Venus: il mio dolore è la tua insofferenza

Il Pride Month è appena trascorso e, probabilmente, qualcuno di voi si sarà accorto di come io non abbia minimamente sollevato le problematiche messe in luce grazie a quest’iniziativa. In verità, avevo in mente un lungometraggio preciso, purtroppo difficilmente recuperabile persino in lingua originale a causa dei molti pregiudizi che tenta di capovolgere, di un’opinione pubblica troppo restrittiva e costrittiva. Non appena ho saputo che sarebbe stata trasmessa in tv la traduzione italiana per l’occasione, ho preferito attendere per gustarmi nuovamente appieno la visione e, magari, cogliere qualche dettaglio ulteriore da potere inserire in questo forse troppo breve articolo.

Venus è una pellicola canadese relativamente recente (2017) prodotta sotto la regia di Eisha Marjara ed inerente alle tematiche del mondo LGBT. Se dovessi scegliere un film che tratti gli argomenti in esame, tra i molti che ho visto, penso che la mia decisione ricadrebbe proprio su questo, a parere personale un capolavoro ingiustamente passato in sordina, censurato e poco divulgato. Si sa, a volte la verità e scomoda, e preferiamo il classico “non vedo, non sento, non parlo”: capirete presto a cosa mi riferisco.

Trama

Sid è una donna, poco importa che sia nata maschio da una tradizionalista famiglia del Punjab: da tempo, infatti, la protagonista ha realizzato di essere semplicemente nata nel corpo sbagliato e, ora, si trova nel pieno della transizione.

Abbandonate definitivamente le maschere e l’esoscheletro che spesso chi appartiene alla comunità LGBT si costruisce per far fronte alla pubblica ed ingiustificata condanna, Sid si esprime liberamente per quello che sente di essere, sia nel privato che nel sociale.

Nel pieno di una tumultuosa ed instabile relazione con un compagno, piomba come un fulmine a ciel sereno nella vita della protagonista Ralph, suo figlio, concepito in una fase giovanile di incertezza interiore.

Tra una famiglia che fatica ad accettare la transessualità, un figlio adolescente da crescere che la costringerà a riallacciare i rapporti con una sua vecchia ed alquanto perbenista conoscenza, un compagno che vuole con tutto sé stesso sposarla ma trema davanti al giudizio dei suoi parenti, come uscirà Sid da questo turbinio di sfide?

Non mi vergogno!

Ciò che quasi da subito colpisce è la tempra di Sid. Ella non ci viene affatto presentata come ce la aspetteremmo: un soggetto preso da mille incertezze, fragile, gravato dall’onta dell’opinione pubblica, sottomesso e depresso. Al contrario, la nostra donna è una vera e propria eroina: cammina a testa alta, ironizzando e sorridendo alla vita, perfettamente capace di esprimere il proprio pensiero e lasciarsi scivolare gli eventi addosso, per quanto possibile. Sid non è soltanto un modello per transessuali: Sid è una donna che imbriglia ed assapora la vita, un esempio per ogni essere umano, uomo o donna, omosessuale, transgender, eterosessuale, pansessuale, asessuale, ecc.

Genitorialità

Cosa fa di un padre o di una madre un buon genitore? La genetica? Affatto! Un bambino o, più in generale, un figlio, necessita prima di tutto di comprensione ed amore e Sid ne è la dimostrazione per eccellenza. Rifletteteci: se fosse il sangue a stabilire la figura materna e paterna, come si spiegherebbe la moltitudine di adulti cresciuti da genitori adottivi od addirittura in orfanotrofi senza riportare presunti danni psichici?

Accolto senza problema alcuno nella quotidianità di Sid, è Ralph stesso a ricercare poi la compagnia di suo padre, senza essere straniato dal suo cambiamento ma, anzi, quasi incuriosito dalla mutazione in corso, affascinato nel constatare quanto la stessa Sid abbia il coraggio di lasciarsi alle spalle la propria esuvia per potere finalmente spiegare le ali da splendida farfalla.

Ralph, ancora, dotato dell’amore incondizionato tipico della gioventù, riesce a legare perfettamente persino con la famiglia indiana di Sid. Proprio grazie alla presenza del ragazzo, del tanto desiderato “nipote”, la famiglia della protagonista riesce finalmente a riaccogliere in casa la figlia e, dopo un’iniziale repulsione, ad accettarla per la sua intima natura appellandola infine come “lei”…

Tra volontà e società

Daniel, il fidanzato di Sid, dimostra in più occasioni di volere con tutto il cuore sposare la sua compagna ma, di fronte alla necessità dell’uscire allo scoperto, al timore della reazione dei familiari, alle future battaglie che inevitabilmente dovrà affrontare per riaffermare i propri diritti, continua a tirarsi indietro, come un cane che voglia fuggire legato alla catena.

“Gli opposti si attraggono”, si è soliti dire, e non è mai stato vero tanto quanto in questo caso. Da un lato, Sid non teme affatto il giudizio pubblico, dall’altro, Daniel soffre terribilmente la minaccia della gogna sociale, reprimendo i propri desideri al punto di risultare talvolta apatico per poi, una volta tra le mura domestiche, aprirsi lentamente come un bocciolo ancora chiuso, dando sfogo alla propria identità originaria.

Ronzio

Venus, come anticipato in apertura, è per molti versi un film “scomodo” alla maggioranza: lo si evince dalla scarsa pubblicizzazione, dalla censura cui è andato incontro in alcuni Paesi e dalla difficoltà di commercializzazione (trovarne una copia fisica in versione italiana è praticamente impossibile). Perché?

La pellicola ha diverse caratteristiche che la rendono un lungometraggio essenziale e semplice quanto tagliente e dannatamente reale.

