Theobroma cacao: le radici

Come ogni storia che si rispetti, anche il cioccolato ha i propri antefatti, le sue origini, il suo “inizio”. Apriamo dunque il primo capitolo di quella ch’è una lunga e sorprendente fiaba a cavallo tra mito e realtà, economia e spiritualità, scienza e sentimentalismo: una fiaba ch’ancora oggi continua, un racconto dal finale aperto. Per il momento: c’era una volta…

Mitologia

Quasi sempre ritroviamo un legame tra usanze ed oggetti particolarmente radicati nella sfera umana ed il mito: anche il cacao, pertanto, non fa eccezione. Accade spesso, così come in questo caso, che si generino diverse narrazioni popolari, con diversità anche piuttosto evidenti tra l’una e l’altra.Quella che vi proporrò è frutto di una selezione basata sulla fama celebrità raggiunta dalla versione stessa.

Dettaglio del Tempio di Quetzalcòatl (Theotihuacan, Messico) raffigurante, appunto, la testa della divinità Quetzalcòatl stessa.

Una delle leggende più accreditate racconta che in Messico, anticamente, v’era un tempo di grande fertilità: l’acqua non scarseggiava, il mais cresceva rigoglioso e donava pannocchie di dimensioni enormi ed il benessere dilagava ovunque. Il re di quel popolo altri non era che l’incarnazione del dio Quetzalcòatl, un serpente piumato nella sua forma originaria, il quale era celebre per possedere un enorme tesoro.

Nonostante fossero un vero e proprio paradiso terrestre, le terre del sovrano non erano certo immuni alle minacce provenienti dall’esterno e così, un giorno, egli dovette abbandonare la capitale per scendere in guerra. Prima di lasciare il proprio popolo, tuttavia, il re nascose le proprie ricchezze ed ordinò alla moglie, Xoco, di non rivelarne ad alcuno l’ubicazione.

Passarono i giorni e, una notte, i nemici invasero la città riuscendo a catturare Xoco la quale, mantenendo fede alla promessa, si rifiutò di rivelare la collocazione del tesoro preferendo morire piuttosto che venire meno alla propria fedeltà.

Gli dei, commossi dal gesto della donna, decisero di renderle onore trasformando il suo corpo in albero ed il suo sangue in frutti dal sentore amaro come il dolore patito ed un guscio forte, saldo come la virtù e la fedeltà della donna.  

Botanica

Non è possibile parlare approfonditamente di cacao se prima non se n’è analizzata la pianta dalla quale proviene.

Theobroma Cacao fu così denominato per la prima volta nel 1737 da Carlo Linneo, medico e botanico svedese che ha dato vita ad un sistema di classificazione delle specie viventi tuttora in uso.

L’albero, alla vista, si presenta di dimensioni abbastanza contenute, con un tronco liscio e grigiastro e frutti di notevole peso e grandezza, i quali crescono soltanto su rami già ampiamente sviluppati: non capiterà mai, dunque, di vedere una cabosse (frutto del cacao) sui nuovi rami, come siamo abituati con la nostra frutta locale. Ancora, i fiori, la cui forma è spesso ignorata o sconosciuta ai consumatori, hanno un’apparenza minuta e graziosa, con tinte che sfumano dal bianco al rosato. Raccolti in grappoli dei quali solo pochi componenti giungeranno a maturazione, essi sono impollinati da un curioso moscerino il quale non è fisicamente in grado di affrontare grandi distanze.

Nonostante l’aspetto tutto sommato tozzo e robusto, Theobroma Cacao è un genere botanico tutt’altro che resistente: al contrario, esso esige particolari condizioni ambientali per potere crescere e produrre al meglio. Prima di tutto, la temperatura dev’essere compresa tra i 18 e 35°C e l’umidità non inferiore al 70% mentre il terreno ideale sarebbe caratterizzato da bassa acidità, alta mineralità e buona capacità di trattenere l’umidità stessa. Ancora, sono necessarie per un raccolto di qualità abbondanti e frequenti piogge nonché una luce solare intensa ma non diretta: contrariamente, il raccolto avrebbe scarso rilievo nel primo caso e maggiore quantità a scapito della qualità nel secondo.

