Un’estate… da “brividi”!

Siamo ormai nel cuore dell’estate e, anche se con qualche misura restrittiva, possiamo ancora una volta concederci alcuni giorni fuori porta all’insegna della beatitudine e del distacco più totale dal pianeta Terra. C’è chi preferisce il mare, chi la montagna oppure altre mete turistico/culturali ma, che si tratti di essere sdraiato come una salamandra spiaggiata, di zampettare come allegri stambecchi tra le rocce delle Alpi, cogliere l’occasione per visitare quella città che abbiamo sempre voluto vedere, ecc. per il vero tea-lover, come ogni anno, sarà un’estate “da brividi”… in tutti i sensi!

Ascoltate, ascoltate! Lo sentite anche voi? Sì: una lattina aperta, il risucchio gorgogliante della cannuccia, lo schiocco delle bottiglie di plastica ed il tintinnio di quelle (rare) di vetro… è lui, già, ancora una volta. Anche quest’anno, come un sogno (incubo, pardon) ricorrente è arrivato ad “allietare” le nostre giornate: IL TÈ FREDDO (e no, non parlo di quello che noi accoliti delle Camellia sappiamo egregiamente preparaci da soli).

Ora, non metto in dubbio che a taluni questi prodotti possano anche piacere e, al netto della repulsione personale, potrei anche tollerare la cosa, se non fosse per quella parola, quelle due semplici lettere che compongo “T-È”!!! Non so voi, ma io mi RIFIUTO di chiamare “tè” qualsiasi cosa che non abbia il benché minimo sentore di quest’ultimo o, se non altro, una buona percentuale d’infuso tra l’elenco degli ingredienti.

La catastrofe, però, non è ancora giunto al suo culmine (purtroppo)… Se non altro, ricordo, quando ero bambino spopolava il ben noto marchio tra persone di ogni età e, al di fuori di sparuti concorrenti, era pressoché l’unica azienda a dominare il mercato, con soltanto due opzioni (meno male!). Ebbene, negl’ultimi tempi il mercato si è allargato, e di molto! Come funghi, sono spuntati “tè freddi” preconfezionati da ogni parte, inizialmente con le solite e tradizionali proposte, poi con abbinamenti ed aromatizzazioni maggiormente audaci e, spesso, discutibili…

Pensate che sia finita? No, l’incubo deve ancora iniziare perché, a quanto pare, fino a qualche anno fa assistevamo ad una sorta di “preambolo”, un avvertimento che noi, paladini della “bevanda ambrata”, non abbiamo purtroppo saputo cogliere. Già, perché se almeno la presenza in quantità disumane del tanto demonizzato zucchero all’interno di tali bevande avrebbe potuto oggi portare ad una riduzione di consumo per rinnovate e ritrovate motivazioni salutistiche dovute ad una maggiore consapevolezza scientifica, i “geni del male” del capitalismo hanno cominciato ad offrire una (ahimè) “allettante” alternativa: le versioni sugar-free (“senza zucchero”, per chi non fosse particolarmente avvezzo alla lingua inglese).

Prima che giunga la vera e propria apocalisse, io sento il dovere di chiamarvi a raccolta e d’intervenire personalmente contro quest’offesa alla “regina delle camelie” pertanto, come un martire, ho deciso di sacrificarmi sottoponendomi alla “degustazione” dei tè freddi estivi, quelli di “ultima generazione”, “senza zuccheri aggiunti” e, talvolta, dalle presunte “virtù benefiche” perché, come in ogni guerra che si rispetti, prima di dichiarare l’assalto è buona norma conoscere bene il nemico

Ultime precisazioni:

  • Quest’articolo non intende in maniera alcuna ledere la sensibilità o l’opinione di qualcuno quanto, invece, denunciare una vera e propria “truffa commerciale”, che fa credere al consumatore di acquistare e consumare qualcosa che è altro rispetto alle aspettative create (insomma, un po’ come l’immagine di copertina dei celebri “Saccottini”, dal ripieno non ancora pervenuto dopo anni di tentativi di meticolosa ricerca falliti).
  • Quest’articolo si espanderà per “puntate” (d’accordo con l’autolesionismo socialmente utile, però ho bisogno anch’io di pause tra un supplizio e l’altro) ma, qualora qualcuno volesse segnalarmi prodotti non presenti o novità assolute, è pregato di farlo quanto prima: solo così potremmo scovare tutti i seguaci del nemico!
  • Sì, farò i nomi aziendali, perché penso che i colpevoli debbano prendersi le responsabilità delle loro azioni: non si tratta di violazione della privacy né di diffamazione (ho detto che possono anche piacere come prodotti, giusto?), ma di semplice “onore al merito”. Quando andavo a scuola, mi hanno sempre insegnato che nel fare citazioni bisogna essere corretti e riportare quantomeno l’autore, ed io non voglio certo rubare il merito di avere inventato l’”ambrosia divina” a qualcun altro!

