Peter Pan: volate con prudenza!

Ebbene, come avrete notato dall’immagine di copertina, anch’io mi sono “convertito” agli ebook anche se, a dire la verità, non si è trattato di un cambiamento radicale quanto, piuttosto, di un’”evoluzione”, un’alternanza tra cartaceo e digitale. Di questo, se vorrete, parlerò più diffusamente in un articolo a parte dandovi le mie personali opinioni.

Veniamo a noi… che si tratti di un libro materiale o meno, Peter Pan (J.M. Barrie) è un classico senza tempo, radicatosi nell’immaginario e nella tradizione orale popolare tanto da divenire una fiaba che, almeno una volta nella propria vita, ciascuno dei bambini occidentali ha avuto l’occasione di sentire. Musicals, lungometraggi, film d’animazione e serie tv si sono più volte ispirate alla figura dell’”eterno bambino” partorito dalla mente di Barrie. Dal celebre capolavoro cinematografico Le avventure di Peter Pan (Walt Disney), ch’ebbe un successo così elevato da essergli valso il titolo di “14° classico Disney”, fino ai moderni remake o frequenti riferimenti quali, ad esempio, la presenza del ragazzino steso all’interno di Once Upon a Time (serie tv 2011-2018), il fanciullo dell’”Isola Che Non C’è” continua ad affascinare e coinvolgere individui d’ogni età poiché si appella all’intimo bambino che si cela in ognuno di noi.

Peter Pan è un romanzo soltanto all’apparenza breve, denso di significati, valori, metafore ed insegnamenti. Il mio intento, per quanto possibile, è cercare di non fare una lunga disamina di ogni singolo dettaglio quanto, piuttosto, estrapolare i concetti che più sono in grado di avvicinarsi all’uomo del XXI secolo inducendolo a riflettere e, magari, elaborare un’opinione personale, estranea alla travolgente “moda dell’etica” che pericolosamente comincia ad infettare anche la vita intellettuale di vari Paesi. Premetto sin da ora che, ai fini delle mie personali considerazioni, data la notorietà dell’opera in questione, mi permetterò di fare qualche spoiler.

Trama

Ritengo che sia superficiale in questo caso abbozzare una trama, tanto è celebre la vicenda narrata da Barrie. Nondimeno, per coloro che non dovessero esserne a conoscenza, invito calorosamente alla lettura del romanzo o, per chi ne dovesse avere la fortuna, all’ascolto della versione orale, ancora raccontata da molte madri e maestre d’Occidente.

Tematiche

La linfa vitale dell’intera narrazione è sicuramente rappresentata dalla fanciullezza, esaminata in ogni suo aspetto, non tanto descritta a parole quanto lasciata trasparire mediante le relazioni, azioni e discussioni dei personaggi. Già dalla comparsa di Peter, se l’infanzia da un lato comincia a mostrare tutta la sua leggerezza, espressa metaforicamente con la capacità di volare grazie alla forza dell’immaginazione slegata dalle preoccupazioni terrene, dall’altro mostra a poco a poco i propri lati oscuri.

La spensieratezza della tenera età non può ch’indurre in uno stato di serenità interiore e perpetua e, talvolta, negli adulti è forte il desiderio di potere tornare a quel tempo. Nondimeno, quel quieto vivere paga il prezzo del distacco totale dalla realtà, delle relazioni frivole e superficiali, dell’egoismo atavico, tipico dei primi anni di vita. Peter Pan dichiara di non avere bisogno di null’altro che i propri giochi e la sua libertà ma, ben presto, il lettore accorto si capaciterà di come in lui viga una sorta di “crudeltà involontaria” nei confronti del prossimo o, riadattando un concetto di Hannah Arendt, “banalità del male”. Avremo l’occasione di vederne alcuni esempi in seguito.

“I do not need ever to be a man,” he said with passion. “I need constantly to be a bit boy and to have a laugh. So I ran away to Kensington Gardens and lived a protracted long term among the fairies.”

La fanciullezza, contrariamente a quanto si possa pensare, non è rappresentata soltanto da Peter, bensì da altre figure tra le quali spiccano Nana e Tinkerbell (o Trilli/Campanellino), la permalosa fatina che accompagna il capo dei “bimbi sperduti” nel corso delle sue vicissitudini.

Nana è la balia dei piccoli Darling ed è… un cane! Nonostante la sua natura, l’animale esegue meticolosamente e con precisioneumana le proprie mansioni, tanto da divenire una sorta di figura antropomorfizzata. Proprio in quest’unione tra coscienza umana e corpo inanimato o ferino possiamo riconoscere uno stilema tipico delle fiabe d’ogni tempo ed origine, ossia la presenza di esseri animali oppure oggetti senzienti. In Nana, dunque, si riassume idealmente una qualità tipica del fiabesco, genere nato proprio per i bambini, ma non per questo a loro esclusivo appannaggio.

