Imperial Grade Bi Luo Chun: una spirale che può confondere

Identikit

Tipologia: tè verde.
Provenienza: Mojian-Simao-Cina.
Raccolto: Febbrario-Marzo 2020.
Cultivar: Yunkang #100 (ibrido di Assamica).
Infusione: orientale; 60ml; 2,5g; 80°C; risciacquo iniziale di 5s; 20-25-30-35-45-55s; 6 infusioni.

Ammetto che questo tè non ha affatto incontrato i miei gusti personali. D’altro canto, rimango dell’opinione che l’oggettività sia essenziale nel momento in cui si tratti di un prodotto ed, in questo caso, obiettivamente le foglie erano lavorate in maniera magistrale e non v’era alcuna nota tecnica negativa. Pertanto, nella speranza che qualcuno possa trovare un nuovo compagno d’avventura e di bevuta, vi presento questo particolare e bizzarro Bi Luo Chun Imperial Grade.

Come avrete notato, si tratta di un tè inconsueto già a partire dalla cultivardi provenienza: un ibrido di Assamica, assai poco usato nella lavorazione di tè verdi cinesi! Se, però, la varietà in questione non dovesse essere sufficiente per farvi sentire spiazzati, allora basterà guardare le foglie, che sapranno senza dubbio incantarvi con la stravagante forma a chiocciola, frutto di un meticoloso trattamento manuale!

Il tè è di alta qualità, come si evince proprio osservando le foglie previo citate, che presentano una diffusa colorazione grigio perla/lichene dovuta alla peluria argentata delle tenere gemme, le quali costituiscono buona parte della materia prima (circa un 80%). Soltanto, tra una voluta e l’altra, scorgiamo qualche screziatura verde scuro, rassomigliante alle alghe kombu, mentre l’olfatto viene colto da salinità ed umami distinti, declinati nell’aroma di miso o patatine in sacchetto, con un lieve riflesso di frutta sciroppata.

In tazza, sin da subito, si manifesta il carattere dell’Assamica, ragione per cui forse non ho apprezzato molto questo liquore il quale, lo ribadisco, rimane a prescindere di estrema qualità. Tra l’albume d’uovo ed il giallo mais, il limpido contenuto della tazza, seppure debole, mi ha inizialmente ricondotto al riso in bianco, seguito da note speziate di curry e fagioli cannellini. Odorando i fumi, invece, sono stato colto dall’aroma pungente di daikon o rape bianche.

Già dalla seconda tazza, a seguito di una moderata astringenza, i sentori si sono fatti più audaci, virando maggiormente su note speziate, ora di coriandolo, ora di fieno greco, alternate ad una presente sensazione d’affumicato.

Continuando a ricolmare la tazza, l’evoluzione organolettica è stata notevole. I sentori speziati hanno ceduto leggermente il passo ad un audace sentore di carciofo finché, nel corso degli ultimi sorsi, ho ritrovato un liquore completamente avulso dalle qualità di partenza, con una leggera amarezza ed una sempre presente astringenza, con, ancora, note di carciofo, passate però in secondo piano rispetto al richiamo legnoso di genziana.

Delle iniziali spirali, sul fondo della gaiwan, rimangono ora germogli di dimensioni ragguardevoli, costituiti dalla raffinata selezione di una gemma e la sola foglia sottostante, interi e completamente aperti che, con il loro verde mimetico, s’accompagnano ad una profumazione articolata, di castagna bollita affiancata alla passata di pomodoro, con netti accenni all’Oud ed ai legni aromatici, maggiormente protagonisti nel corso del progressivo raffreddamento.

In conclusione, si tratta di un tè che, se per certi versi presenta qualità tipiche dei verdi, dall’altra tradisce la presenza dell’Assamica, la quale emerge con la sua personalità “spigolosa” e decisa, tra sentori legnosi e speziati, con una lieve amarezza e presente astringenza. Nondimeno, fuorché un corpo forse un po’ troppo debole, il tè presenta un’ottima complessità e rende conto di una lavorazione non solo artigianale bensì meticolosa, come s’evince dalla qualità dei germogli.

La dolcezza vegetale tipica dei tè verdi, nondimeno, rimane in questo caso piuttosto confinata al solo piano olfattivo e, in definitiva, forse è proprio per questa ragione che non sono riuscito ad amare fino in fondo un prodotto di così alta qualità. Nondimeno, nella speranza che qualcuno di voi possa, grazie a questa breve degustazione, riscontrare aromi di proprio gradimento e, magari, scoprire un nuovo tè da inerire nella propria “top list”, mi congedo consolandomi con la tenue fragranza di zucchero di canna ch’ancora, per qualche istante, continuerà ad esalare dalla tazza ormai vuota

Omar.

3 pensieri su “Imperial Grade Bi Luo Chun: una spirale che può confondere

  1. Ciao Omar mi stupisco ogni volta che leggo un tuo articolo per come sai “tradurre” ogni sfumatura di ogni tè che degusti e di cui ci vuoi parlare, Mi stupisce quanto un tè trova ampia la somiglianza a sapori a noi familiari., cosa che vorrei imparare,chiudere gli occhi e lasciarsi travolgere dal profumo e dal sapore di un tè e sapervi riconoscere sapori diversi per ciascuno ma familiare al proprio vissuto.

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    • Katia volersi mettere in gioco è già cominciare ad imparare: il problema, poi, è che non si finisce mai! Il primo passo è sempre quello di cominciare ad apprezzare le piccole cose, bere e mangiare sia con il palato che con la mente, rimanendo vigili nel momento presente, cogliendo ogni sfumatura di ciò che quotidianamente assaggiamo oppure odoriamo. Vedrai che, così facendo, attimo dopo attimo, giorno dopo giorno, amplierai il tuo “database” personale!

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