Estathé Zero (limone)

Non potevo non inaugurare questa “rassegna dell’orrore” cominciando da lui, uno status symbol, insegna indiscutibile d’italianità: Estathé al limone! Chiunque abbia i natali sul suolo italiano, volente o nolente, lo ha bevuto almeno una volta nella vita, magari nel corso dell’infanzia (quand’era ancora troppo ingenuo), magari continua tuttora: ad ogni modo, chi asserisce il contrario o mente, oppure è straniero (ed in questo caso, ha tutta la mia invidia).

Se è vero quello che dice l’antropologia, ossia che un’usanza continua nel tempo fintanto che mantiene una qualche forma di utilità per la società che l’adotta, è anche vero che ogni tradizione muta nel corso degli anni, adattandosi a differenti e rinnovati contesti. Così, l’Estathé al limone si è evoluto, proprio come un Pokémon o come un Digimon, trasformandosi in “Estathé Zero”, senza zuccheri, per la gioia dei salutisti e degli insaziabili consumatori di questa bevanda (che mi rifiuto categoricamente di chiamare tè per le ragioni che vedremo). L’unica cosa che mi sfugge, nondimeno, è in cosa abbia ancora un’utilità pubblica questa tradizione… forse le teorie antropologiche andrebbero riviste…

Nonostante la mia innata avversione per qualsivoglia agrume (sì, nell’età della beata ignoranza ero del “partito pesca”), dunque, eccomi qui ad onorare il capostipite di una lunga progenie di scempi… sappiate, lo sto facendo solo per voi e per la nostra “regina Camellia”…

Partiamo dal packaging: bottiglietta di plastica con lo storico logo ed una lista ingredienti che, già ad un primo sguardo, risulta un po’ troppo lunga. Al primo posto, un “infuso di the” (ERRATA CORRIGE: “tè”), del quale ovviamente non si specifica né l’origine né tantomeno la tipologia (e forse è meglio non sapere entrambe le cose…). A seguire “succo di limone in polvere reidratato”, aromi vari ed edulcoranti, tra cui eritritolo e stevia… “senza zuccheri aggiunti”, dunque, non significa non dolcificato, ma semplicemente edulcorato con mezzi alternativi…

Bando alle ciance, versiamo il tutto in tazza. Tutto sommato, il colore è anche abbastanza naturale, se non fosse che è talmente tenue da generare due ipotesi: il tè utilizzato è un oolong (ne dubito fortemente), oppure è un tè nero molto (troppo) allungato…

Avviciniamo il naso e, subito, vengo colpito da una zaffata di una dolcezza estrema, che ricorda quasi lo zucchero filato. Il limone è molto presente, ma ha qualcosa di chimico, non saprei definirlo, ma non convince affatto, è esageratamente intenso, innaturale. Avete presente le pastiglie effervescenti che spesso ci rifilavano le nonne dopo un loro “pasto regolare” per “digerire”? Ecco, l’aroma più o meno è quello…

Passiamo all’assaggio, ahimé. Zucchero, punto. Dolce sarebbe riduttivo. Quello che si percepisce dall’inizio alla fine è una dolcezza quasi stomachevole, veramente esagerata, a prescindere dal fatto che possediate un palato dolce oppure amaro. Potrei paragonare il tutto alla frutta sciroppata in barattolo: sì, direi che il sapore è esattamente quello… non quello della frutta, beninteso, quello dello sciroppo! Limone non pervenuto.

“Il the per chi desidera una bevanda naturale, dal gusto leggero e dissetante, da consumare in qualsiasi momento della giornata, in totale libertà.”

