Anji Bai Cha 2020: l’amico ritrovato

Identikit

Tipologia: tè verde.
Provenienza: Anji-Zhejiang-Cina.
Raccolto: Marzo-Aprile 2020.
Infusione: orientale; 60ml; 2,4g; 75°C; 20-25-30-35-40-50s; 6 infusioni.

Anji Bai Cha è forse uno dei tè cinesi più famosi, ma ha conosciuto una rapida ascesa nel panorama internazionale soltanto in tempi relativamente recenti grazie alla scoperta della cultivar Bai Ye Hao, la quale si distingue per il colore particolarmente tenue delle foglie dovuto ad una minore presenza di clorofilla ma ad una maggiore percentuale di amminoacidi rispetto ad altre varietà: tale peculiarità conferisce alla foglia un tipico sentore umami.

Quello che propongo oggi è un raccolto recente, proveniente da Zhejiang, ossia l’area nella quale originariamente si cominciò a produrre il tè in questione, unico luogo capace di dare vita a quello che si definirebbe uno Anji Bai Cha “autentico”. La crescente popolarità di queste pallide foglie, infatti, ha inevitabilmente portato ad un aumento della domanda ed a conseguenti imitazioni più o meno riuscite…


Scrutando le foglie, ci accorgiamo da subito della peculiarità della Bai Ye Hao: esse sono di dimensioni piuttosto contenute, di una tonalità verde kiwi molto pallida, arrotolate strettamente per il senso della lunghezza, tanto da ricordare quasi degli aghi di pino, e, infine, con sottili ma perfettamente definite venature che donano pregio alla vista ricalcando quasi una craquelure di un antico dipinto ad olio o di certe porcellane cinesi.

All’olfatto sovvengono consuete note di asparagi, con un riconoscibile richiamo all’insalata fresca od ai cetrioli e caratteristiche note umami, le quali diverranno più intense a contatto con la teiera riscaldata, evocando anche droghe quali l’origano o la salvia.

Dalla prima infusione si ottiene un liquore limpido e lucente ma sorprendentemente pallido, rasente alla trasparenza dell’acqua, con una qualche pennellata tra l’alabastro e l’albume d’uovo.

La delicatezza visiva del tè, tuttavia, non si traduce anche in una debolezza organolettica. Il profumo del liquido è estremamente definito, spiccatamente minerale con netti sentori di talco o gesso seguiti da una coda di muschio, mentre il palato si delizia con un sapore mediamente umami in apertura e più diffusamente vegetale, somigliante di nuovo agli asparagi ma non senza ulteriori declinazioni leggermente balsamiche e lattee nonché un’importante presenza di pistacchi tostati.  

 Nel corso delle successive infusioni emergeranno sentori più affini al latte intero, al riso in bianco oppure agli edamame, con un progressivo calo del sentore umami compensato dall’aumento della corposità mentre, procedendo nella degustazione, si avrà sempre più un’impressione di freschezza, fruttata ed al contempo speziata, di cedro o zenzero candito, carambola e maracuja, il tutto coronato da una terminale sebbene delicata astringenza, tutt’altro che sgradevole.

Il fondo della tazza, impregnato dell’aroma di cedro candito e mineralità, accompagna la visione delle foglie esauste, tra il verde mimetico ed il verde palude, bene aperte, intere e consistenti in una gemma con al più le prime due foglie.

L’esperienza si chiude con un profumo che riassume perfettamente le aree organolettiche stimolate finora, giocando tra l’umami ed il tocco vegetale del grano saraceno su uno sfondo lievemente dolce di pesche sciroppate ed eucalipto

Confronto

Quest’anno ho volutamente scelto di acquistare questo tè dallo stesso identico produttore dell’anno precedente e, a distanza di tempo, ho costatato quanto il prodotto mantenga costante le proprie qualità fondanti ma mostri, al contempo, piccole ma significative differenze.

Ricordo, di fatto, l’Anji Bai Cha del 2019 come maggiormente umami nonché con una più riconoscibile impronta di frutta secca. D’altro canto, il raccolto 2020 ha fornito un tè forse meno saporito ma certamente più articolato e complesso, con note balsamiche quasi assenti nel suo gemello dell’anno precedente ed un’evoluzione, accompagnata da un corpo più deciso, sicuramente interessante.

In definitiva, vi invito non solo a confrontare uno dei vostri tè preferiti a distanza di raccolto (esperienza che trovo alquanto costruttiva e stimolante) ma anche, se non lo avete ancora fatto, a provare un “classico” dei tè verdi cinesi, lasciandovi trasportare dalla storia che avrà da raccontarvi e, se vorrete, dicendoci dove vi ha portato cullandovi tra le sue foglie…

Il lontano ricordo di muschio, la generale sensazione frizzantina dello zenzero ed il diffuso carattere rinfrescante, mi hanno ricondotto alla memoria di una mattinata estiva, prima dell’alba, quando ancora sui prati campeggia la rugiada, disturbata soltanto da qualche tacita lumaca e dalle prime api che, pigramente, svolazzano da un filo d’erba all’altro, in attesa che le margherite donino loro, un’altra volta, il prezioso nettare…

Omar.

2 pensieri su “Anji Bai Cha 2020: l’amico ritrovato

  1. Ciao Omar con immenso piacere ho letto il tuo articolo, mi sorprende sempre il tuo spiegare nei minimi dettagli figlia del tè e tutte le sfumature che questa bevanda può regalare al nostro palato.
    Hai messo a confronto le foglie di tè del 2019 con quelle del 2020, da inesperta cosa rende migliore un raccolto rispetto all’altro?
    Katia

    Piace a 1 persona

    • Grazie come sempre per il riscontro Katia! Procedo rispondendo alla tua domanda secondo ciò che penso io.
      Salvo lavorazioni non ottimali o processi di coltivazione non idonei, ritengo si possa definire un raccolto “migliore” di un altro soltanto in base ai propri gusti personali.
      D’altro canto, posso però spiegare perchè da un anno al successivo vi sono sempre differenze, talvolta minime, altre significative.
      Precipitazioni più o meno intense, siccità, umidità ambientale, cambiamenti del terroir (area che ospita la piantagione), utilizzo più o meno frequente di fertilizzanti o pesticidi, ecc. sono tutti fattori che, sommandosi e variando ne tempo, contribuiscono a forgiare le qualità organolettiche di un tè: perciò un raccolto, seppure prodotto dalla stessa zona e dalla stessa pianta, non sarà mai identico a sé stesso di volta in volta, ed è proprio grazie a questa caratteristica che l’incantesimo del tè non smette di stregare l’uomo da una generazione all’altra! 😉

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