Altra personificazione della tenera età è invece Trilli, all’apparenza suscettibile, scontrosa ed altezzosa, ma in fondo altruista e bendisposta. La fata consente a Peter ed ai suoi compagni d’avventura di volare grazie alla sua polvere e, pertanto, diviene il simbolo della leggerezza, della spensieratezza che indora la gioventù, ma anche dell’innocenza e della gioia, tant’è che, come viene narrato, una fata nasce quando un neonato sorride per la prima volta e muore quand’egli smette di fantasticare.

“No. You see kids understand such a lot now, they quickly don’t trust in fairies, and each time a child says, ‘I don’t accept as true with in fairies,’ there may be a fairy somewhere that falls down dead.”

Proprio grazie a Trilli, ancora, abbiamo l’occasione di conoscere il primo lato oscuro della fanciullezza: l’incapacità di discernere il gioco dal reale, sottovalutando le conseguenze concrete delle proprie azioni. Celebri, a tale proposito, gli svariati e talvolta aggressivi tentativi di Trilli di depistare la “rivale”, Wendy, nel timore che questa possa occupare nel cuore di Peter il posto a lei riservato. La ragazza, di fatto, giungerà a correre veri e propri pericoli…

“Hullo, Tink,” cried the thinking boys. Tink’s respond rang out: “Peter desires you to shoot the Wendy.” It become now not in their nature to question whilst Peter ordered. “Let us do what Peter desires!” cried the easy boys. “Quick, bows and arrows!”

L’egoismo è un ulteriore aspetto controverso dell’età infantile. Il bambino, come dicevo poc’anzi, ha l’innata tendenza all’egocentrismo: un bimbo deluso ed adirato per una situazione, ad esempio, comincerà a prendervi a pugni per sfogare la propria rabbia interiore, ignorando totalmente di ferire un individuo che nulla ha a che fare con la propria condizione emotiva. Similmente, Peter non conosce altra forma d’amore fuorché l’affetto che vincola l’amicizia e, pertanto, totalmente ignaro di come un’altra persona sia in grado di provare sensazioni differenti o similari alle sue, ripudia in modo gretto i profondi sentimenti di Wendy, ferendola nel profondo pure senza la minima intenzione di farlo.

“Peter,” she asked, attempting to speak firmly, “what are your actual emotions to [about] me?” “Those of a committed son, Wendy.” “I thought so,” she said, and went and sat via herself at the intense give up of the room. “You are so queer,” he stated, frankly perplexed, “and Tiger Lily is just the equal. There is some thing she wants to be to me, but she says it is not my mother.” “No, indeed, it is not,” Wendy answered with frightful emphasis. Now we recognise why she became prejudiced towards the redskins. “Then what’s it?” “It is not for a girl to inform.”

Dalla sfera infantile, poi, derivano altre tematiche ad essa strettamente connesse. Tra queste, particolarmente presenti sono la figura della madre, idealizzata e stereotipata nonché dipinta metaforicamente dalla mamma di Wendy e, successivamente, incarnata da quest’ultima, nonché l’atteggiamento paterno del narratore il quale più volte non soltanto si rivolge al lettore ma giunge addirittura a coinvolgere quest’ultimo condizionando gli eventi narrati, miscelando inoltre realtà e finzione.

Will they reach the nursery in time? If so, how delightful for them, and we shall all breathe a sigh of relief, but there can be no tale. On the opposite hand, if they are not in time, I solemnly promise that it’s going to all come proper in the end.

J.M. Barrie, tuttavia, si diverte anche a rendere più interessante la lettura creando veri e propri contrasti tematici in grado non solo di alleggerire l’atmosfera lievemente onirica che attraversa l’opera ma, allo stesso tempo, d’indurre il lettore alla riflessione. Evidente, già dalle prime pagine, la contrapposizione tra l’indole comprensiva e permissiva della signora Darling ed il temperamento razionale, austero e calcolatore del marito, decisamente più interessato a questioni pratiche e finanziarie.

“I alert you of this, mom, that until this tie is spherical my neck we don’t go out to dinner to-night, and if I do not go out to dinner to-night, I never visit the workplace again, and if I do not go to the office once more, you and I starve, and our youngsters may be flung into the streets.

Mentre la narrazione prosegue, poi, circondata da un’atmosfera senza tempo, nella quale il corso delle ore pare essersi arrestato, in cui ogni ricordo legato alla vita reale sfuma attimo dopo attimo tanto da indurre i fratellini John e Michael a scordare lentamente il volto e l’esistenza dei loro stessi genitori, Wendy spicca come un pesce che nuota controcorrente. Nella dimensione dell’eterna giovinezza, la ragazzina continua a crescere, maturando nuove esperienze, prendendosi precocemente cura dei “bimbi sperduti” assumendo così un ruolo materno temporaneo e, infine, scegliendo di tornare a Londra per affrontare la corsa degli anni.