Così recita lo spot pubblicitario… mah, non saprei! Sicuramente è vero che la potete consumare in totale libertà (praticamente impatto calorico e metabolico uguale a zero, come recita anche il nome) ed in ogni momento della giornata, mentre il gusto, più che “leggero”, lo definirei inesistente, a meno che per voi non si parli di gusto semplicemente accennando al genericamente “dolce”. Sul “naturale”, invece, stendo un velo pietoso (basta leggere gli ingredienti) e mi rifiuto di definirla “dissetante”. La bevanda non toglie affatto la sete: anzi, proprio a causa della dolcezza estrema, invita a bere di continuo! Che si tratti di una strategia di marketing per vendere più articoli? Ovviamente, siete liberi di acquistare quello che volete nella quantità che desiderate ma, invero, sappiate che a furia di Estathé continuerete sempre ad avere sete e, dopo esservi arresi all’evidenza, finirete comunque per ripiegare su un evergreen: la bottiglia d’acqua! Rinfrescante? Magari, se fresco da frigo. Dissetante? Anche no!

Estathé Zero (pesca)

Anche per il rivale del più popolare Estathé Limone, la lista ingredienti appare un po’ troppo lunga ma, se non altro, in questo caso abbiamo qualcosa di “autentico”: ben il 4,5% di succo di pesca (da concentrato… ma sempre meglio di qualcosa in polvere)! Per il resto, potremmo quasi fare “copia e incolla”…

Mentre leggevo l’indice degli ingredienti stesso, però, confesso di essermi domandato a cosa servisse anche il succo di limone (rigorosamente in polvere, stavolta), poi ho capito: probabilmente è stato inserito per preservare la qualità di quelle gocce di sudore di pesca che naufragano, un po’ come la famosa bollicina di sodio di un noto spot pubblicitario, tra le placide acque dell’”infuso”, insolitamente più chiaro rispetto al suo “gemello” nonostante la presenza di succo di pesca. Com’è possibile? Aspettate, forse ho compreso: hanno diminuito leggermente il quantitativo di foglie di tè… già, dev’essere andata proprio così!  Non sia mai che il “costosissimo” costo della pesca stessa vada a sforare il budget per la realizzazione del prodotto finale il quale, d’altro canto, deve economicamente competere su un equo livello con il compare.

Anche per quanto riguarda il gusto e l’aroma, non si notano grandi differenze. Sicuramente, in questo caso possiamo dilettarci con un profumo di pesca che, diversamente da quanto accadeva con il limone, appare anche piuttosto naturale ma, ovviamente, soverchiato dall’immensa dolcezza. Beh, se non altro, in questo caso non avremmo la sensazione di inalare sciroppo di zucchero, bensì pesche sciroppate! Persino nel gusto, devo ammettere, la pesca un poco s’avverte e, esattamente ricalcando però quanto avviene sul piano olfattivo, con il risultato di rendere, nonostante pensassi fosse cosa impossibile, ancora più dolce il complesso. Risultato? Ancora più sete!

Depurathé Vitasnella (limone)

Dopo avere vagliato il classico dei classici tra i tè freddi italiani, passiamo ora ai nuovi arrivati, le bevande che se ne infischiano del colossale rivale e si ergono quasi come eretici vessilli del “progresso” (ma la parola “thé” rimane… mi chiedo da dove arrivi questa dicitura simil-anglosassone…).

Anche in questo caso, il packaging la funge da “specchietto per le allodole”. Bottiglia trasparente, leggermente più stretta al centro, slanciata e sottile, quasi a volere idealmente richiamare l’idea della magrezza che tanto questa bevanda dalle presunte proprietà “depurative” si promette di farci raggiungere quasi come se, sorseggiando un tè verde, poi tutti i biscotti che ne seguono vengano miracolosamente eliminati dalle fantasmagoriche arti magiche della Camellia Sinensis.

Leggendo la lista ingredienti, però, ci rendiamo presto conto che per realizzare questa bevanda sono state utilizzate solo lo 0,9% di foglie di tè verde: in pratica, hanno infuso 0,9g di tè ogni 100ml: una quantità un po’ scarsa, come vedremo poi dalla colorazione. In compenso, compaiono numerose altre erbe a “rafforzare” (o, per meglio dire, “mascherare”) il sapore del tè: non ho veramente idea di cosa aspettarmi (a parte qualcosa di estremamente dolce). Sicuramente sarà curioso…

Leggo l’etichetta e lo spot“zero zuccheri, zero calorie”… eppure la tabella nutrizionale, a volere essere puntigliosi, segnala 3kcal ogni 500ml… D’accordo, vi perdono solo per avere detto che è una bevanda “rinfrescante” (e non “dissetante”, come proclama a torto Estathé), ma diciamo che mentire al cliente già dalla copertina non è una buona premessa per guadagnarsi fiducia. Ad ogni modo… proseguiamo.