Per quanto asserito nel previo paragrafo, possiamo facilmente dedurre quanto la pianta del cacao sia in grado di crescere soltanto nelle zone equatoriali, ragione per la quale sarebbe impensabile, se non mediante l’utilizzo di ampie e dispendiose serre, avviarne una piantagione, per esempio, in Europa. Nondimeno, appurato ciò, dove e quando s’è originato quel frutto che ad oggi ci regala il cioccolato che tanto amiamo?

I primi esemplari di Theobroma Cacao vengono classicamente fatti risalire al 6000 a.C. ca in un’area compresa tra il Rio delle Amazzoni e l’Orinoco ma recenti studi paiono confermare un’origine differente quanto inaspettata, collocandone le radici nella regione peruviana. Ad ogni modo, è certo che il cioccolato debba i propri natali al Sudamerica!

Se volessimo, potremmo proseguire specificando che il Cacao non è l’unica specie del genere Theobroma: ne esistono infatti anche altre le quali, perlopiù sconosciute da noi occidentali, vengono invece utilizzate e recuperate dai nativi per produrre bevande o surrogati del cioccolato stesso.

Tornando alla pianta del cacao, invece, essa si suddivide in tre famiglie, ossia Forastero, Trinitario e Criollo, ma questo sarà argomento di un prossimo articolo, doveroso e maggiormente dettagliato.

Il cioccolato entra nella storia

I primi contatti tra il cacao e l’uomo avvennero grazie ai tre popoli precolombiani i quali, d’altro canto, utilizzavano le fave di cacao ed i suoi frutti in maniera molto lontana dalle usanze contemporanee.

Certamente, la prima civiltà in assoluto a consumare, contrariamente a quanto suggerisce il luogo comune, fu quella degli Olmechi, risalente al 1200 a.C. ca. Di questi non abbiamo grandi conoscenze ma, con ogni probabilità, essi procuravano le cabosse raccogliendole dalla vegetazione locale ignari della possibilità di riprodurne esemplari attraverso l’agricoltura.

Piatto d’argilla maya con scimmia che tiene tra le mani dei frutti di cacao. Datato tra 600-900 d.C. ca.

Soltanto i Maya, vissuti tra il 300 ed il 900 d.C. ca, giungeranno alla coltivazione di Theobroma Cacao, pianta considerata non soltanto dal punto di vista alimentare bensì investita di significati simbolici e religiosi. Sempre a tale popolo, inoltre, si deve la nascita della prima bevanda a base di cacao, lungi dall’essere simile alla nostra amata “cioccolata calda”. Una miscela di mais e polvere di fave di cacao era mescolata con acqua e, successivamente, versata da una considerevole altezza all’interno delle tazze in modo tale che si generasse una piacevole schiuma superficiale attraverso una gestualità che ricalca, per colore che avessero qualche affinità con il mondo del tè, quella presente nella preparazione del tè marocchino.

Calendario azteco con pianta di cacao sulla destra (Codice Féjervàry-Mayer).

Gli Aztechi infine, conquistando i Maya ne assorbirono le tradizioni legate al “cibo degli dei” e, così, nel 1300 d.C. ca, i semi del cioccolato continuarono a germogliare piantando ufficialmente le loro radici nella storia. Il cacao, per mano degli stessi Aztechi, divenne non solo un cibo vincolato all’ambito religioso ma, allo stesso tempo, vera e propria valuta, moneta di scambio, così prezioso da essere addirittura falsificato! Ancora, è proprio in questo periodo che la bevanda ideata dai Maya viene perfezionata mediante l’aggiunta di aromi, vaniglia e spezie nonché con l’utilizzo di acqua riscaldata.

A partire dal popolo azteco, con gli anni, il cacao sconfinerà dal Sudamerica per conquistare, tutto sommato piuttosto rapidamente, il resto del mondo. Di questo, però, parleremo più avanti in quanto argomento che merita maggiore spessore.