Prima di tutto, si abbatte ogni stereotipo circa la comunità LGBT: non si tratta di individui “deviati”, “indemoniati”, “malati”, deboli, indecisi o depressi, bensì di guerrieri, in costante lotta per affermarsi in quanto tali contro una società che vorrebbe ridurre la realtà ad un bianco e nero, ad un “A o B”, senza tutte quelle sfumature che rendono l’arcobaleno così affascinante e magico. Per quale ragione Sid dovrebbe essere una vittima? Lei vive per quello che è, senza porsi domande perché, in fondo, quali colpe avrebbe?

Ancora, Venus affronta il tema della famiglia “non tradizionale”, dipingendola come perfettamente funzionante, in grado di garantire le stesse sicurezze della controparte “tradizionale” e questo, evidentemente, urta gli individui più conservatori, chiusi nei propri ideali. Eppure, che ci piaccia o meno, la “tradizione” è per definizione anche cambiamento: i tempi cambiano, inevitabilmente, e, in conseguenza di ciò, usi e costumi, se vogliono sopravvivere, devono sapere adeguarsi alle circostanze. Se così non fosse, continueremmo tuttora ad adorare gli idoli di pietra, a stabilire matrimoni combinati ed a concepire, per esempio, le patate come un cibo “esotico”…

L’affondo finale, tuttavia, secondo me Venus lo sferra per il modo in cui affronta la tematica della transessualità o, più in generale, dell’appartenenza al mondo del “diverso”. Pensandoci, quasi tutte le altre pellicole sottolineano uno di questi due aspetti (oppure entrambi): la sofferenza interiore provata dal protagonista oppure le pubbliche vessazioni subite da quest’ultimo.

Eisha Marjara, invece, sceglie di porre l’accento su come il dolore cui è sottoposta la comunità LGBT non abbia origine dalla natura stessa dei suoi individui quanto, piuttosto, dall’ostracismo sociale che la comunità impone loro etichettandoli come un “altro” da evitare, fuori dalla “normalità”. La sofferenza di Sid non è quella di essere transessuale, ma non ricevere lo stesso affetto di un tempo dai propri genitori. Il dolore di Daniel non deriva dalla sua attrazione per la compagna indiana, ma per la condanna che la sua relazione riceve da parte della società.

In definitiva, Venus sconvolge tutte le concezioni fittizie che la società ha costruito per potere giustificare la propria insensata repulsione nei confronti degli individui LGBT, puntando il dito proprio contro coloro che giudicano ed accusano, portandoli evitabilmente a riflettere apertamente sulle loro convinzioni, disgregando con la cruda realtà una presunta (e presuntuosa) “normalità”.

Spesso, quando si tratta di assumersi le proprie responsabilità, ammettere le proprie colpe, sfoderare un minimo di umiltà, si preferisce chiudere gli occhi, tappare le orecchie e cucire la bocca, facendo pagare ad altri il prezzo della nostra ignoranza, della nostra infima superiorità…

Filma-tè

(Per la degustazione completa cliccare qui)

Ho voluto anch’io “essere me stesso” questa volta e, senza troppi preamboli, ho semplicemente preso un tè verde giapponese dalla mia scorta e, mentre guardavo la pellicola, l’ho infuso semplicemente perché era ed è la tipologia di tè che preferisco.

Un tè, in verità, non così eccellente, data la difformità delle foglie frammentate, ma che ha saputo stupirmi risultando inaspettatamente gradevole a riconferma che ciò che realmente conta è l’anima, non le apparenze.

Aromi e profumi rinfrescanti e vagamente dolci, a guisa del cioccolato bianco e delle banane, con quel tocco saporito, umami, ed il colore verde brillante che domina la vista in ogni momento, sembrano volerci suggerire, quasi ad armonizzarsi con ciò che lo schermo della tv trasmette, di prendere a morsi la vita e, alfine, scoprire che, nonostante qualche ostacolo possa renderla torbida come il liquore che ho contemplato, è molto più dolce di quanto non siamo portati a credere…   

Omar.  

2 pensieri su “Venus: il mio dolore è la tua insofferenza

  1. Ciao Omar, concordo pienamente con te, ho visto il film Venus che ho trovato stupendo perché appunto tocca tanti punti importanti, dove anch’io ho potuto constatare che molte persone “predicano bene ma razzolano male” decisamente stanca delle apparenze di quelle persone che ogni giorno con un sorriso ti pugnalano alle spalle.
    Rimanendo sul film mi chiedo il perché di questa censura e di questo non fare pubblicità, come tu hai minuziosamente spiegato emerge lampante il problema della genitorialità, tutti bravi a parlare poi ti ritrovi la mamma in competizione con la figlia su Instagram, dove la mamma deve apparire più giovane più bella, ma chiedo anziché gareggiare perché non instaurare un dialogo, punto molto importante oggi, dove i ragazzi sono lasciati soli e adulti presi dal bisogno di “apparire”.
    Non aggiungo altro perché l’argomento richiede più che alcune righe e punti di profonda riflessione.
    Come sempre tu Omar riesci a stupirmi, sei veramente unico!! Bravo Omar

    Piace a 1 persona

    • Grazie Katia: sono felice tu abbia gradito il film!
      Come già detto, penso che questo film infastidisca particolarmente perchè, per una volta, si punta finalmente il dito contro chi giudica ed accusa mettendolo di fronte alle proprie responsabilità ed errori.
      Ritengo inoltre che la corsa all’eterna giovinezza che contraddistingue la nostra epoca e, a maggiore ragione, il senso di straniamento e lontananza dalla realtà che web e media ci impongono, siano due fattori che ci portano a decontestualizzare il nostro vissuto, conducendoci a ragionare senza tenere conto di ciò che ci circonda…

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