Verso la bibita nella tazza e subito ho la conferma di quanto m’era parso analizzandola nella bottiglia: ha una colorazione strana, che non ho mai visto in un tè verde, una sorta di giallo pesca ma con bizzarre sfumature rosa, probabilmente dovute al sambuco presente tra gl’ingredienti. Al naso, tuttavia, se paragonato al principale concorrente (Estathé), il prodotto in questione ha una profumazione, seppure spiccatamente zuccherina, più naturale e delicata: possiamo avvertire qualche vaga nota di limone, rose e melissa.

Passiamo all’assaggio. Confesso d’essere tentato d’ingurgitare prima un cucchiaino di cacao amaro per prepararmi all’attacco melenso ma resisto (per la nostra causa) e, titubante, bevo il primo sorso. Lo ammetto, reduce dalle precedenti esperienze pensavo peggio! Premesso che si tratta comunque di una bevanda estremamente zuccherina, se non altro non si ha alcuna sensazione “appiccicosa” al palato e, oltre lo sciroppato, si distinguono anche accenni di melissa e sambuco. Nondimeno, il limone non è pervenuto, nemmeno stavolta (e se lo dico io che detesto gli agrumi, potete prendermi in parola)…

Depurathé Vitasnella (Pesca)

La linea Vitasnella sembrava avere qualche microscopico punto a favore ma, con la versione alla pesca, puntualmente si è smentita! Perché? Vediamolo insieme e, per quanto riguarda la lista ingredienti, analogamente a quanto accade con Estathé, potete fare tranquillamente riferimento alla previa degustazione, salvo l’aggiunta di uno 0,2% di succo di pesca (da concentrato, of course).

Non mi sono soffermato più di tanto sulla bottiglia, praticamente identica alla sua gemella, e ho deciso di versare subito la bevanda nella tazza. Al naso l’aroma aveva una nota zuccherina, presente ma tutto sommato sopportabile rispetto a quanto ho provato finora, con un vago ricordo di pesca e karkadè il quale, nonostante sia scarsamente presente, probabilmente risalta grazie alla presenza del succo di frutta stesso.

Il problema, comunque, emerge dall’analisi visiva: la colorazione è veramente molto insolita, specie per un tè verde (dichiarato in etichetta)! Per rendere l’idea, siamo tra l’arancione intenso dello sciroppo d’acero ed il rosso ruggine, tonalità che mi sarei piuttosto aspettato da un tè nero! Qualcosa mi dice che potrebbe essere stato commesso uno dei seguenti errori (od anche entrambi!):

  • Il tè usato è in realtà un tè nero (e dunque il produttore non è in grado di distinguere le due tipologie).
  • Il tè, nonostante sia verde, è stato sicuramente infuso in maniera scorretta, con temperature troppo elevate e tempistiche errate.

Mi sono poi approcciato all’assaggio, per cercare di capire cosa Vitasnella avesse combinato… All’attacco, devo ammettere che era anche accettabile, moderatamente dolce sebbene dal sentore di pesca assai debole. Qualcosa però non tornava e, infatti, presto si è svelato il mistero. Dopo i primi secondi, in bocca si è sviluppata una certa astringenza, seguita da una piccola amarezza percepibile nonostante gli edulcoranti e seguita da una fastidiosa (soprattutto per me: ricordate? Detesto gli agrumi!) persistenza acida tipica del limone

Dopo questo supplizio non ho più avuto dubbi: la cromatura stranissima era dovuta ad un tè verde infuso in maniera, per dire un eufemismo, pessima! Testimoni sono l’amarezza e l’astringenza che sono emersi nonostante l’abbondanza di dolcificanti ed aromi…

Posso capire la scelta di tagliare sui costi, di ricorrere ad edulcoranti alternativi, di rincorrere il mito delle “erbe dimagranti” e persino l’incapacità di infondere propriamente le foglie, ma per riuscire a fare trionfare tannini ed astringenza dietro ad un cumulo di fragranze (artificiali e non) e zuccheri bisogna veramente impegnarsi, e non poco! Voto? INCLASSIFICABILE!