Etimologia

Etimologia

L’origine del termine odierno “cioccolato” è molto ambigua. Diverse sono le teorie che, negli anni, si sono succedute nel tentativo di fornire una risposta al quesito ma, ancora oggi, non abbiamo certezze assolute, anche se vi sono due ipotesi molto accreditate.

La prima supposizione asserisce che il termine in questione derivi dall’unione di due vocaboli provenienti dalle civiltà dell’America Meridionale operata dai primi coloni spagnoli che conobbero il “cibo degli dei”. “cacahu-atl” e “chocol-haa” sono rispettivamente le parole azteca e maya per indicare, appunto, il cioccolato. Entrambi i termini presentati si compongono di due parti, la prima delle quali indica il seme del frutto mentre la seconda l’acqua, elemento indispensabile per la creazione dell’antica bevanda.

Per rispondere ad esigenze fonetiche di semplicità ed armonia vocale, i conquistatori europei scelsero dunque di fondere “chocol-“ e “atl”, originando così “chocolatl”, dalla quale deriverebbero tutti gli altri vocaboli del vecchio continente per indicare, appunto, il cioccolato.

Un’altra teoria altrettanto plausibile, invece, vuole che, molto più semplicemente, la parola “cioccolato” discenda da una diretta trasformazione dell’azteca “xocoatl”, utilizzata per indicare la bevanda ricavata da Theobroma Cacao.

“A volte ritornano…”

Prima di lasciarci, nella speranza stuzzicare ulteriormente il vostro interesse ma, soprattutto, confidando di non avervi tediato, qualche piccola curiosità, retaggi dei tempi passati che ancora oggi rimangono vivi, in una forma o nell’altra. Mi limiterò ad apporre un breve elenco e, se vorrete, magari, potremo anche approfondirne qualcuno!

  • La vaniglia, che ancora oggi talvolta compare tra gli ingredienti del cioccolato, è un eco dei tempi antichi. Come ho accennato nell’articolo, infatti, all’antico xocoatl si aggiungevano sovente aromi, spezie, erbe e… vaniglia! La scelta di certi produttori di mantenere tale ingrediente superfluo, dunque, rende omaggio alle origini della materia prima, coscientemente o meno.
  • Per creare l’antica bevanda a base di cacao, prima di essere versato dall’alto il liquore doveva essere perfettamente amalgamato e, per adempire a tale compito, si utilizzava uno strumento in legno simile ad un lungo bastone che fungeva una funzione simile ai moderni frullatori. Oggi, in alcune località del Sudamerica, è ancora possibile imbattersi nel molinillo, l’erede dell’utensile previo citato: non è raro, inoltre, trovare numerosi individui locali disposti a dare spettacolo per i turisti mostrando la preparazione dell’originale xocoatl, offrendone infine una tazza agli spettatori. Nel video che segue, potrete sentirvi un po’ viaggiatori standovene comodamente seduti davanti allo schermo…
  • Anche se oggi siamo soliti associare il cioccolato al dolce ed all’ambito della pasticceria, bisogna considerare che i popoli precolombiani, prima dell’arrivo dei coloni, non conoscevano affatto lo zucchero. L’unica sostanza zuccherina a disposizione era il miele e, peraltro, i sentori zuccherini non erano particolarmente apprezzati né ricercati dagli indigeni: per tali ragioni, la bevanda di cacao era consumata rigorosamente amara!

Omar.

Un pensiero su “Theobroma cacao: le radici

  1. Buongiorno Omar, trovo interessante il tuo articolo per i riferimenti storici mitologici di come è nato il primo albero di cacao, trovo giusto capire la provenienza di un “prodotto ” Il cioccolato che oltre a deliziare i nostri palati oggi viene usato in pasticceria in mille modi, basta guardare nel nostro piccolo del nostro paese dove viene fatta la festa del cioccolato, dove oltre a poter deliziare il nostro palato possiamo vedere ammirare vere e proprie sculture. Anche se io amo metterne in bocca un piccolo pezzo rimanere ferma in silenzio ed attendere che questo lentamente si sciolga avvolgendo così ogni mia papilla gustative di tanto piacere.

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