blendtra le due cultivar Asatsuyue Kuritawase.

Prodotto da Hachimanjyu e raccolto il 4 Aprile 2020 presso l’isola di Yakushima-Kagoshima-Giappone, il tè si presenta piuttosto interessante per alcuni aspetti, sebbene da una miscela non ci si possa aspettare la stessa complessità di foglie mono-origine in purezza. Per questa degustazione ho utilizzato la mia fidata kyūsu da 100ml con 2,8g di foglie, e ho effettuato 3 infusioni rispettando la seguente proporzione tra temperatura e tempo: 65°C-90s; 80°C-10s; 80°C-40s.

Beviamoci su!

Le foglie secche si presentano di un regolare verde brillante, tra il primavera intenso ed il fondo di bottiglia, non intere e con la presenza di qualche nervatura o stelo, suddivise in due gruppi di frammenti tra loro uniformi i quali ci riconfermano quanto il prodotto sia frutto di una miscelazione. Avvicinando il naso, raccolgo un profumo sufficientemente umami, seppure non tra i più marcati che io abbia mai sentito, seguito da un velato richiamo di funghi e pangrattato, mentre la sensazione generale evoca l’atmosfera dell’erba tagliata dopo una giornata di pioggia.

Osservando il liquore, di una colorazione giallognola piuttosto costante, tra il giallo limone ed il camoscio con tendenze al verde, mi accorgo di come sia torbido ma, tutto sommato, abbastanza limpido rispetto alla media: tale aspetto è dato dalla lieve vaporizzazione. I tè Asamushi (dalla leggera vaporizzazione), come quello in questione, tendono a rimanere maggiormente integri durante l’infusione, ragione per la quale la presenza d’impurità nel liquore è ridotta ai minimi termini. Mentre mi perdo nei miei ragionamenti, un aroma piuttosto monotono ma intenso e definito di formaggio stagionato o Grana Padano si libra dall’orlo della tazza…

La prima infusione ridona con una buona intensità il sentore umami anticipato all’olfatto, seguito da un richiamo vegetale ma dolce, di spinaci e biete, con una chiusura che riprende l’idea dei latticini, rimembrando i formaggi a media stagionatura o lo stracchino, il tutto accompagnato da un’amarezza quasi nulla e da una bassa astringenza.

Proseguendo, si ottiene una bevanda dalla personalità quasi neutra, con una diffusa ma indefinita sensazione di fagiolini e fave fresche, dall’astringenza media ma non fastidiosa e con un lieve sentore tannico. Nondimeno, nella terza ed ultima infusione l’amarezza stessa scomparirà quasi del tutto e, nonostante un comprensibile calo d’intensità, si ha un ritorno aromatico di stracchino, impreziosito da un repentino attacco zuccherino ed un poco fruttato, simile alle fragole, mentre l’astringenza resta costante.

La tazza vuota trattiene un ricordo di pane all’olio, stria all’aglio ed un accenno balsamico di rosmarino. Accanto, le foglie esauste, aperte e di un verde olivastro uniforme, suonano accordi di fagiolini e, ancora, Grana Padano, accostando però il tutto con note speziate di curry ed anice stellato.

Conclusioni

Come anticipato in apertura, da un blend non potevo certo aspettarmi la complessità di un tè di alto livello ma, tutto sommato, ho riscontrato alcuni aspetti positivi e degni di nota, primo fra tutti un buon bilanciamento, con soltanto un’astringenza appena pronunciata, ma ottima se sfruttata al termine di un pasto per “pulire il palato”!

L’amarezza, poi, è quasi del tutto assente, mentre il sentore umami ben definito traduce ottimamente gli standard che ci si aspettano da un senchagiapponese.

Nonostante un corpo ed una persistenza piuttosto scarsi, il prodotto presenta qualità organolettiche definite e chiaramente percepibili, ammiccanti al sentore latteo, con una profumazione abbastanza intensa ed un rapporto qualità/prezzo ottimale.

In breve, ritengo questo shincha un’ottima alternativa per coloro che desiderano abbinare un tè ad un pranzo, una cena oppure semplicemente uno spuntino senza per questo dovere forzatamente ripiegare su una miscela di tè neri inglese, non sempre apprezzata da tutti.

Vi ho incuriosito? Avete mai provato miscele ricercate, poco conosciute oppure provenienti da altri Paesi? Condividete le vostre esperienze e, come sempre, discuteremo insieme… #Vagamentè!

Omar.

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