Fuzetea senza zuccheri (pesca con una nota di rosa)

Vi avverto già: bocciato a pieni voti! Dopo quest’allettante premessa, non avete voglia di continuare a leggere? In teoria dovreste fermarvi qui, ma ho fiducia nel vostro sadismo, e so che le mie parole non saranno vane!

Partiamo dalla lista ingredienti, più lunga delle altre, non senza stranezze. Prima di tutto, ho notato uno strano ed a parere mio privo di fondamento uso di acidifanti: esatto, avete capito bene, non uno, bensì due, ovvero “acido citrico” (perché “succo di limone” sarebbe suonato male) e “acido malico”. Leggendo, subito dopo, “correttori di acidità” sono rimasto veramente basito e, domanda che mi pongo tuttora, mi sono chiesto: perché mettere degli acidificanti se poi vanno corretti? Bah… logiche commerciali… ad ogni modo, l’elenco si conclude con un generico e fumoso “estratto di rosa”. Ah, dimenticavo… succo di pesca (da concentrato): 0,1%!

La colorazione del liquore era tutto sommato buona, di un intenso e goloso bruno caramello che lascia intendere l’utilizzo di un tè ossidato per la realizzazione del prodotto. Già al naso, però, seppure nel complesso non vi sia nulla di particolarmente sgradevole, qualcosa non quadrava (o qualquadra non cosava, scegliete quello che più v’aggrada). La pesca, che doveva essere la nota di testa della bevanda, l’ho percepita piuttosto come accenno di fondo, subissata dalla dolcezza elevata e dalla freschezza della rosa la quale, tuttavia, era forse un po’ troppo definita, quasi fosse artificiale, studiata apposta per essere riconosciuta anche dal consumatore più distratto.

Proseguendo nella mia missione, ho poi assaporato il primo sorso e… il disastro! Giuro, mi sto impegnando per non stroncare definitivamente questo prodotto, ma dal punto di vista gustativo è praticamente una mission impossible! Il perché è presto detto: dopo un troppo repentino attacco di rosa e pesca, sono stato inondato (ahem… “appiccicato”) da un sentore zuccherino stomachevole, che richiamava vagamente (ma molto vagamente) le fragole brinate, unito ad un’acidità veramente fastidiosa dovuta, certamente, all’aggiunta di acidificanti (l’avevo detto io che erano inutili!), introdotti forse nel vano tentativo di ripulire il palato dal liquore melenso. Come se non bastasse il fatto di avermi messo in ginocchio, il marchio ha dovuto calare il colpo di grazia, ovvero l’astringenza finale, troppo alta persino per un tè verde infuso a 100°C per diversi minuti! Col senno di poi, piuttosto avrei mangiato un limone (e se lo dico io, significa che l’astringenza era veramente insopportabile)!

Nota di consolazione, il utilizzato è certificato come raccolto da fonti sostenibili e nel pieno rispetto dell’ambiente: se non altro, ho fatto un’opera di bene… per il resto, penso che rincontrerò questa bottiglietta nei miei incubi notturni per molti giorni a venire… almeno voi, se avete letto queste parole, salvatevi!

Fuzetea tè verde senza zuccheri (mela e kiwi)

Mi vanto (o tento) di essere sempre quanto più oggettivo possibile dunque, per quanto dolga alla mia indole ed al mio amor proprio, devo ammettere che questa bevanda non è poi così male, seppure presenti dei difetti. Cominciamo dunque dall’etichetta ma badate bene: ho detto BEVANDA, non tè!

In questo caso, nonostante per certi aspetti ricalchi quella del precedente prodotto d’analoga marca, la lista ingredienti presenta qualche novità. Prima di tutto, gli acidificanti, parimenti presenti, compaiono più tardi nell’elenco, segno che la loro presenza è minore rispetto alla previa esperienza, anche se rimango comunque perplesso da quest’aggiunta. Il succo di mela e di kiwi, poi, entrambi da concentrato, sono presenti nella percentuale dello 0,1% ciascuno, mentre riscontriamo la presenza della stevia tra gli edulcoranti: un’operazione forse dettata dalla moda del momento a fini di marketing ma ugualmente apprezzabile in quanto più incline ad un prodotto naturale (che, beninteso, non significa affatto sano!).