Capitan Uncino, inoltre, penso sia la migliore incarnazione dell’antitesi. Questi, infatti, non soltanto si presenta quale eterno antagonista di Peter Pan, ma si oppone al fanciullo anche sotto molti altri punti di vista quali, per esempio, l’età adulta, le apparenti buone maniere e l’abbigliamento sempre degni della più grande festa di gala. Ecco dunque che, grazie al pirata, anche all’interno dell’”Isola Che Non C’è” viene a crearsi lo stesso dualismo che caratterizza il mondo sensibile ed il funzionamento del pensiero umano. Nondimeno, l’autore sceglie di stabilire una linea di confine tra Londra e Neverland, un valico costituito sull’impellente necessità e ricerca di una figura materna da parte di tutti gli abitanti della seconda i quali pagano il prezzo della loro libertà d’azione con l’assenza di un punto fisso di riferimento…

He turned into in no way greater sinister than whilst he become maximum well mannered, which might be the truest check of breeding; and the beauty of his diction, even when he changed into swearing, no much less than the distinction of his demeanour, confirmed him one in all a extraordinary forged from his crew. A guy of indomitable braveness, it turned into stated that the only issue he shied at became the sight of his own blood, which became thick and of an unusual colour. In get dressed he somewhat aped the attire related to the name of Charles II, having heard it stated in a few in advance duration of his career that he bore a extraordinary resemblance to the ill-fated Stuarts; and in his mouth he had a holder of his own contrivance which enabled him to smoke two cigars right away.

Where there’s tea there’s… a book!

(Per la degustazione completa cliccare qui)

Il romanzo in questione è così denso e variopinto da avermi messo in difficoltà nella scelta di un tè che possa rappresentarne tutte le sfumature. Avrei potuto pensare per un Moonlight il quale, con la sua bicromia, avrebbe ricondotto ai numerosi contrasti presenti nella narrazione, oppure ad un tè giovane, di primo raccolto, che richiamasse la gioventù dei protagonisti o, ancora, un tè sperimentale ed insolito, in grado di simboleggiare la creatività e spontaneità dei bambini.

Alla fine, ho pensato che un Early Spring Bao Hong Dragon Well potesse riassumere al meglio l’opera nel suo insieme, senza troppo incentrarsi sull’uno o l’altro dettaglio. Dalle foglie estremamente giovani, raccolte addirittura a Febbraio, con un profilo aromatico tutto sommato inaspettato ed una lavorazione priva d’ossidazione che preservi l’innocenza delle foglie quanto più possibile, il liquore risulta piacevole ma con qualche difetto. Proprio come Peter Pan, si tratta di un “tè bambino” che deve ancora sviluppare al meglio le proprie potenzialità, trovare la propria strada. Allo stesso tempo, però, riesce a stupire con la sua spontaneità e genuinità, inducendoci quasi di riflesso a “giocare” con i parametri d’infusione nel tentativo di conoscerlo meglio, sondandone le peculiarità e guidandolo nella sua crescita…

Omar.

3 pensieri su “Peter Pan: volate con prudenza!

  1. Ciao Omar credo che ogni libro abbia un suo fascino, una sua storia che vuole trasmetterci e lasciarci qualcosa. Come tu fin da piccolo non credevo a Babbo Natale io ho smesso presto a credere alle fantasie di un libro che poi si tramutava in un film o viceversa, Peter Pan eterno bambino che ho sempre osservato con estrema tristezza e rabbia perché la realtà è altra. Bisogna avere dei sogni per porsi degli obbiettivi, ma in ogni cartone animato ho sempre visto una menzogna su ciò che realmente ci circonda.

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    • Accolgo il tuo pensiero Katia ma, da amante del fiabesco e del fantasy, non posso fare a meno d’invitarti a riflettere.
      Primo punto, hai letto il romanzo di Peter Pan oppure fai riferimento all’opera di Disney la quale, come nella maggioranza dei casi, risulta riassuntiva ed edulcorata rispetto al libro? (Per fare un esempio, nel racconto di Barrie Peter viene ferito a sangue da Uncino).
      Le favole ed i miti, poi, sono spesso un mezzo per veicolare conoscenze e sistemi di valori in una società che, come la nostra, preclude ai bambini alcune esperienze del mondo reale. Per citarne una, il sesso. Quale genitore italiano, infatti, sarebbe disposto a mostrare al proprio bambino come avviene l’accoppiamento oppure il parto?
      Non in ultimo, e non vorrei proseguere oltre per non risultare più tedioso di quanto già fatto, anche un romanzo “realistico”, in definitiva, non è forse finzione come lo è l’intera arte? Una fotografia è forse l’oggetto che rappresenta? Renè Magritte era ben conscio di tale aspetto quando intitolò e creò “Le trahison des images” (“Il tradimento delle immagini”, appunto), quadro in cui raffigura una pipa sottoscrivendovi volontariamente e provocatoriamente “Ceci n’est pas une pipe” (“Questa non è una pipa”)…
      Come in tutte le cose, penso ci vada equilibrio e, per questo, non disprezzo affatto l’immaginazione, senza la quale, oltre che essere decisamente insopportabile e limitante, la realtà nemmeno esisterebbe. La luce esiste perchè esiste l’ombra, il nero esiste perchè esiste il bianco, il dolce esiste perchè esiste l’amaro. Hai mai provato a definire la parola “reale” senza fare riferimento al concetto di fantastico per delinearne il significato?

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