Dopo il solito scrutinio dell’etichetta, ho finalmente versato il liquore nella tazza, che rifulgeva di un limpido verde/giallo pera, forse un po’ troppo brillante per qualsivoglia tè in foglia, ma tutto sommato accettabile così come l’odore audace di mela verde, dolce ma non troppo, un poco pronunciato nell’intensità, cosa probabilmente imputabile all’aggiunta di aromi artificiali. Nel complesso, si è presentata come una bevanda potenzialmente piacevole.

All’assaggio, il liquore non ha deluso le aspettative (ma non le ha neanche superate): s’avverte una dolcezza piuttosto moderata e controllata, resa forse ancora più docile dalla freschezza e leggera asprezza tipiche della mela verde, la quale domina l’intera esperienza gustativa con una presenza corretta ed equilibrata pagando però il prezzo di rendere il tutto alquanto monocorde. Il sentore definito di mela verde, tuttavia, dev’essere in parte donato dagli aromi artificiali, data la presenza troppo scarsa di materia prima nel prodotto finito.

Ovviamente, non aspettatevi certo di ritrovare il sapore del tè, forse citato più per propaganda pseudo-salutista che per l’effettiva presenza organolettica, né tantomeno quello del kiwi, assolutamente relegato in secondo piano. Si avverte, certo, una leggera astringenza terminale la quale, tuttavia, forse per la “fortuna del principiante”, si sposa molto bene con il tocco dolce-acidulo della mela verde, equilibrandosi perfettamente con essa. In definitiva, se volete un tè dovrete, come sempre, prepararvelo da soli ma, se ciò che ricercate è una bevanda alternativa e, questa volta, effettivamente rinfrescante, allora potreste anche dare una chance alla bottiglietta in questione o, ancora meglio, magari trarre spunto per replicarla in casa, opzione sicuramente più genuina e salutare!  

Kefir d’acqua (tè verde e rooibos)

Mi aggiravo nei pressi del banco frigo al supermercato, dove mai mi sarei aspettato di trovare un tè freddo e, invece, tra yogurt e ricotte, nella sua versione salutista e progressista, eccolo spuntare sotto il velo della scritta “Kefir d’acqua” (per chi non lo sapesse, il kefir è una bevanda caucasica a base di fermenti lattici). Premetto già di essere stato scettico dal momento dell’acquisto: infondere del tè nel kefir… mah… bando alle ciance, potrebbe anche rivelarsi qualcosa di rivoluzionario, quindi: leggiamo subito l’etichetta!

La lista ingredienti è anche, tutto sommato, breve, chiara e “naturale”, senza troppi conservanti artificiali od aromi di dubbia provenienza: semplicemente, kefir infuso con tè verde e rooibos, dolcificato con stevia nonché conservato con del semplice acido citrico, utilizzato anche come aromatizzante sotto forma di succo di limone.

Il colore potrebbe sembrare insolito ma, se consideriamo la presenza del rooibos, diventa del tutto accettabile. Rimango invece perplesso davanti ad una consistente opacità che dona al tutto l’apparenza di un’acqua torbida con riflessi vagamente rossicci, quasi fosse ferrosa, dalle screziature ruggine. L’odore è chiaro ed univoco: limone!

Per quanto riguarda l’assaggio, cercherò di essere più obiettivo possibile (ma sappiate, e penso di ripeterlo per l’ennesima volta, che io DETESTO il limone!). All’attacco (nota di merito) il liquore non risulta affatto melenso né tantomeno significativamente dolce: emerge, invece, una rinfrescante nota acidula, seguita poi dal presente e riconoscibile sapore del limone il quale, in chiusura, lascia un palato pulito e stuzzicato da qualche vaga nota di frutti rossi, probabilmente data dal rooibos.
Finora, tutto potrebbe sembrare ottimo ma, ahimè, come temevo, per dare risalto allo stesso rooibos il tè è stato chiaramente preparato scorrettamente equiparando il tempo d’infusione a quello ben più lungo del primo ingrediente citato. In apertura, dunque, si avverte una leggera amarezza la quale scompare per cedere il posto, poi, ad un’astringenza che ho trovato assai fastidiosa!

In definitiva, premettendo che dovrete sacrificare l’aspetto “tattile” dell’esperienza, rovinata dal già citato profilo tannico ed astringente, se amate i sentori agrumati e volete tentare una limonata alternativa, questo prodotto potrebbe anche fare al caso vostro, fregiandosi inoltre di non essere esageratamente dolcificato come molti altri suoi concorrenti sul mercato. Se, dall’altra parte, quello che volete è un tè: anche in questo caso, la “regina delle camelie” è ben lungi dall’essere invitata alla festa!

Kefir d’acqua (tè verde e menta)

Proseguiamo con la linea e c’imbattiamo in una combinazione che, come insegna il celebre tè marocchino, dovrebbe essere vincente: tè verde e menta! Tutto sommato, anche in questo caso la lista ingredienti pare piuttosto breve e quanto più possibile “naturale”, con la costante presenza di acido citrico e succo di limone.

Versato il liquore, nonostante qualche perplessità sull’opacità, l’ho guardato per qualche secondo: qualcosa mi sembrava strano, ma non capivo cosa… poi, ho affiancato la tazza all’immagine sulla bottiglia, e ho capito! In effetti, da un tè verde non mi aspetterei mai una colorazione così intensamente caramellata quanto, invece, tinte affini al verde, appunto, od al giallo. In effetti, guardando la foto apposta sul prodotto, tra ciuffi di menta pare comparire invece quello che parrebbe più un tè nero il quale, d’altro canto, giustificherebbe la tinta cromatica del liquore stesso. Boh, non so, resto titubante ancora adesso…

Sorvolando sulle mie disquisizioni teoriche, sono passato alla degustazione vera e propria, non senza prima odorare la bevanda che, devo ammettere, emanava proprio una buona fragranza di menta e limone, sebbene il tutto fosse sempre accompagnato da quella nota melensa e zuccherina che distingue la gamma di prodotti in questione.

Al palato, l’assaggio si divide in due parti nettamente distinte. L’attacco, discretamente zuccherino e con un buon sentore rinfrescante di menta, cede presto il passo ad un’intensa sferzata di limone la quale, ahimé, ricade in un’importante astringenza, possibile indice d’una scorretta e prolungata infusione che giustificherebbe, qualora fosse stato realmente utilizzato tè verde, l’insolita colorazione del liquore.

Il verdetto? Provatelo solo se volete un tè da “annusare”!

Omar.

7 pensieri su “Un’estate… da “brividi”!

  1. Omar, sei un grande!
    “Truffa”, mai parola più azzeccata purtroppo. Si, purtroppo perché non è l’unico prodotto. Dovremmo rifiutarci di acquistare acqua e zucchero spacciati per altro.
    Grazie!

    "Mi piace"

    • Felice che l’articolo sia stato di tuo gradimento Lucia e spero di avere riscontro anche per i futuri “ampliamenti”, magari con qualche suggerimento o consiglio, sempre bene accetti. Hai esattamente colto il nocciolo della questione: la mia vuole essere solamente una critica all’inganno che tali prodotti perpetrano all’insaputa oppure a danno del consumatore: si tratta semplicemente di ironia, ben lungi dall’essere sarcasmo o calunnia. In chiusura, dunque, confido di riuscire nel mio intento di divertire e, al contempo, educare e fare meditare!

      "Mi piace"

  2. Ciao Omar non puoi immaginare quanto ti capisco, dove mi chiedo come moltissime persone bevano queste tante bevande pubblicizzate, perché non si tratta altro che di un composto di acqua zucchero aromi e liofilizzati ed hanno pure il coraggio di chiamarlo thè??? Fin da piccola ho avuto buon senso preferendo un bel bicchiere di latte delle mucche di mio nonno a quelle “schifose” bevande per non parlare del gusto pesca dove mi trattengo dal fare un mio commento personale. Apprezzo il tuo esporti e dire ciò che le persone non voglio nemmeno vedere leggendo un’etichetta. per non parlare dei Tè aromatizzati, tè senza zucchero o l’ultima versione tè in bottiglia che si può riscaldare, mi si contorcono le budella al solo pensiero. Grazie per il tuo articolo che farò leggere alle mie ragazze..

    Piace a 1 persona

    • Grazie a te Katia e rendo onore al fatto che farai leggere anche solo una parte di queste parole alle tue figlie. Conoscere è fondamentale: dopo, ognuno farà le proprie scelte, ma in maniera perlomeno consapevole!

      "Mi piace"

Rispondi a 7eris7@libero.it Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...